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I Sardi derubati

Posted on 9 Gennaio 20179 Gennaio 2017 By Paolo Maninchedda

di Paolo Maninchedda
Tutti sappiamo che la Sardegna ha bisogno di poteri sovrani per produrre più ricchezza e per trattenere al suo interno quella prodotta. Senza nuove regole fiscali, le commesse pubbliche continueranno ad alimentare ricchezze continentali già esistenti e la capacità di accumulazione di capitale della Sardegna scomparirà.
Tutti sappiamo che i Sardi, anche in condizioni di grande crisi economica, sono dei grandi risparmiatori. Prima mettevano i soldi sotto il materasso, ora li portano in banca. Dalla banca, questi soldi, col denaro a costo zero di questi tempi, prendono il volo verso i mercati finanziari. E qui i sardi vengono derubati per la seconda volta (dopo il fisco italiano ignobilmente ingiusto).
Riporto due frasi di Federico Caffé, il celebre economista della Sapienza di Roma, morto ormai quasi trent’anni fa, riproposte recentemente in rete.
«Il capitalismo maturo, al pari di quello originario, poggia su sofferenze umane non contabilizzate, ma non per questo meno frustranti e degradanti. (…) Da tempo sono convinto che la sovrastruttura finanziario-borsistica con le caratteristiche che presenta nei paesi capitalisticamente avanzati, favorisca non già il vigore competitivo ma un gioco spregiudicato di tipo predatorio che opera sistematicamente a danno di categorie innumerevoli e sprovvedute di risparmiatori, in un quadro istituzionale che, di fatto, consente e legittima la ricorrente decurtazione o il pratico spossessamento dei loro peculi. Esiste una evidente incoerenza tra i condizionamenti di ogni genere che vincolano l’attività produttiva e la concreta licenza di espropriare l’altrui risparmio che esiste per i mercati finanziari».

 

 

Credito e banche, Economia, Politica

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