I nostri soldi, gli errori del passato e i consumi del presente. Le infrastrutture e il bruco della sanità

imagesdi Paolo Maninchedda
Il comune di Nuoro reclama dalla Regione 4 milioni di euro per sistemare le gallerie di Pratosardo e di Mughina.
Sebbene non sia colpa dell’attuale amministrazione né della precedente, quelle gallerie hanno difetti strutturali e dimenticanze manutentive gravi che vengono dal glorioso passato autonomistico. La Regione interverrà, secondo forme e dimensioni possibili e compatibili col magro bilancio regionale.
Chi amministra oggi la Regione non ha le risorse per tutto: investimenti, manutenzioni, sostegno alle imprese, diritto allo studio, protezione civile, università, ricerca, innovazione tecnologica ecc.
Deve scegliere perché il gettito fiscale, decurtato impunemente dallo Stato di 600 milioni di accantonamenti, non è in grado di sostenere l’attesa di diritti civili e di sviluppo economico che la gente avverte come dovuta e non negoziabile.
Il tema centrale è dunque aumentare la ricchezza e non sprecare.
Ora, le manutenzioni del mondo fatiscente delle infrastrutture ereditato dal passato e il costo della sanità stanno diventando fardelli insostenibili. Saremo costretti a non manutenere tutto, ma solo ciò che è strategico. Non possiamo fare gli argini, mettere a posto i canali e aggiustare ogni tubo, ogni strada, ogni sentiero. Non è possibile. I 400 milioni di euro del famoso mutuo infrastrutture (pochi si ricordano che dei 700 milioni complessivi, 300 sono andati a coprire opere già finanziate, in modo da liberare risorse sul bilancio annuale per sopperire  altre esigenze) sono un’inezia rispetto al fabbisogno. Abbanoa da sola avrebbe bisogno di 1,2 miliardi di euro per mettere a posto tubi, fogne, potabilizzatori e depuratori.
Come pure va fermato il bruco della sanità.
Noi dobbiamo coprire ancora i 238 milioni di euro del disavanzo finanziario della sanità per l’anno 2015, previsti dalle manovre messe in atto dalla finanziaria 2016 (qui una tabella per avere il quadro delle uscite e delle coperture previste dalla manovra).
Fatto è, però, che i Conti Economici consuntivi delle Asl a valere sulla chiusura dei conti del 2015 (conti che in genere arrivano verso aprile-maggio in assessorato) ancora non sono stati caricati a sistema e si ha notizia di un incremento notevole del deficit. Se questo fosse accompagnato, come sarebbe inevitabile, da un incremento della spesa nel primo semestre 2016, ci si troverebbe con un risultato devastante: il bruco della sanità dovrebbe essere sfamato con tagli ad altre spese.
Che la coperta non sia corta, ma cortissima, nessuno ha però adeguata consapevolezza, tutti vogliono che si confermino i livelli di spesa degli anni passati come se fossero diritti acquisiti, nonostante la ricchezza prodotta stia diminuendo e i costi dei servizi stiano aumentando.
Quando noi diciamo che occorre una consapevolezza nazionale del tema della ricchezza della Sardegna, vorremmo iscrivere negli animi anche la consapevolezza che non è più possibile alcuna politica che si concentri solo sulla spesa e non sull’efficienza e sulla produzione della ricchezza. Viceversa, l’abitudine autonomistica della rivendicazione porta tutti a dire, dinanzi a un problema, che serve uno stanziamento regionale. Questo schema è grave e perdente.

0 commenti su “I nostri soldi, gli errori del passato e i consumi del presente. Le infrastrutture e il bruco della sanità

  • È il solito vizio di scaricare su “mamma” Regione mentre le amministrazioni pubbliche,compresi gli enti strumentali della Regione, e i Comuni poco o nulla pongono in essere per crearsi risorse proprie. Se solo si controllassero gli abusivi nel commercio e nelle attività turistiche (i giornali di questi giorni riportano dati sempre più allarmanti in danno alle persone oneste) si inizierebbe quel percorso virtuoso che tutti auspicano ma che pochi realizzano per la eventualità di perdere voti ma intanto il Paese va in malora. Coprendosi gli occhi si precipita in un burrone da cui non ci si solleva più… è la storia attuale.

  • Di fronte a questo calo di risorse tributarie ormai ovvio per la crisi economica non si capisce come mai i Comuni invece di chiedere alla Regione senza dignità nulla pongono in essere contro il 60 per cento di abusivi nel settore turistico (dato dei giornali di oggi), il commercio abusivo e tanto altro.

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