Il tratto più caratteristico del lefebvrismo non è la nostalgia del latino o della Messa tridentina.
È un altro.
È l’idea che il cristianesimo non sia l’esistenza stessa e la resurrezione (questa cosa di cui nessuno vuole più parlare come se si trattasse di un mito o di una metafora) di Gesù e il varco da lui aperto tra il visibile e l’invisibile, tra il tempo e l’eterno, tra il condizionato e il libero, quanto nella costruzione di una dottrina destinata a disciplinare le coscienze e nella conservazione di un ceto ecclesiastico incaricato di custodirla, interpretarla e amministrarla.
Al centro non c’è tanto Gesù, quanto l’istituzione che la storia ha generato; non la decisione davanti a Gesù, ma l’autorità della Chiesa.
Per questo il Concilio Vaticano II rappresenta, ai loro occhi, una frattura: non perché cambi il Credo, ma perché ridimensiona la pretesa della Chiesa di governare la società, riconoscendo la libertà religiosa, aprendo al dialogo con le altre confessioni e distinguendo più nettamente il potere spirituale da quello politico.
Il loro ideale è una Chiesa che insegna, giudica, orienta e, in ultima istanza, disciplina il popolo cristiano.
Da qui la centralità attribuita alla liturgia, alla gerarchia, all’obbedienza e alla tradizione come strumenti di custodia dell’ordine.
Si potrebbe dire che, nel lefebvrismo, la fede tende a identificarsi con la continuità dell’istituzione.
Non è tanto Gesù a occupare il centro della scena, quanto la Chiesa come soggetto storico che custodisce e governa la verità.
È questa diversa gerarchia di priorità, più che la Messa in latino, a segnare la distanza dal cattolicesimo maturato dopo il Concilio.
Che si tratti di idolatri non è in dubbio; a me pare, però, che una buona parte del clero cattolico li segua anche quando apparentemente ne dissente.
Che consentano con loro i nuovi parroci con taglio di capelli militare, pizzi e merletti, tonaca e tricorno, non vi è dubbio.
Ho trovato molto lefreviana la rassegna delle truppe della missione italiana in Libano di mons. Saba, ma anche un po’ ridicola la sua mise in tuta mimetica.
Ho dovuto assistere a una messa nella quale un emerito coglione, ignorante come una capra (come ha dimostrato in un’omelia debolissima e tutta precetti e paure) dall’altare ha guidato il canto del Credo in latino, con una supponenza ignorante che avrebbe meritato il me che ero a 17 anni, quando contestai dai banchi del popolo un prete che aveva fatto una predica ridicola e rassicurante sulla ricchezza.
Ma sono prossimi a loro anche gli avversari, che si interpretano come dirigenti democratici del popolo di Dio; anche loro non credono in Dio, credono nel loro metodo, nelle loro relazioni, nell’efficienza dei loro modelli.
Il contenuto di Gesù è Gesù, ma Gesù tal quale non piace, e non tanto per le questioni pratiche che i Vangeli gli fanno risolvere, quanto proprio per quella resurrezione che la modernità giudica falsa.
Io, per quel poco che serve, ed è veramente pochissimo, sto abbarbicato alla convinzione che ci sia stata, che sia stata reale e che sia l’unica speranza. Sono un credente antireligioso.

La resurrezione di Gesù e la sua ascensione in cielo è stata vista da 500 testimoni oculari. Ci sono fatti storici che diamo per scontati e veri con molti meno testimoni oculari.
Atti 1:9-11 “9 Detto questo, fu elevato in alto sotto i loro occhi e una nube lo sottrasse al loro sguardo. 10 E poiché essi stavano fissando il cielo mentre egli se n’andava, ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: 11 «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che è stato di tra voi assunto fino al cielo, tornerà un giorno allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo».”
Quando si perde la guida della parola di Dio e si inizia a credere a storie inventate da altri uomini, allora si cade nell’idolatria. E in questo sono caduti tanto i cattolici quanto i lefevbriani. L’”assunzione” di Maria, ad esempio, è un dogma Vaticano del 1950. Nessuna traccia nei Vangeli. Nessuna traccia in tutta la Bibbia. Dogma.
Di questo e molti altri esempi è pieno il culto cattolico romano e lefevbriano, che si discosta solo nella forma. Essendo sostanzialmente un’evoluzione dei vari culti presenti nell’impero romano mischiati al credo cristiano (sincretismo) è, a tutti gli effetti, un culto idolatra (parlano chiaramente ormai anche di culto mariano).
La salvezza è, oggi come sempre, nella fede in Gesù Cristo (ravvedimento, riconoscere l’opera di salvezza compiuta da Gesù al posto nostro sulla croce, dove ha preso i nostri peccati e ci ha dato la sua santità per essere giustificati e salvati) riconoscendolo come Signore e dunque Salvatore.
La salvezza è in Gesù Cristo ma lontano tanto dalla chiesa romano-cattolica quanto lefevbriana.
Ineccepibile 👏
Inizierei leggendo il libro su Gesù di papa Ratzinger.
Non ho mai approfondito il tema della resurrezione di Cristo come fatto vero, concreto e non simbolico. So che ci sono degli studi storici in materia: potrebbe consigliarmi qualche testo per studiare l’argomento?
Pur da pecorella smarrita credo che la verità stia nell’ultima frase, quella verità che noi educati nella fede cristiana abbiamo perso nel corso dei millenni.
Essere credenti antireligiosi.
Quando Gesù Cristo (nella sua piena natura umana e soprannaturale) scaccia i venditori dal tempi compie esattamente questo, un fortissimo atto antireligioso e un altrettanto forte atto di Fede. Tutto il resto, io credo, è miseria umana.
Può essere che io non abbia capito nulla della San Pio X, ma invito lei chiedersi se ha capito qualcosa di Gesù. Quanto alle chiese piene, non sono sempre segno di fede e di presenza di Dio, mi creda.
Semmai è vero il contrario… credo che lei non abbia capito nulla della FSSPX.
Gesù ha detto dai frutti li riconoscerete…
Dove sono le colazioni sacerdotale e religione? Dove sono le chiese piene? Dove si respira la presenza di Cristo? Dove si adora con sacralità il corpo di Cristo?
Io due o tre domande me le farei…
Senza la Risurrezione di Cristo, la religione cattolica non avrebbe senso.
Cristo si è immolato per la redenzione di noi peccatori, con la sua Resurrezione ci apre la porta stretta del dolore umano per poter accedere alla
Altra vita, che ci restituisce la felicità edenica..
Non speranza ma Credo
No, a Gesù non importavano le rivoluzioni perché non hanno niente di eterno.
Gesù è troppo rivoluzionario anche per i cattolici.