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Fibromialgia: fine della clandestinità

Ieri il Parlamento sardo ha approvato ‘spintaneamente’ (cioè grazie alla determinazione di Augusto Cherchi che è riuscito in un giorno a far votare la legge in commissione e farla approvare all’unanimità in Consiglio) la legge sulla fibromialgia, una patologia terribilmente invalidante che però per l’Italia non esiste. Colpisce almeno 3.000 sardi ed è caratterizzata da dolori intensi all’apparato scheletrico e muscolare. Questa patologia esiste per l’Organizzazione Mondiale della Sanità dal 1992, ma l’Italia non la riconosce tra le malattie croniche e invalidanti, con la conseguenza non banale che nessun malato di fibromialgia gode di esenzioni come invece accade a tutti gli altri malati cronici. La Sardegna fino a ieri partecipava all’indifferenza italiana: da ieri ha fatto una scelta diversa, ha scelto di combattere la malattia e di garantire l’assistenza sanitaria ai malati.
La legge prevede tante cose (un tavolo regionale tecnico-scientifico che elabori le linee guida; il Registro regionale della fibromialgia per la raccolta dei dati; l’individuazione nel territorio sardo di due centri di riferimento specializzati; la presentazione di un disegno di legge che individui i farmaci a esenzione parziale o totale).
In un mondo che pensa solo al successo e al potere e fa finta di non vedere la tragicità del dolore e della morte, il Partito dei Sardi ha vinto una battaglia di civiltà guardando in faccia la debolezza umana, organizzando i poteri e i servizi per combatterla, ricostruendo trame efficienti di solidarietà e di diritto.