Entrate e insularità: briciole a rate spacciate per panettoni

Gli ospedali non funzionano.
Su questo siamo tutti d’accordo e tutti assistiamo con santa pazienza all’Ats che denuncia chi denuncia, a un assessore che usa tanto le parole e pochissimo i suoi poteri, a privati che fanno soldi a palate sulle inefficienze programmate del pubblico (la Sardegna è l’isola delle cataratte, se ne fanno così tante che non ci sono dati ufficiali. C’è un privato che ne fa una sessantina al giorno da anni, fate voi i conti), a giornali che un giorno scrivono una cosa e il giorno dopo il contrario della precedente, e infine assistiamo anche allo spettacolino dei sindaci capipopolo che protestano per protestare, sperando di ottenere in questo modo la popolarità necessaria per una candidatura per l’agognato Consiglio regionale o per la Presidenza. Se si protesta e poi si viene snobbati e non si reagisce in alcun modo, giacché si ritiene di dover tenere i rapporti con questo o quell’assessore della Giunta in carica per ottenere i finanziamenti per il proprio comune, per che cosa si protesta? Per un gioco delle parti? Per farsi vedere?
Pazienza, ci teniamo i sindaci protestanti e oranti per nulla e per tutto.

I trasporti da e per la Sardegna sono nella condizione peggiore degli ultimi cinquant’anni. Ma i Sardi subiscono tutto tutti insieme e reagiscono a tutto singolarmente, e dunque inutilmente.

Stanno per chiudere le centrali elettriche a carburante fossile e la Regione non sa neanche lontanamente cosa fare, o meglio, va dietro il soviet Carrus-Cherchi sui piani quinquennali del gas e delle mirabili fabbriche old style, con molto Co2, con molti operai, con molto sindacato, con molto succhiaggio di risorse pubbliche opportunamente mediato da un’elite sapiente e parassitaria che per tutta la vita si è coricata in mezzo per vivere dell’aggio della mediazione politica.

In questo desolante contesto, oggi i media abboccano all’annuncio della Giunta di un nuovo accordo sulle Entrate, un annuncio fatto dall’Ufficio stampa della Regione e ripetuto a bla bla dagli organi di informazione.
La vittoria sarebbe questa: 308 milioni di accantonamenti in meno in quattro anni. Fanno 74 milioni in più all’anno per la Regione Sardegna. Diciamo che il governo Solinas ha trovato il modo di farsi restituire dal governo una parte di ciò che dà ogni anno al Mater Olbia. Un grande successo? Giudicate voi. Tenendo conto che contemporaneamente il governo ha tagliato di trenta milioni di euro il finanziamento della continuità marittima e ha imposto alla Regione di pagare al Mater Olbia anche i costi di funzionamento (soldi che si aggiungono ai tetti degli accreditamenti garantiti ai qatarini), diciamo che la Regione è ancora in perdita.

Ma la cosa più bella è il peana innalzato al cielo per i 266 milioni in tre anni (88 milioni all’anno) per lo svantaggio insulare. Prendiamo il report della Fondazione Leoni per il calcolo del valore del costo dell’insularità (calcolato molto meglio dal Crenos nel 2015), cioè prendiamo un lavoretto predisposto su misura per la propaganda dei Riformatori, il partito dell’ederoso Pietrino Fois da Sardara, cioè una fonte di parte alleata di Solinas, e andiamo a vedere quanto è il valore del costo dell’insularità. Siamo a una forchetta tra i 4 e gli 8 MLD/euro all’anno. Il governo avrebbe dunque concesso una ratina di 88 milioni, pari allo 0,015% del valore del costo dell’insularità. Ma di che cosa si gioisce? Per capirci meglio: se l’insularità costa ai sardi una tassa annuale pro capite di valore medio pari a 3.500 euro, allora ciò che è accaduto significa che il governo italiano concorre all’insularità della Sardegna con 55 euro l’anno pro capite, meno di cinque euro al mese a persona. Giubilo!

0 commenti su “Entrate e insularità: briciole a rate spacciate per panettoni

  • «Il governo avrebbe dunque concesso una ratina di 88 milioni, pari allo 0,015% del valore del costo dell’insularità. Ma di che cosa si gioisce? Per capirci meglio: se l’insularità costa ai sardi una tassa annuale pro capite di valore medio pari a 3.500 euro, allora ciò che è accaduto significa che il governo italiano concorre all’insularità della Sardegna con 55 euro l’anno pro capite, meno di cinque euro al mese a persona. Giubilo!»
    Si gioisce, si gioisce!!
    Giubilo! Giubilo!
    Assinuncas, si is ‘politicus’ no si prexant de custu, de ita si depint e depeus prexai?
    Prexu, prexu!!! Mancai fintzes isceti po passillai a Milanu circhendi calincunu ispidali po si curai.
    Dónnia ispudu (de un’istadu iscatarrendi) nos’arruit in pitzus che unu “prémiu” o una “medaglia al valore” de apicai in peturras po èssi is Sardus puru in… “Italia”, “speciali” a pagai prus de is “cittadini” ordinàrius (sceraus issus), po nosi movi “sù e giù” de unu furrungonedhu a s’àteru aintru de una gàbbia aici bella a tres coloris.
    E is ‘políticus sardus’ (no cumprendeus de cali política po su colori, ma totus e in manera “condivisa” de grandu valori, de infamia), is erois gigantis chi iant a parri chentza ispudu in piturras ca dhis apicant s’on. o àteru aici.
    Is ispantamatas, “alias” mustajonis, chi apicànt a is matas po isciuliai pillonis (po tradusi in “lingua”: spaventapasseri) assumancus cun totu su bentu chi sulat in Sardigna s’iant a furriai de parti!
    Invecis innòi assimbillant a is gigantis de Mont’e Pramma: ma no ia a isciri narri si po èssi de perda, totu a arrogus, dignus de èssi assentaus po dhu castiai in calecunu museu, o cuaus (no ia a isciri aundi) assumancus dexinas de annus cantu ant cuau cudhus.
    E si depeus meravigliai o ispantai ca dhui at una bella cambarada de “aspiranti” a sa “gloria”?
    Glória! Glória!

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