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Energia: Sardegna senza guida

Posted on 24 Novembre 202524 Novembre 2025 By Paolo Maninchedda 9 commenti su Energia: Sardegna senza guida

È stato pubblicato il nuovo decreto sulle aree idonee per l’installazione di impianti di energia rinnovabile (o per il rafforzamento di quelli esistenti) e la notizia in Sardegna stenta a scalare le prime pagine dei giornali e il primo titolo dei telegiornali. Evidentemente si ritiene che il tema abbia perso appeal e interessi molto meno dei tempi della cosiddetta Legge Pratobello.

Nel disinteresse generale, spiccano la dichiarazione di lotta autonomistica della Todde (che appare sempre più spenta, quasi stupita della fatica che comporta governare una Regione come la Sardegna) e l’intervista lunare che oggi l’assessore all’urbanistica Spanedda (non altrimenti politicamente noto) concede alla Nuova. In entrambi i casi ciò che risulta evidente è la debolezza delle argomentazioni e, nel primo caso, l’inutile accampata violazione dell’autonomia regionale.

La Todde ha un problema di cultura politica grande come una casa: per lei l’autonomia è una prassi amministrativa, e infatti non riesce a inquadrare il primo problema che dovrebbe aggredire, dopo aver fallito quello della tutela del paesaggio: la tariffa.
Per circa cinquant’anni l’Autonomia è stata per i sardi una rivendicazione di sovranità; non di decentramento, di sovranità. È a partire da qui che un Presidente dovrebbe pretendere di negoziare un provvedimento sulla tariffa energetica dei Sardi.
Ma è accaduto che il fiume autonomista si è seccato, vuoi perché i socialisti hanno conquistato il Pd ma si sono comunistizzati (cioè hanno sommato il loro pragmatismo alla protervia comunista, senza però portare in dote libertarismo, federalismo e autonomismo);  vuoi perché durante la campagna elettorale del 2019 Pd e Progressisti abiurarono l’autonomismo con un documento che sembrava scritto da Scelba; vuoi perché la Todde nasce in un partito romano con un “ricatto politico” romano; vuoi per tutti i motivi messi insieme, oggi l’autonomismo non è più l’asset principale della Sinistra sarda (la Destra lo detesta ontologicamente).
Fare una campagna elettorale negando i decreti Draghi non poteva che comportare l’assunzione di una posizione superbissima in casa (fino a negare l’evidenza della debolezza dell’impostazione di Todde, sul tema energetico, rispetto a quella di Soru, con il corredo della superbia degli apporti accademici, animati dalla speranza di aver scelto bene il carro del vincitore piuttosto che il supporto della ragione) e debolissima all’esterno, con leggi regionali di ignobile fattura, puntualmente bocciate dalla Corte Costituzionale. Si è scelto di non esaminare la Pratobello per superbia istituzionale, ma dovendo fare leggi sbagliate, come sono state fatte, tanto valeva appoggiare una legge sbagliata, ma fatta dal basso (e poi improvvidamente ruralizzata dall’Unione Sarda, quasi a contrapporre la Sardegna dell’interno, pura e incontaminata – balle! – a quella corrotta delle città. Risultato: la legge si è vestita in costume ed è stata affidata alla differenziata).

Ora, però, dopo questa carrellata di fallimenti (mentre la Giunta Todde sbagliava tutti i provvedimenti di tutela dalla speculazione energetica, non sbagliava però il contributo sullo stadio del Cagliari che ha fatto schizzare alle stelle il valore della società di Giulini) il problema della gestione della transizione energetica in Sardegna è rimasto intonso e oggi consiste, piaccia o non piaccia, in un eccessivo numero di autorizzazioni in itinere e già concesse.
Una Regione con la testa sul collo aprirebbe immediatamente col governo un tavolo per chiudere i processi autorizzativi e scremare quelli esistenti, fino a ridurli solo a quelli che dimostrino realmente capacità di realizzazione (cioè che abbiano dietro le spalle le risorse e la forza finanziaria per realizzare gli impianti). Dopo, e solo con gli operatori seri, la Regione dovrebbe aprire un negoziato sulla tariffa: i produttori (e tra questi Enel, che usurpa in Sardegna l’idroelettrico) potrebbero aderire a un protocollo d’intesa con la Regione per vendere ai residenti sardi l’energia a una tariffa particolarmente agevolata. Ma questo sarebbe pragmatismo intelligente, troppo lontano dal lobbismo che è la matrice culturale della Giunta, e dal casinismo inconcludente dei movimenti.

Infine ci sarebbe una questione non da poco: il gas. C’è chi continua a parlarne, nonostante, per esempio, mi risulti che al deposito di Oristano si siano collegate ad oggi meno di dieci utenze.
Non si può avere, almeno sulla carta, il surplus di energia che la Sardegna si avvia a produrre, e contemporaneamente chiedere il gas e la rete del gas. Se è vero che si deve inevitabilmente avere anche in Sardegna, e anche con la Sardegna collegata alle rete italiana con tutti i cavi possibili e immaginabili, un minimo di termico per compensare il sistema, niente vieterebbe alla Sardegna di rivolgersi al geotermico, che tutti snobbano senza alcuna ragione. Le industrie energivore del Sulcis (ma senza andare troppo lontano, la stessa Abbanoa che è la principale azienda energivora dell’Isola, purtroppo gestita da un presidente populista piuttosto che aziendalista) che sono alla perenne ricerca di energia a basso costo, non hanno bisogno di un rigassificatore, hanno bisogno di una centrale geotermica e certamente in Sardegna non mancano le falde di acqua calda che segnalano la possibilità di realizzarla con un certo profitto (non a caso, ricordo perfettamente che fino a un decennio fa la Saras correva ad accaparrarsi le autorizzazioni ai sondaggi preliminari alla realizzazione degli impianti).

Insomma, pur nella fase depressiva della politica dei Cinquetasche, ci sono ancora margini per fare buona politica. Il problema è saperla fare e avere intorno chi sa farla (ciao core!).

Energie rinnovabili, Giunta Todde, Vetrina

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Comments (9) on “Energia: Sardegna senza guida”

  1. Enzo ha detto:
    25 Novembre 2025 alle 14:15

    Ogni tanto, il nostro popolo – quello pensante, ma anche quello che si limita a ripetere ciò che gli raccontano il panettiere o gli amici del bar – casca dal pero e si accorge di un combinato disposto: il governo di turno a Roma frega quello sardo a Cagliari. In realtà la cosa va avanti da parecchio tempo. Fra le notizie che passano in cavalleria, per dire, attualmente c’è un processo nel quale l’accusa invita a dare il via libera ai risarcimenti per i danni a cose, animali e persone, causati dalle amene attività che si svolgono a Quirra. E’ una roba che dovrebbe rendere istrici incazzati tutti quanti ma invece finisce per scorrere quasi in silenzio. Anzi, senza il quasi.
    ..
    Per dare un senso all’Autonomia – ci sarebbe da piangere per come è sempre stata trattata comicamente – servirebbe non dico avere la capacità di interrompere questi arroganti modi coloniali utilizzati da oriente con la complicità del solito luogotenente indigeno. Servirebbe una coscienza, democratica, per stabilire una cosa facile facile: hai taciuto e non hai agito, non ti voto più. In realtà sta succedendo, ma più per un senso di comprovato disgusto per tutto il cocuzzaro. Giustificatissimo, peraltro, ma in giro non si vede ancora gente capace di afferrare il concetto che da decenni la nostra Autonomia viene da un lato calpestata a ogni passo, dall’altro manovrata con un’incapacità che ha oltrepassato l’imbarazzante.
    ..
    L’energia è soltanto l’ultimo terreno di applicazione del citato combinato disposto. A oggi, non esiste uno dei progetti FER presentati dal via libera draghiano che non sia studiato e pensato a beneficio dei consumi italiani. Alla Sardegna avere connessioni alla rete elettrica italiana non serve proprio: è da decenni che ce la caviamo da soli, si tratterebbe di trovare un modo per spegnere le termocentrali senza restare a lampadine spente. Ma aggiungo qualche dato numerico, a sostegno di ciò. Con i cavidotti tutti in funzione e aggiornati (SaCoI, SaPeI e Tyrrhenian Link) il flusso di energia che può passarci, con una portanza di 2,4 Gw, è pari a un massimo di 9,8 Twh in un anno solare. Ovviamente, diamolo tutto come prodotto green. Ebbene, per produrre 9,8 Twh servono impianti FER pari a 6,5 Gw: casualmente, gli stessi pretesi da PIchetto e garantiti dalla governatrice a maggo 2024. E, dicono gli esperti (io ripeto i dati, non ho altre competenze) 9,8 Twh sono quasi la metà del necessario per i consumi elettrici della Sardegna in un anno. In più ci sono quelli termici, difficili da calcolare ma sicuramente maggiori rispetto a quelli elettrici. Dal momento che i cavidotti li vogliono per continuare a succhiare energia prodotta qui, pensare che noi ci si salvi collegandoci alla rete elettrica nazionale (e come, se poi i cavi sono occupati a prendere energia?) è impensabile.
    ..
    Dunque, chi parla di tutto questo ambaradam di progetti come necessario alla Sardegna, racconta favole. Anche perchè: 1 – tutti i progetti finora presentati hanno abbinata la richiesta di connessione alla rete elettrica nazionale tramite Terna (dunque a noi sardi ce ne viene zero) e 2 – per l’ignavia della giunta regionale manca ancora il PER, acronimo di Piano Energetico Regionale, che dovrebbe descrivere il futuro a medio e lungo termine anche in virtù del bisogno di spegnere le termocentrali inquinanti.
    ..
    Però vedi un po’ quanto è strano il mondo. Lo spegnimento delle suddette termocentrali viene posticipato di continuo, a Roma si parla di gas e l’assessore regionale all’industria lo promette a tutti i sardi. Giusto per evidenziare che non soltanto parlano a cappero di transizione egergetica della Sardegna, ma in realtà agiscono o non agiscono esattamente per ottenere lo scopo contrario.
    ..
    E poi mi si venga a dire che è un errore non andare a votare. Gratta gratta, dietro queste robe ignobili ci sono tutti i partiti. Nessuno ha wild cards da giocare.
    ..
    Sempre grazie per lo spazio.

  2. Ariovisto ha detto:
    24 Novembre 2025 alle 22:47

    Le aree idonee ci sono già, e sono “umbè”, visto l’articolo 20 comma 8 del decreto Draghi; basterebbe poi scrutare la piana della nurra “impreziosita” in un solo anno di pale eoliche. Soru comprese il pericolo e diede la ricetta, Pili fece il conto di confusione (come dicono a Sassari), la Todde ha fatto una legge moratoria da “13” con le moratorie vietate all’interno del decreto Draghi (altro conto di confusione).
    I sardi sono un insieme di tribù, finché non saremo una confederazione di popoli (i germani già alla fine nel primo secolo dopo Cristo lo erano) verremo sempre soggiogati.

  3. Paolo Maninchedda ha detto:
    24 Novembre 2025 alle 16:26

    Egregia signora Ghisu, capisco lo slang, ormai tragicamente diffuso, ma che io “gasi” Soru mi pare troppo; mi pare invece che i fatti stiano dimostrando che aveva ragione chi diceva (Soru) che i decreti Draghi esistevano e che occorreva avere una strategia, soprattutto paesaggistica, per non subirne le conseguenze. Ecco colmato il suo voto di memoria che riguarda la legge 5 del 2024 della Regione Sardegna. Questa la pronuncia della Corte Costituzionale: https://www.cortecostituzionale.it/scheda-pronuncia/2025/28 . Dove ero io? Io sono quello che ha portato via due dighe all’Enel e che ha varato il più grosso bando per le rinnovabili per i residenti in Sardegna rendendolo inaccessibile ai grandi gruppi come Enel. Vada alle cronache della Giunta Pigliaru. Io mi sono scontrato duramente con Terna per il Tyrrhenian link, che usa l’idroelettrico sardo per compensare il termico siciliano. Io c’ero, non mi risulta che ci fosse lei.
    Quanto al fatto che Alessandra Todde sia stata eletta è indiscutibile, come lo è che io mi collochi all’opposizione della sua politica che trovo incompetente, inconcludente e parassitaria.
    Niente di più distante da me quanto questo governo della Meloni, ma anche quanto l’opposizione della Sinistra movimentista italiana. Io sono tra gli italiani non rappresentati in Parlamento.

  4. Ornella Ghisu ha detto:
    24 Novembre 2025 alle 13:32

    Ma dai Prof.Lei continua a gasare Soru 🤦‍♀️.
    Forse ho un vuoto di memoria quale legge varata dalla Todde, che Lei non digerisce, è stata contestata dalla, C. C.
    Le chiedo ieri e in questi ultimi 20/25 anni dove era quando le varie giunte hanno allargato le maglie e dato gambe alla speculazione energetica?
    Perche se Lei è convinto che tutto l’esistente sia stato concesso da questa giunta è in malafede e con poca onestà intellettuale.
    Se ne faccia una ragione Alessandra Todde governa la Sardegna perché eletta.
    PS mi piacerebbe che Lei esprimesse opinione anche sul governo attuale perché vedo solo nei suoi articoli un accanimento denigratorio e boh.
    A nos biri mellus

  5. Antonio ha detto:
    24 Novembre 2025 alle 12:54

    Come mai la Todde non ha espresso lotta autonomistica quando era al Governo per quattro anni eppure poteva intervenire per difenderci invece candidamente dichiara che gli era sfuggito il dossier Sardegna ma quando mai pensa ha dare l’energia a una tariffa agevolata. Quello che fa paura è il PD accondiscende al M5S questa è la classe politica che abbiamo eletto il bello è che molta gente li difende a spada tratta dando la colpa a quelli di prima

  6. Lidia ha detto:
    24 Novembre 2025 alle 12:52

    Forse qualcosa l’abbiamo sbagliata un po’ tutti per meritarci tutto questo?

  7. A ha detto:
    24 Novembre 2025 alle 10:37

    Questa giunta di scappati di casa riesce solo a farsi impugnare leggi dal governo nazionale, regalare soldi a pseudogiornalisti, grillini e OMISSIS trombati, spargere terrore e incasinare la sanità
    Se la giunta Solinas faceva casino questi sono da Guinness dei primati.

  8. Franco Atzori ha detto:
    24 Novembre 2025 alle 09:41

    La proposta di legge Pratobello 24 giusta o sbagliata che sia è stata sostenuta da 211 mila elettori sardi che, tanto per fare un raffronto con l’intero corpo elettorale della Repubblica, corrispondono a circa 8 milioni di elettori. Numeri mai visti non solo in ambito italiano e neppure europeo a sostegno di una proposta di legge. Il fatto che la proposta di legge Pratobello 24 sia ancora nel cassetto dimostra l’incapacità (per non dire altro) del Consiglio regionale di interpretare la volontà di un così alto numero di elettori. E’ questo, a mio parere, il più grande scandalo della storia autonomistica sarda. Nel rivolgere lo sguardo alle torri eoliche che girano o alle distese di pannelli fotovoltaici attivi sorgono spontanee le domande: l’energia elettrica prodotta dove va? e a chi porta ricchezza? Un bel pasticcio in una Sardegna politicamente acefala, con frittelle al comando.

  9. medardo di terralba ha detto:
    24 Novembre 2025 alle 09:23

    Ci hanno espropriato del potere di decidere nella nostra isola? La regione dovrebbe espropriare gli impianti autorizzati e non ancora realizzati.

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