Editoriale

Elezioni, paure e morfina

simbolo-pdsdi Paolo Maninchedda
Perché Cappellacci ha anticipato le elezioni? Per paura.
Più passa il tempo, più le posizioni politiche costruite sulla comunicazione piuttosto che sull’azione, si sfarinano.
Cappellacci ha iniziato la campagna elettorale prima degli altri e con grandi buchi nel radicamento territoriale (il vero segreto di qualsiasi competizione elettorale in Sardegna), raggiungendo i picchi di consenso in alcune aree e non in altre in una fase non strategica del confronto politico.  Ora, il tempo lo sta logorando e non poco.
Secondo motivo: le questioni giudiziarie. Le elezioni diventano una grande diversivo comunicativo rispetto alle iniziative della magistratura, che, nelle intenzioni degli anticipatori, dovrebbe trovarsi inibita a continuare a procedere, nelle indagini e nelle sentenze, proprio in campagna elettorale. L’intento è sostituire il bollettino della questione morale col bollettino degli slogan elettorali: morfina pura. Ma i magistrati non sono tosssicodipendenti.
Terzo motivo: Cappellacci è diventato sempre più presidenzialista (in questo è in buona compagnia con alcuni settori non lucidi della Sinistra italiana). Di conseguenza vuole liste deboli; quindi, toglie il tempo e costringe a fare la campagna elettorale sui presidenti e non sulle coalizioni (terreno nel quale è largamente perdente). Liste deboli significa Consiglio regionale debole e subordinato al Governatore. Si sta passando dalla democrazia partecipata alla signoria concessiva.
Quarto motivo: Cappellacci vuole anticipare Cinquestelle e mettere il movimento di Grillo sotto pressione.
Quinto motivo: Cappellacci sa qualcosa sui valori dei potenziali candidati alla presidenza che lo induce a togliere spazio a competitori per lui pericolosi. Non vuole che entrino in campo player nuovi.
Come si reagisce?
Primo: smettendo di credere che basti parlare perché le cose cambino. La rete, il web, crea facili distorsioni ottiche. O le chiacchiere diventano voti o si trasformano in puzzette.
Secondo: trasformando le litanie e le lamentele contro il sistema che non va in candidature per fare andare bene le cose. Il Partito dei sardi è una novità politica e culturale che parla di programmi di governo, non di surrogati politici di fedi religiose. Noi non chiediamo di credere, ma di fare, sulle cose e per le cose.
Terzo: tenendo bene alta la distinzione della chiarezza di pensiero e di azione del Partito dei Sardi dall’omologazione elettorale. Ricordiamoci che la gente non vota più per appartenenze alle tifoserie (la Destra e la Sinistra) ma per adesione alle proposte di soluzione dei problemi. Parlate di ‘cose’ per definire le ‘parti’; non fate il contrario.
Quarto: la velocità. Bisogna spendere pochissimo e agire rapidamente. Bisogna far funzionare le reti umane per battere la manipolazione che viaggerà sui media.
Quinto: non si deve avere paura della sfida. Lo spirito deve essere quello di chi combatte perché è convinto, non perché è costretto dalle circostanze.