Oggi, don Francesco Mariani, prete di Orune (lo dico perché essere di Orune ed essere preti non è per niente semplice, né casuale, come essere di Orune ed essere misericordiosi), direttore dell’Ortobene, unico giornale diocesano che meriti ancora di essere stampato, punito dalla gerarchia ecclesiastica per aver partecipato da giovane ad un convegno da me promosso ad Aritzo per dire alla Chiesa sarda che non bastava più la melassa delle paroline di conforto (convegno che non rifarei, perché è stato doloroso per troppi), ciellino di ferro, cioè così libero interiormente da saper dissentire anche da Cl, quando lo merita, questo signore, burbero nei modi perché troppo buono di cuore, scrive un densissimo articolo sulla festa nuorese del Redentore che un pessimo giornale come La Nuova Sardegna (il quale oggi fa il titolo di apertura sull’omicidio di Buddusò, senza che ci sia lo straccio di una sola nuova notizia, un titolo per compratori allocchi) colloca di spalla nella pagina promozionale, per non dire turistica, che apre l’inserto dedicato all’evento.
Don Francesco, ci faccia un favore, distribuisca le perle della saggezza della sua età e della sua fede in parrocchia, alla radio, nelle sue cooperative, tra i suoi amici, ma non le mischi mai più alla giotta dei giornali di falsa informazione. Noi ci rimaniamo male ad essere costretti a cercare questi diamanti in mezzo al fango del calcolo, della manipolazione, del fiancheggiamento sfacciato dei potenti. Ci risparmi di frugare nel fango per ascoltarla mentre parla di Gesù Cristo.
Ed è di Gesù Cristo che voglio parlare.
Lei ci ricorda che dobbiamo essere grati perché siamo stati redenti mentre eravamo, e siamo, malevoli, nemici tra noi, ingrati.
Glielo confesso, ma Lei lo sa, c’è molto della tradizione cattolica che non mi torna.
In primo luogo questa storiella del peccato originale, da Lei evocata.
So che la mia è una posizione eretica, ma io sto con quelli che dicevano e dicono che ogni uomo porta gli effetti dell’imperfezione della natura, ma non la colpa.
L’eredità di una colpa configurerebbe un dio crudelissimo e stizzoso cui non voglio e non posso credere. Noi siamo le vittime di qualcosa accaduto nella creazione di cui non sappiamo niente, ma certamente non siamo i colpevoli di una psiche che dipende da fattori biologici non governabili, non siamo colpevoli di malattie terribili che colpiscono alla cieca, di eventi calamitosi che uccidono in un attimo centinaia di esseri viventi, di persone che nascono terribilmente infelici e non sanno il perché, di persone che nascono malvagie e sadiche e che godono del dolore altrui.
Tutti sappiamo che il battesimo non viene da Gesù ma dalla setta di Giovanni Battista dalle cui fila probabilmente Gesù veniva. Ma proprio sul battesimo si misura quanto Gesù fosse distante da ciò che si attendeva dal Messia. Giovanni predicava un battesimo di penitenza, Gesù un battesimo di Grazia. Giovanni diceva: “Ti pulisco”. Gesù diceva: “Ti accolgo”. A Gesù, e Lei lo sa perché ne abbiamo parlato tante volte, il peccato interessa relativamente, non ne è per niente ossessionato. Le azioni lo attirano poco o nulla, le intenzioni moltissimo.
Paradossalmente, tra le tante cose tramandate su Gesù, la sua redenzione è una delle più certe (insieme alla Passione e all’Eucarestia).
Eppure, è anche una delle più fraintese.
La resurrezione è un evento universale, non solo storico.
È l’inizio di una nuova creazione, perché questo mondo è destinato a finire (come ci ricorda il secondo principio della termodinamica).
Ci riguarda tutti ma in un modo non privato, cosa che Einstein aveva ben compreso e rifiutato, nel suo cronico cinismo. È un evento che avviene su un piano diverso da quello della storia ed è questo il punto: il Dio che i cattolici rappresentano onnipotente non si è mai rappresentato tale, è l’antichità che gli ha attribuito gli insopportabili attributi della regalità e della potenza. Dio non si è dichiarato Signore di questo mondo, ma di un altro, e ha sempre detto di essere Amore, non Potere. Ciò significa che il Mondo di cui Lui è Signore non è fondato sul potere. Noi, Francesco, crediamo disperatamente, in un dio paradossale, che inverte le grandezze, fa grande il piccolo, proprio per significare che ciò che viviamo non è ciò cui siamo destinati. Il perché è tanto tragico quanto misterioso. Tutto questo è difficile da capire e da vivere, perché la dimensione in cui viviamo non è effetto della nostra volontà, noi la subiamo, noi ne siamo le vittime, perché dovremmo chiedere perdono? Perché essere grati di essere salvati da ciò che non abbiamo voluto?
Gesù non ha spiegato tutto e, bisogna dirlo, gli evangelisti hanno fatto un po’ di casino quando hanno provato a mettere ordine nelle parole e nei fatti raccolti in tutta fretta dai discepoli, dopo la resurrezione, quando si è capito che Lui non era solo un rabbì, ma qualcosa di straordinariamente diverso da qualsiasi cosa si attendesse. Io preferisco un Cristianesimo con “buchi”, cioè che non spiega tutto, a un cristianesimo ideologico che spiega con ragione, politica, costume e morale, ciò che non è stato spiegato. In sostanza, io sono grato perché Gesù ama, guarisce, ha compassione, si fa uccidere pur di salvare. Mi incazzo mortalmente quando tace, e tace troppo, ma poi mi placo e cerco rifugio, cerco conforto alle mie pene e a quelle di tutti.
Come sai, odio le malattie, non le capisco; odio il male, quando lo faccio e quando lo subisco; odio l’abuso di potere, le camarille, i superbi, gli uomini che giudicano altri uomini.
Non è facile per un uomo libero inginocchiarsi e chieder la grazia affinché tutto questo migliori.
Perché dobbiamo umiliarci a domandare ciò che non abbiamo ontologicamente determinato? Perché dovremmo stare di fronte a un dio onnipotente che decide a piacere se graziarti o punirti come un Caligola qualunque?
Poi, però, quando guardo il profilo che Gesù ha fatto di sé, vedo che non mi ha detto “Inginocchiati e chiedimi la grazia”, mi ha detto “Seguimi, qui non ti prometto niente, dopo vedrai. Intanto, se stai male ti guarisco, se hai sete, ti disseto, se ti disperi, ti conforto”. Io sono grato di una guarigione che ho visto con i miei occhi, ma vorrei guarigioni quotidiane, che non vedo, e mi pesto, mi distruggo di rabbia e di attesa, Francesco, ma non mollo, sto attaccato al suo mantello perché oltre non vedo nulla.
Ti abbraccio forte, come sempre.

Anche a un laico come me fa bene leggere una riflessione così profonda come la Sua, fa bene leggere che i propri pensieri non sono così’ blasfemi come possono apparirmi. Ho letto molto seriamente ciò che ha scritto, e, dato l’argomento, per niente lungo, anzi esaustivo ai miei occhi. Grazie Professore.
Ogni tanto fa bene al cuore e alla mente leggere parole che che ti accarezzano i tuoi dubbi e i tuoi tormenti perché ti rendi conto che non sei il solo a patirli….grazie Paolo
Buongiorno,
grazie prof. Paolo Maninchedda, di questo bel articolo per niente lungo, come dice qualcuno forse non avvezzo a leggere pensieri intelligenti…
Ho letto questo articolo tutto d’un fiato, tanto era interessante il contenuto…lo dice uno, per niente religioso, ma assetato di pensieri intelligenti…
Grazie ancora,
Buona Domenica
Raimondo
Buongiorno caro professore oggi mentre leggo il suo lungo scritto ma siccome non sono barzellette come lei giustamente afferma,ho riflettuto e non mi capitava da tanto tempo,la ringrazio e scriva sempre e ancora,con stima la saluto.
Bellissimo, mi sento già meglio,ho sospirato naturalmente mentre leggevo,per niente lungo!
GRAZIE
Severo ,….ma giusto
Niente è facile: sforzatevi di entrare per la porta stretta. È consolante che Dio accolga i nostri peccati, tuttavia non ci dice di non difendere i deboli o che i deboli abbiano la peste e sia meglio evitarli. Oggi è eroico farlo e chiamare le cose con il proprio nome. Cristo lo faceva. Perciò è un modello scomodo, che poco ci scusa nel nostro ‘ saper vivere’. Non per rispondere, ma per dire come si dovrebbe, a mio parere, vivere il Vangelo. Nella nostra imperfezione.
Buongiorno, leggendo il suo articolo… mi appare il palco visto ieri fuori dalla chiesa nuorese, credo in relazione al Redentore… dalle prime file delle poltrone a scalare verso l’alto…tutte con la scritta RISERVATO.
P.S. La nostra visita nel capoluogo barbaricino, era legata alla visita al Museo MAN.
Oh Pinco Pallino, tue ammentadi che deo no iscrio barzellettas. No m’interessan sos chi cheren totu lestru e fazile.
Hai detto: “non siamo colpevoli di malattie terribili che colpiscono alla cieca”?
Sei fuori? Adesso scatenerai le ire di tutti gli (idioti) seguaci di Hamer che sulle sue deliranti e farlocche teorie hanno costruito un sistema perfetto per scroccare soldi ai creduloni con una rete di consulenti, corsi “formativi” strapagati, coi quali vorrebbero far guarire da malattie come il cancro i poveracci che gli si affidano invece muoiono tra le più atroci sofferenze esattamente come è successo a chi ha ideato il sistema.
Paulu, ammenta chi sas cosas meda longas sa zente non las lezzet.