Mattarella e la coerenza di Dante

Dante fu coerente, sì, ma con se stesso, caratteristica non apprezzata sul suolo italico, dove invece prevalgono i settarismi, i gruppettarismi, l’obbligo di scegliere una parte per sempre e qualunque cosa faccia. Dante, invece, abbandonò la compagnìa scempia dei guelfi bianchi, ma rinnegò anche tutti gli ideologemi politici del suo maestro Brunetto Latini. Oggi, un commentatore de Il Ratto Quotidiano lo definirebbe un “voltagabbana” (…)

È morto un uomo di valore

Ieri è scomparso Salvatore Mannuzzu. Non lo conoscevo, se non superficialmente, di persona, ma l’ho frequentato come scrittore. È stato l’unico narratore sardo capace di dar voce alla disperazione tipica della modernità, uno dei pochi, se non l’unico, ad avere una specifica vocazione urbana e non rurale.
Il suo tema principale è stato l’insensatezza del dolore… (LEGGI)

Il Camilleri che ho conosciuto

La grande lezione (spesso fuorviante e castrante) della retorica positivista, che prevede che mai un relatore parli di sé, ancora oggi caratterizza molti di noi. L’autobiografismo è visto in accademia come concessione censurabile al narcisismo. Camilleri, in quella lezione, riuscì a fare ciò che Bachtin dice essere (e dover essere) sempre una struttura narrativa: riuscì a parlare di sé parlando di letteratura. Si raccontò letterariamente, con quel tanto di giusta finzione che deve essere sempre concesso (e preteso) a chi narra. Se lo si ascolta attentamente si impara un metodo di dialogo tra i vecchi e i giovani, tra il presente e il futuro.
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