Le cronache di questi giorni dimostrano che sull’intervento dei 45 milioni per il sostegno alle aziende ovicaprine per la siccità avevamo ragione: il mondo non è più quello dei contributi a pioggia, perché questi non sono rapidi come si pensa e tanto meno sono innocui per le aziende. Una promessa è facile da farsi, ma la realtà poi rivela tutte le sue complessità.
Fa più e meglio una riunione ben fatta che una manifestazione. In piazza si può (e talvolta si deve) protestare, ma difficilmente si risolvono i problemi.
Noi, e io in particolare, siamo stati dileggiati nel mondo delle campagne per aver detto che la soluzione trovata per i 45 milioni non era stata ben pensata e che sarebbe stata pericolosa per le aziende: i fatti ci/mi stanno dando ragione.
(…) Detto tutto questo, noi non pretendiamo di avere ragione, né diciamo che tutto ciò che hanno fatto e proposto altri è sbagliato.
Ci pare però urgentissimo incontrarsi e studiare le soluzioni migliori, piuttosto che continuamente scontrarsi o misurare le reciproche forze. Ci pensi la Coldiretti; ci pensi il Movimento pastori, ci pensino i trasformatori e i Consorzi: o si ha coscienza che bisogna stare uniti e essere molto competenti ed efficienti oppure il futuro è molto più insidioso che in passato.

In Sardegna non si riesce a dire la verità perché si tramuta l’errore in colpa, perché si è orgogliosi fino alla menzogna, perché si bada più a se stessi che al dovere di servizio verso la società. Per cui oggi, qui, diciamo la verità non per sbeffeggiare o accusare qualcuno, ma semplicemente perché senza verità non c’è vero rimedio.
Primo punto: è sommamente ingiusto che per la siccità si siano indennizzati (con una legge che, a nostro avviso, produrrà delle grane non banali a chi la userà e attuerà) i proprietari di pecore e non le imprese agricole complessivamente intese. Anche le vacche, i cavalli, gli asini e i maiali bevonio e mangiano…

Quando nella finanziaria 2017 venne inserito l’articolo sui 14 milioni ai pastori noi dicemmo che sarebbero stati inspendibili. I fatti ci hanno dato ragione. Per renderli spendibili la legge è stata modificata due volte e oggi diventa di fatto una norma per l’acquisto di pecorino romano.
Quando dicemmo che più dell’ammasso di Pecorino romano per gli indigenti (misura comunque utile) avrebbe fatto il Fondo rotativo (adesso deliberato anche da Banca Intesa che si sta rivelando la banca più vivace e di prossimità per le imprese sarde), i fatti ci hanno dato ragione (il Fondo si sta affermando e sta da un lato finanziando le imprese e dall’altro regolando i magazzini).

Noi del Partito dei Sardi abbiamo sempre detto che la risposta all’emergenza siccità doveva avvenire attraverso una rimodulazione del Por e un rifinanziamento di almeno 20 milioni della misura 5.2 e che la crisi legata al prezzo del latte andava affrontata con interventi strutturali e non con interventi a pioggia (si vedano a proposito i ripetuti interventi di Pier Mario Manca, di Mario Uras, di Gianfranco Congiu e di Roberto Desini).

Adesso chiamo mio fratello

La Giunta regionale, con i compìti comunicati stampa di protesta verso il governo italiano che impugna ogni legge della Regione Sardegna sembra un bel condensato del piccolo amico mio che prendeva schiaffi, si rialzava e ne prendeva altri. Faccio un piccolo riepilogo degli sganassoni: Renzi viola l’accordo con Paci e mentre negozia le norme di attuazione conferma gli accantonamenti; neanche un centimetro di sabbia delle servitù militari è stato restituito alla Regione Sardegna, anzi è stata impunemente confermata la servitù sull’isola di Santo Stefano alla Maddalena; tutte le leggi finanziarie sono state impugnate…

La pubblicazione della Costituzione della Repubblica di Sardegna ha scatenato da un lato qualche attenzione in più sul tema strategico del sistema dei poteri di cui la Sardegna dispone (il segretario del Pd ha accettato di assumere questo tema come centrale, e per noi è già un risultato interessante). Dall’altro, intrecciandosi con la nostra posizione sui milioni degli interventi per la pastorizia negoziati sul camion, come la volta precedente con la Coldiretti, e come la volta precedente dichiarati ma non trovati. E sono partiti i soliti insulti e i soliti linciaggi, da cui ci difendiamo serenamente.

Che cosa si deve fare per conoscere la posizione ufficiale del governo sardo su una data materia?
La risposta è semplice: si dovrebbe andare sul sito ufficiale della Regione e cercare o il comunicato stampa o la delibera di Giunta relativi a quell’argomento.
Ieri Cagliari è stata surriscaldata da migliaia di pastori.

I produttori laziali vogliono l’abolizione della Dop del Pecorino romano, che vale una fetta di mercato di 200 milioni di euro. Al fianco dei laziali il Ministro, la Regione Lazio e la Coldiretti (anche sarda). Come e perché non difendiamo i marchi che producono ricchezza? Il crollo del prezzo del latte non è dovuto al Pecorino Romano, ma al mancato rispetto dei piani dell’offerta. Siamo di fronte al rischio che per far dispetto alla moglie…

La crisi delle imprese per la siccità e la flessione del mercato si può fronteggiare con circa 30 milioni di euro già esistenti e o mal impegnati o mal depositati. Bisogna però cambiare abitudini e attitudini: su connottu è sbagliato, perché molto spesso spreca le risorse sia naturali che finanziarie. Dove sono i contatori per l’acqua? Si continua a irrigare a pioggia e a coltivare il riso per allagamento? Che dire delle imprese che irrigano per produrre biomasse?

Dietro tante polemiche c’è la guerra tra la Coldiretti e il Movimento Pastori, guerra di egemonia politica piuttosto che di governo del settore. Nel frattempo la Banca d’Italia ha chiesto di chiudere gli uffici italiani della Bsi, la Banca d’Affari incaricata dalla Sfirs nel 2016 di fare l’advisor per i Pecorino bond. L’ansia di integrazione nella modernità e nei salottini vellutati della finanza porta chi non è educato allo spirito critico a dare a Dracula le riserve di sangue.

La Sardegna è immobile. Nessuna crisi industriale risolta. La crisi del lavoro è incombente. Il rapporto tra i paesi dell’interno e le città irrisolto. Gli investimenti infrastrutturali in ostaggio di leggi, controlli e conflitti. L’agricoltura fatta male ci fa dipendere in tutto dalle importazioni. Le future elezioni dovranno avere un mandato popolare rivoluzionario negli obiettivi e pacifico e legale nei metodi.