Giunta e agricoltura: la pezza peggiore del buco

Anche per rimediare occorre intelligenza e quando, invece, si è più portati per l’avanspettacolo ad ampio scappellamento a destra, accade inevitabilmente di esporre tutti i sardi, non solo se stessi, a una brutale figuraccia.

Ieri abbiamo raccontato la triste storia del litigio pubblico tra l’Assessora dell’Agricoltura e la Commissaria di Argea, con la prima (“Argea ha tutto il personale che serve al riconoscimento come Organismo Pagatore”) che ha smentito la seconda (“Argea non ha il personale che serve perché la Regione non glielo ha assegnato”) di fronte a un Direttore generale del Ministero delle politiche agricole.

Oggi possiamo raccontare, dopo avere assunto un’alta dose di antiemetici, la conclusione farsesco-autoritaria-giullaresco andante di questa storia di ordinaria umiliazione delle istituzioni sarde.

Ieri, un decreto imperiale del Direttore generale del Personale della Regione Sardegna disponeva l’assegnazione di 26 addetti amministrativi ad Argea, chiaramente sottraendoli ad altri enti, in particolare Area, Enas (mentre gli portavano via almeno 5 dei 26 assegnati, l’Assessore ai Lavori Pubblici annunciava il rafforzamento di Enas con nuovo personale. In arrivo da dove? Da Abbanoa, ovviamente: copri la testa e scopri i piedi, copri i piedi e scopri la testa, tira su, tira giù!) e Abbanoa.

Non stiamo qui a dire che cosa accadrà negli enti spogliati, rileviamo invece una questione di mera logica, cioè di quella materia che i ragazzi della Sardegna stanno studiando per superare i test di ammissione alle diverse facoltà universitarie.

Se il Personale dispone l’assegnazione immediata ad Argea di 26 persone che lavorano per altri rami dell’amministrazione regionale, significa che aveva ragione la Commissaria di Argea a dire che mancava personale. Nel caso contrario, avrebbe avuto ragione l’Assessora.

In un Paese normale chi ha torto, dopo essersi esibito in pubblico con la sua intemperante e illogica impazienza, sarebbe stato invitato ad andar via, a prendersi un periodo di riposo o almeno a scusarsi.

In Sardegna, no. In Sardegna siamo al Can-can senza mutande: inconsapevole impudenza esibita, giubilante rappresentazione di agonismo pollaiesco.

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