Anas: il giallo dell’appalto Slurp

Oggi i due giornali sardi aprono le prime pagine con la foto-notizia della Strada Statale 131 Nord solcata da una voragine.

Poi nelle cronache si fa un bel minestrone e si racconta la crisi strutturale di un lungo tratto della principale strada della Sardegna legandola con l’annoso problema del rischio idrogeologico di una parte dell’abitato di Bonorva.

Il risultato è che i sardi penseranno che Bonorva sta crollando verso la strada e non che la strada stia cedendo perché non sono state fatte le manutenzioni corrette. Insomma, i Sardi daranno la colpa di tutto al loro cupo e triste destino.

Ogni due anni l’Anas annuncia col suo Ufficio Stampa il bando per le manutenzioni stradali. E puntualmente la Giunta in carica gioisce non si sa bene perché. Infatti, dalla gestione Armani dell’ANAS, le manutenzioni delle strade vengono bandite secondo lo schema dell’accordo quadro, quindi secondo il prezzo dei singoli materiali e non secondo una previsione progettuale degli interventi. In sostanza, vince chi offre l’asfalto e i camion al miglior prezzo (con tutto ciò che questo comporta, quale, per esempio, il monopolio del mercato del bitume da parte di un produttore, o giù di lì, che decide del destino degli autotrasportatori sul filo dei centesimi al chilometro, ma questa è un’altra storia).

Mediamente l’Anas mette a correre una cinquantina di milioni (che sono un’inezia) di manutenzioni, in genere limitate al solo manto stradale, che non si realizzano nell’anno solare o nel biennio ma in tempi molto più lunghi.

Insomma, l’Anas in Sardegna fa quello che gli pare e soprattutto sulla SS 131 Nord, meno trafficata del tratto sud, si prende i tempi che ritiene congrui, fa le verifiche strutturali che ritiene convenienti ecc. ecc.

Adesso la pioggia ha svelato la fragilità dell’infrastruttura e smascherato l’inerzia del potere, né più né meno di come l’uso svelò drammaticamente la fragilità del ponte Morandi.
E che cosa accade? Accade che i rappresentanti dei Sardi si appellino all’Anas.

E va bene il masochismo, ma arrivare anche alla piaggeria, alla subordinazione, alla cecità, al disgustoso servilismo mi sembra veramente troppo.

Continuo a ritenere che l’Anas vada cacciata via dalla Sardegna e che la neonata Società delle infrastrutture della Regione Sarda, fortemente voluta da noi, quella criticatissima prima delle elezioni dai Riformatori attraverso gli ordini professionali (sempre pronti a far da cassa di risonanza ai topi di città), e adesso accettatissima perché funzionale ai loro disegni di collocazione di persone con funzioni di mediazione tra i poteri reali nelle posizioni strategiche, sia assolutamente in grado, con la stessa dotazione finanziaria e con la gestione di altre risorse, di fare molto meglio dell’Anas, che è in Sardegna un ufficetto alle dipendenze di un Servizio del palazzaccio romano della società.

Ecco, i Sardi si appellano a questo mostro burocratico. Non solo: gli organi di stampa si bevono acriticamente la storiella più assolutoria per l’Anas e più colpevolizzante per i Sardi. Incredibile.

Poi mi hanno spiegato che recentemente è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il bando per l’appello al massimo ribasso per l’attività umana di dilavazione salivare dei dirigenti Anas, dall’area cervicale ai metatarsi, con particolare cura delle falangi prossimali, intermedie e distali e con rifilatura dei letti ungueali, con prezziario annesso per l’umidazione auricolare, il pettinamento villoso e, soprattutto, il numero delle operazione ebdomadarie. È il bando Slurp; l’acronimo, ovviamente su base inglese, è spiegato nelle FAQ: Sardinian Lechinage Umidification Road Posture. E ho capito tutto.

0 commenti su “Anas: il giallo dell’appalto Slurp

  • Benedetto Sechi says:

    L’ANAS e i sardi, metafora del rapporto subalterno tra la sardegna e l’Italia. Questo vale per porti, aeroporti e via discorrendo. Se c’è un peccato grave di questa giunta solinas-salvini è laver sposato il sovranismo nazionalista leghista, spacciandolo per affrancamento ed emancipazione della Sardegna. Il crollo della 131 ne rivela, ancora una volta, la fraudolenza.

  • Un miracolo che non ci sia scappato il morto.
    È ora di dire basta alla mala gestione ANAS che, come abbiamo già visto con la vicenda del Ponte Morandi, porta solo inefficienze, guai, morti.

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