Riceviamo e volentieri pubblichiamo
Gentile Direttore,
Cagliari, Olbia e Alghero – tre aeroporti strategici per la Sardegna – rischiano di perdere il governo del proprio sistema.
Il Term Sheet di marzo 2026 disegna un futuro molto diverso da una gestione radicata nei territori: gli scali confluiscono in un’unica holding, F2i Ligantia S.p.A., con il baricentro decisionale spostato verso i soci finanziari privati.
Le quote
La Camera di Commercio di Cagliari-Oristano conferisce il suo 94,45% di Sogaer (Cagliari) e ottiene circa il 40,5% della nuova capogruppo. La Regione Sardegna entra con circa il 9,25%. NewCo Privati – veicolo controllato da F2i e da fondi collegati a BlackRock insieme alla Fondazione di Sardegna – resta al 50,25%.
Olbia e Alghero mantengono formalmente l’assetto azionario esistente, ma diventano società del Gruppo: sarà la holding ad approvare il business plan, il budget e le regole di gestione unitaria.
La governance
Il Consiglio di Amministrazione sarà composto da 7 membri: * 2 dalla CCIAA di Cagliari-Oristano (uno dei quali Presidente); * 1 dalla Regione Sardegna; * 4 da NewCo Privati (compreso l’Amministratore Delegato); i privati legati a F2i–BlackRock esprimono quindi 4 membri su 7 e il vertice operativo. Il fronte pubblico si ferma a 3 membri, con un Presidente di natura istituzionale che ha funzioni soprattutto di rappresentanza.
Il ruolo di BlackRock
BlackRock è il più grande gestore patrimoniale del mondo. La sua presenza nel capitale non è quella di un attore territoriale, ma di un fondo globale che ha come obiettivo la massimizzazione del rendimento dell’investimento. La sua logica è molto diversa da quella di un ente locale: comprare infrastrutture sviluppate con soldi pubblici, accentrare funzioni, ridurre costi, aumentare il valore della partecipazione e, se opportuno, valutare una dismissione. La priorità non è l’equilibrio tra territori sardi, ma il ritorno per gli azionisti.
Il peso del network F2i
F2i controlla già da anni Olbia e Alghero e partecipa a un network di scali nella penisola che include Linate, Malpensa, Bergamo, Napoli/Salerno, Torino , Trieste, movimentando decine di milioni di passeggeri l’anno (circa il 30% del traffico nazionale). Il sistema sardo unito resterà numericamente piccolo rispetto a questi aeroporti metropolitani. È legittimo chiedersi se, nelle scelte su investimenti, promozione e incentivi alle compagnie, la Sardegna potrà davvero competere o sarà destinata a seguire priorità decise altrove.
Il fronte low-cost
Cagliari, Olbia e Alghero insieme arrivano a circa 11 milioni di passeggeri l’anno. Ryanair, 200 milioni di passeggeri, EasyJet 93 mln, Volotea 75 mln, e Wizz Air 69 mln. Pensare che una holding regionale possa dettare condizioni a questi colossi è poco realistico. Il rischio è che nelle trattative pesino di più le logiche dell’intero network F2i che non l’interesse specifico del sistema sardo.
Squilibrio interno e centralizzazione
La rappresentanza pubblica è fortemente concentrata su Cagliari: due consiglieri su tre del fronte pubblico arrivano dalla Camera di Commercio cagliaritana, mentre la Regione
ha un solo consigliere. In una Sardegna già segnata da equilibri delicati tra territori, c’è il rischio che si tenda a “spingere” di più lo scalo di riferimento.
Inoltre, il Term Sheet prevede che la holding eserciti direzione e coordinamento.
L’esperienza insegna che questo si traduce in gare centralizzate, capitolati standardizzati e grandi accordi quadro. Oggi molti servizi sono affidati ad aziende locali; domani potrebbero essere privilegiati grandi fornitori nazionali e internazionali, con ricadute marginali per le piccole e medie imprese sarde. Le attività amministrative e strategiche potrebbero spostarsi fuori dall’Isola.
Le domande da porsi
Chi deciderà davvero rotte, investimenti e incentivi?
Quanto peso avrà la Sardegna rispetto agli aeroporti più grandi e ricchi del network F2i?
Dove saranno collocati i centri decisionali?
Quale spazio resterà alle imprese sarde?
Se il risultato sarà centralizzare poteri, funzioni e contratti, lasciando alla Sardegna solo le piste e i terminal, allora questa non sarà una semplice fusione. Sarà un
impoverimento organizzativo, economico e territoriale che consegna a fondi finanziari infrastrutture costruite in larga parte con soldi pubblici, riducendo la
capacità dell’Isola di governare uno dei suoi asset più strategici: la propria connessione con il resto del mondo.
Cordiali saluti,
Federigo degli Alberighi

Caro Giovanni credo che questa giunta non sia, come afferma, travestita da sn ma nettamente democristiana. Credo sia si democristiana nelle manovre di sottobosco, ma ben lontana dalle capacità della DC dei primi decenni della Repubblica se non i rari casi (come NS della decadenza) nell’abile
-e vuota nei contenuti- eloquenza.
Non mi dilungherò ma preciso che seguo questa vicenda da quando si espressero Regione Sardegna e tribunale.
Lo scorso anno ho sottoposto la questione del controllo degli aeroporti sardi, a partire dal triste declino invernale soprattutto ma non solo di Aghero, ai miei studenti di 5^ nell’ambito del corso di Geografia Turistica presso listituto A. Roth di Alghero. Ebbene, non appena cominciammo ad approfondire risoetto a tutte le dinamiche trasportistiche aeree globali con in testa il dominio delle low cost europee, americane etc., il commento di alcuni fu questo: “Ma prof., appena F2i Ligantia S.p.A. mette le mani su Cagliari, Alghero che è il piu debole, sarà ancor più ridimensionato perche l’economia turistica stagionale è spietata e per gli altri 8 mesi non ha i numeri. Quindi non solo non ci saranno voli internazionali da fine Ottobre a Maggio, ma nello stesso periodo ci saranno ancora meno voli nazionali e le tariffe cresceranno ancora, quindi sarà una fregatura per almeno un terzo dei sardi”.
Ovviamente questo fu il pensiero degli studenti più attenti e analitici. Ma capii che stavano capendo il tema. Quindi oggi mi chiedo se questa Giunta cosi perfettamente travestita di Sx ma altrettanto nettamente democristiana e poco capace, con assessori cosi approssimativi e del tutto privi di una visione propria (Piu, Cani, Cuccureddu, Laconi, D.Manca, Portas) e di prospettiva almeno decennale, un’ipotesi cosi semplice e nel contempo realistica, l’abbia mai formulata.
..la cosa fantastica é sentire nel solito Tg Local che parla alla gente senza porsi domande complesse, gente eletta in Coniglio Regionale come Pizzuto già segretario di Sinsitra Futura (cioè gente che sta talmente a Sinistra del Pd da considerarLI di Destra ) plaudere al controllo fattivo della RAS con il 10% …. in modo da dare alla Gente Sarda i benefici che merita …. Poi il problems in ItaGlia è la destra populista (anche … )
E’ esattamente quello che si è deciso anni fa e di cui la politica sarda non si è voluta occupare. I lobbisti hanno lavorato bene. Ottimo articolo.
Come nel caso Banco di Sardegna – BPER, e’ la dimostrazione di quanto sia scarsa la nostra classe dirigente. Senza voler fare di ogni erba un fascio (abbiamo anche gente capace, ma costretta a lottare disperatamente contro tutti solo per riuscire a tenere la barca a galla), e’ evidente che esprimiamo una classe politica che non e’ all’altezza delle sfide di oggi e che punta solo a misure a cortissimo respiro e spesso meramente clintelari.
Qui non si discute più se fare o meno la fusione, ormai data per inevitabile, ma la posizione che la Regione ha scelto di accettare. Con meno del 10% non governa nulla: le decisioni seguiranno logiche di profitto private, non esigenze del territorio. Il limite emergerà subito su investimenti, servizi e organizzazione, dove il pubblico non avrà strumenti reali per incidere. Per contare servirà mettere altri soldi, con il paradosso di usare risorse pubbliche per rafforzare un sistema a vantaggio dei privati. Intanto la gestione centralizzata favorirà operatori grandi, riducendo spazio e valore per le realtà locali. È una rinuncia al controllo su un’infrastruttura strategica, e quando sarà evidente, tornare indietro sarà difficile.
Questa che ci governa ha pubblicamente detto che la regione non conta nulla nell’ambito gestionale degli aeroporti sardi. Prendiamo atto della dichiarazione. La regione ha quote ininfluenti nelle tre società che gestiscono Cagliari, Alghero e Olbia. Sempre secondo questa che ci governa, la regione per contare qualcosa dovrebbe versare 30 milioni di euro per acquisire il 9,49% di una nuova società che andrebbe a coordinare le attività delle tre società di gestione. Da che mondo è mondo, in una società di capitali con la maggioranza blindata, una partecipazione del 9,49% e tra l’altro soggetta a condizioni capestro come sembrerebbe nell’accordo preliminare, conta zero. Questa operazione conferma il dubbio: questa che ci governa è capace? Perché la regione dovrebbe partecipare a questa operazione? Le argomentazioni della Todde sono ridicole. La Todde crede che tutti i sardi siano degli idioti? Perché la Todde non si sfila da questa operazione? Forse mi è sfuggito ma il PD cosa dice?
Questa “regalia” mi ricorda quella del Banco di Sardegna a Bper. Purtroppo siamo incompetenti a tutto e anziché studiare per migliorarci, preferiamo essere “tzeraccos” senza responsabilità alcuna