Francesco Pigliaru è un provocatore di intelligenza e sa di esserlo. In un mondo che aborre la sola evocazione della dimensione spirituale di ogni individuo, lui cita Jiddu Krishnamurti, uno che ha avuto importanti esperienze spirituali (come tutti quelli che sanno viaggiare dentro se stessi), e lo cita per una frase (Chi ha veramente sete di verità beve l’acqua e non bada alla brocca) con la quale manda a farsi benedire quanti vorrebbero che lui (Pigliaru) non fosse a favore del Ponte sullo Stretto di Messina solo perché è sostenuto da Salvini (questo il suo articolo sul Ponte).
Qualche giorno fa, Pigliaru ha pubblicato su Fb questo grafico, che mette a confronto la “ricchezza” prodotta da Malta, dalle Baleari e dalla Sardegna, dal 1950 ad oggi. Malta supera la Sardegna negli anni Novanta e le Baleari tra il 2016 e il 2017.
Nei commenti successivi, Francesco smentisce che lo sviluppo di Malta sia dovuto al riciclaggio di denaro sporco, e invece afferma che esso è stato trainato da Turismo, gaming on line, servizi professionali e immigrazione di manodopera straniera, sebbene sia vero che Il Fondo Monetario Internazionale abbia chiesto ai maltesi di rafforzare le norme antiriciclaggio in modo da non avere cadute reputazionali.
L’articolo è concluso da una frase suggestiva: «Infine, Malta diventa Stato sovrano indipendente nel 1964. Non ho conclusioni da trarre su questo punto, ma qualcosa credo di averla capita».
Disambiguiamo la conclusione: la sovranità di Malta non è un fatto accessorio rispetto al suo sviluppo.
Pigliaru riprende qui una discussione che è stata accesissima (nel senso dell’intensità e non dello scontro, che non c’è stato) tra me e lui e tra me il Pd, ai tempi della sua Giunta, sulla sovranità della Sardegna. Sostenevo e sostengo che magna pars della questione sarda è data dalla mancanza per i Sardi dei poteri necessari alla loro libertà e al loro sviluppo, in particolare poteri in materia fiscale, energetica, trasportistica e educativa (istruzione). Se questo post sembra suggerire che anche Pigliaru ha avviato una riflessione nella direzione da me auspicata, debbo riconoscere che anche io ho accolto una parte delle sue analisi, soprattutto quella che ha sempre messo in luce come troppo spesso dietro l’accampata autonomia si sia celata l’egemonia di ceti parassitari che scorgevano nelle correnti di pensiero “esterne” un pericolo al loro conquistato privilegio.
Sul suicidio politico sardo è emblematica una questione che si sta consumando in queste ore. In Italia esistono due zone franche doganali, una è a Cagliari e ha solo bisogno delle aree dove allocare le imprese. Le aree sono del Cacip. Il Cacip vuole la chiusura della zona franca doganale (che sarà decretata tra qualche giorno) perché le fa ombra. I Comuni che stanno nel Cda del Cacip non contano nulla: conta la presidente, come nei paesi che non hanno mai conosciuto lo Stato di diritto e la democrazia. La politica (Giunta, Comune di Cagliari, Consiglio regionale, ecc. ecc.) non fa nulla perché poco capisce. Questa è la nostra “autonomia”: chiusura oligarchica.
In tutto questo, l’esperienza del governo Todde, ha aggiunto qualche elemento di riflessione.
L’uso della politica per la sistemazione di avventurieri senza mestiere non è più censurata dall’opinione pubblica. Avveniva anche prima, ma non nella forma sistemica che caratterizza l’attuale governo regionale.
Sono saltati i sistemi di controllo, perché la magistratura (che ha indagato Solinas per due direttori generali nominati senza titoli e per gli “acconti” immobiliari non congrui rispetto al valore degli immobili, ma non ha indagato la Todde per aver presentato un rendiconto non suo, non ha indagato la Todde per aver nominato Direttori generali senza titoli al punto che il Giudice del Lavoro ha condannato la Regione a risarcire gli esclusi, non ha indagato Abbanoa per aver affidato senza gara 240 milioni di euro a un istituto di credito per una speculazione finanziaria ecc. ecc.) protegge il nuovo sistema, si gira dall’altra parte.
Non esiste un moderno pensiero autonomista o federalista. Il Pd è senza pensiero e il Psd’az è senza iscritti identificabili.
La magistratura è riuscita a criminalizzare l’indipendentismo democratico, spacciandolo per separatismo.
La presa sulla Sardegna da parte di alcuni imprenditori, purtroppo supportati da importanti istituzioni, è forte, incontestata e appoggiata più dalla Sinistra e dalla estrema Sinistra che dalla Destra (che è piena di fanfaroni col petto gonfio e il cervello vuoto).
In questo quadro la domanda retorica è: in quale terreno cadono i semi di saggezza di Pigliaru?
C’è ancora un luogo dove discuterli?
Io credo di no.
Credo che occorra ragionare in termini radicali: bisogna rifondare il contesto e pulire, pulire molto in profondità.

Professore le auguro le forze, le energie e sa gana necessarie a coagulare le energia di cui questa terra e questo popolo, che ha espresso finora sanità da terzo mondo, trasporti po caridadi…istruzione da ultimi in Europa per numero di laureati e primi per dispersione scolastica e…anche il costume sardo non se la passa bene malgrado un consigliere ad hoc, abbisogna per cercare la via per avere i poteri necessari per cambiare il proprio futuro. Sempre che il popolo sardo desideri e voglia davvero cambiare e assumersi responsabilità……
Si dice che la Sardegna sia una Regione a Statuto speciale, si dice che avrebbe molti più poteri rispetto alle Regioni ordinarie. Ma tutto ciò non serve a NULLA, se non si ha una classe politica SARDA capace. Capace di utilizzare al meglio queste peculiarità. Ma dal 1948 chi abbiamo avuto, con queste capacità? Sono stati, gli intellettuali ed i politici sardi nel 1946-47, talmente ottusi (tranne Lussu e pochissimi altri) da rifiutare lo Statuto siciliano che ci avrebbe dato molti più poteri come Regione, rispetto a quello che abbiamo. Come genesi, sussiste questa grave miopia. E la Sicilia, dal maggio 1946 (con lo Statuto che porta la firma del Re Umberto II di Savoia) ci surclassa alla grande su molti aspetti. Peraltro, i politici siciliani parevano (e paiono) più abili, svegli e reattivi dei nostri. Ecco, a mio parere, cosa andrebbe analizzato criticamente.
Per un’analisi comparata esaustiva occorre integrare aspetti qualitativi che sfuggono al PIL. Il tema della sostenibilità del modello economico di Malta, Baleari ma anche delle Canarie è molto dibattuto: la gestione dei rifiuti; le risorse idriche; la produzione di energia elettrica.
In Sardegna, attualmente manca sia la Visione politica sia una nutrita classe imprenditoriale dinamica. All’investimento, alla gestione del rischio si preferiscono posizioni di rendita.
Sarebbe bello non aver perso fiducia.
purtroppo noi Sardi non conosciamo l’unità altrimenti avevamo un solo partito invece leggo sul giornale ne sta nascendo uno al giorno ognuno pensa al suo orticello e come scrive il signor Mario Pudhu cambiare si puo basta volerlo
Professore, avrei alcuni commenti al suo post. Il primo riguarda il sorpasso di Malta e delle isole Baleari. Immagino che l’articolo di Pigliaru si sia volutamente cooncentrato sul paragone tra isole. Se fosse stato esteso ad altre 30 o 40 regioni dei Paesi che hanno recentemente aderito alla UE avremmo messo in evidenza che la Sardegna in realtà risulta superata da qualche altra decina. Con o senza particolari discussioni su autonomia o centralitá delle decisioni. Sul ruolo del turismo come settore (non lo è ma semplifico) su cui concentrare l’attenzione per assicurare benessere e sviluppo, prego ogni giorno che questa iattura finisca presto. Pur riconoscendo un qualche ruolo, piccolo e con scarsi rilievi, non è nè mai sará la soluzione. Per ora, per chi non ha taxi, hotel, ristoranti, è solo una immensa scocciatura. Sulla zona franca una domanda diretta: anche l’autorità di sistema portuale, socio alla pari del Cacip, vuole la chiusura della Zona Franca Doganale di Cagliari? Sarebbe una notizia sorprendente….
C’è estremo bisogno di un progetto politico…..
Caro Paolo,
Complimenti per l’articolo. È indubbio che il successo di Malta sia legato siorattutto a un regime fiscale particolarmente competitivo e al forte sviluppo del settore del gaming, in cui Malta è oggi uno dei principali hub europei.
Proprio per questo, però, credo sia necessario interrogarsi sulla qualità politica di questo modello di crescita: quanto è sostenibile nel lungo periodo e quanto contribuisce davvero a uno sviluppo solido e diffuso, al di là dell’attrazione di capitali e operatori internazionali?
Se allarghiamo lo sguardo anche ad altri contesti, il tema diventa ancora più rilevante: su quale terreno possono davvero attecchire politiche di sviluppo più strutturate e orientate al bene comune?
Sì, non sei il primo a dirmelo, ma non trovo le forze. Sto lavorando molto e per fare le cose bene servono tempo e energie anche fisiche. vedrò.
Caro Paolo, è impossibile commentare con poche righe questo tuo post. Troppo profondi i temi e meravigliosamente complesse le sue implicazioni. Ti suggerisco di proporre un seminario. Le riflessioni che hai avanzato quasi lo esigono. Chiama chi vuoi, Francesco Pigliaru, Pietrino Soddu ed altre energie intellettuali che ci sono …..vedi tu. C’è bisogno di pensare ad un progetto politico nuovo, proprio ora che dietro ad un apparente impegno connotato…in senso lato…dal vago civismo fatto anche dalla capziosa rinuncia ai propri simboli, ci si mimetizza nell’oscurità della notte in cui tutte le vacche sono nere. Un abbraccio.
E tutto questo è accaduto perché abbiamo sempre bevuto l’ acqua senza guardare mai la brocca
Eja, pulire, pulire! Isargare! isargare! Limpiare, limpiai!
Si tiat pòdere fintzas “riciclare” coment’e chie cun corazu e fàghere craru, seguru e cun frimmesa si currezet! Ca a cambiare si podet, si si cheret!!! E faghet fintzas onore prus de unu “on.” o unu “sen.”
Una prima pulidura est a pedire, a pretènnere, a nois Sardos etotu, e no a sos ladros “de Pisa”, su corazu, sos cumportamentos e sas òperas de sa libbertade e responsabbilidade de nos guvernare e fuliare, mancari siat liofilizadu e inodore ma bellu de totu sos colores, su ledàmine partidos (???) italianos chi ant fatu e sighint a fàghere su divisionismu de sos Sardos in nùmene de s’azudu de sos ladros de Pisa (chie si l’ammentat chi, candho su PCI fit su PCI, no cheriat mancu “autonomia” ca nachi sa rivolutzione nos beniat de s’Italia?).
Si nois no fuliamus s’arga de s’aprofitamentu de sos polìticos (???) sardos a tragu e prus a servìtziu de sos partidos (???) italianos in nùmene de sa Sardigna ma meda prus, si no própiu solu, pro e cun aprofitamentu personale a carrieredha (o cadiredha o cadirone), ite isperamus, de sighire a prànghere e fàghere cunvegnos e préigas o bruscerias de majarzos «contro lo spopolamento» (lu tiant isparare si lu segudaiant «in flagrante»!), o prànghere pro «l’inverno demografico» ma finantziendhe sa zoventude istudiada istudiendhe a emigrare?
Ànimu, si ndhe zughimus!