Acqua – Abbanoa: proviamo a unire partecipazione ed efficienza

9 aprile 2014 06:387 commentiViews: 1502

rocceGiovedì prossimo mi confronterò con il Consiglio delle Autonomie Locali, con l’Anci e con i sindaci dei comuni capoluogo, sul presente e sul futuro di Abbanoa. Mercoledì 16, invece, mi confronterò sullo stesso tema con i sindacati confederali. Devo fissare un’altra data per gli altri sindacati.
L’obiettivo è costruire una modalità di partecipazione dei comuni al processo (rapido) di revisione normativa dell’intero processo dell’acqua. Abbiamo un perimetro certo: l’acqua deve rimanere pubblica, deve rimanere a stretto contatto con i Comuni, deve trovare modalità e assetti gestionali più efficienti. Occorre stabilire meglio chi programma, chi gestisce, chi controlla, chi sanziona. Per fare questo il ruolo dei comuni è indispensabile ed è necessario capire come concretamente farli partecipare al processo di riforma e come garantire la funzione di governo che  compete loro. Con i sindacati bisogna condividere e scambiare informazioni e trovare una modalità per depontenziare i conflitti interni, risolvere tutto il risolvibile e rilanciare la motivazione dei lavoratori. Non è semplice, ma con i sistemi complessi fa più la fatica della partecipazione che il miraggio del dirigismo.
Fatto questo, tutti insieme, si aprirà il confronto col sistema bancario che sarà invitato a chiudere rapidamente il piano di consolidamento già definito e approvato dall’Ue, la cui mancata definizione privilegia di fatto le banche rispetto ai fornitori di Abbanoa, cioè rispetto all’economia reale della Sardegna.

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7 Commenti

  • Posto che sia indispensabile superare la cattiva gestione attuale di Abbanoa e che per questo sarà presto chiamato un nuovo amministratore, pongo alcuni spunti di riflessione alla luce dell’esperienza quasi decennale di ambito unico.
    1) La nascita del gestore unico ha finora unicamente incrementato i costi organizzativi e moltiplicato i livelli gerarchici, allontanando i soggetti delle decisioni dai luoghi dei problemi.
    2) le economie di scala non si sono viste, gli unici risparmi sono stati realizzati a discapito delle manutenzioni con conseguenze evidenti sui disservizi.
    3) le competenze non sono accresciute, anzi, quelle esistenti si sono rivelate inadeguate alla nuova dimensione dell’azienda. Ci siamo asserviti a schiere di consulenti milanesi e siamo costretti a uscire dalla Sardegna per trovare un manager (un bell’esempio di sovranismo!).
    4) la governance è totalmente deresponsabilizzata, i Sindaci soci troppo ininfluenti per sentirsi responsabili dei risultati della gestione, il management troppo servile alla politica per essere chiamato a rispondere delle proprie scelte.
    5) Il territorio si è impoverito. Ad oggi tutti i dirigenti e i tecnici laureati sono stati trasferiti a Cagliari, senza alcun risultato tangibile ma privando il territorio di intelligenze e di buste paga. Gli appalti milionari su scala regionale, troppo grossi per le aziende locali, finiscono quasi tutti in continente o in Spagna. Neanche si trattasse dell’ANAS. È quello che si vuole da una azienda di proprietà degli stessi enti locali?
    6) I problemi si sono ingigantiti, ciò che era possibile risolvere in mattinata con un funzionario a Oristano sono diventate decine di migliaia di pratiche anonimamente accatastate a Cagliari.
    7)La gestione costituisce di fatto un monopsonio che vincola fornitori e lavoratori alle proprie inefficienze, senza possibili alternative in ambito isolano. O si lavora per Abbanoa o si emigra!
    La questione è, ha senso continuare a insistere sulla’ambito unico, metterci nelle mani di manager e consulenti esterni nella speranza di raddrizzare le enormi storture di un sistema nato ipertrofico oppure è opportuno cominciare a ragionare su più gestori, riducendo l’entità dei problemi, responsabilizzando i soci sul territorio, avvicinando le decisioni ai problemi e restituendo l’azienda a dimensioni organizzative più ragionevoli, dove i funzionari sono pagati per affrontare le questioni sul posto, non per spedirle a Cagliari e attendere la risposta. Si tratta di una scelta strategica cui è legata la riforma dell’ATO e lo stesso concetto di tariffa unica, sulla quale è indispensabile aprire un confronto pubblico e aperto, vietato nascondersi!

  • Sebastiano Sanna

    Egr. Assessore, leggiamo proprio in questi giorni della campagna stampa di Abbanoa sugli utenti morosi, in gran parte famiglie disagiate che si sono viste recapitare bollette astronomiche per consumi pluriennali e perdite occulte.
    Non reputa assurdo che una famiglia si trovi improvvisamente indebitata per decine di migliaia di euro a causa di una perdita interna, costretta ad approvvigionarsi con i bidoni dalle fontanelle, quando esistono strumenti più evoluti per risolvere il contenzioso?
    I gestori che funzionano in tutta Italia hanno già istituito un fondo di garanzia a tutela propria e degli utenti in caso di perdite interne, noi siamo ancora fermi alle guerre puniche (perdon, dell’acqua). Ritiene ancora tollerabile che la società di cui Lei è oggi il principale azionista pretenda di lucrare sulle sventure degli utenti, incurante del disagio sociale che ne consegue e scaricando il problema sugli amministratori locali?

  • Ora o mai più.
    Plaudo all’operato di Paolo e auspico che in tanti si riesca a dargli l’aiuto e l’assistenza che occorrono nella grande sfida.
    Abbanoa può decollare se implementa un circuito di customer satisfaction ma anche di total quality management, ovvero perseguire il miglior risultato spendendo minori risorse.
    Attenzione ai millantatori e imbonitori.

  • Il sindacato in Albania è stato depotenziato abbastanza in questi anni, semmai bisognerebbe depotenziare l’interlocutore che ha sempre deciso unilateralmente le scelte, saluti e buon lavoro.

  • Ottima idea, cercare di unire la partecipazione all’efficienza.
    Ecco la prima efficienza da conseguire in ogni Comune, come propedeutico per poter fare progetti efficaci e risolutivi di ammodernamento delle reti idriche. E’ una piccola cosa, ma richiede un po di pazienza, perché nei disciplinari di manutenzione ed asfalto delle strade spesso si dimentica di prescrivere alle Imprese che bisogna riportare al livello di calpestio tutti i coperchi dei pozzetti di ispezione e controllo sia delle reti idriche sia di quelle fognarie.
    Ma quello che ogni Comune dovrebbe fare immediatamente è la ricerca ed il riposizionamento a livello stradale di tutti i coperchi dei pozzetti di ispezione fognari.
    Tale esigenza è dovuta al fatto che sono già stati fatti numerosi interventi di risanamento di reti idriche con il risultato che si è andati ad intervenire dove molte tubazioni sono risultate nuove ed efficienti; così non si sono avute significative riduzione di acque disperse.
    Le perdite idriche affioranti e le tubazioni corrose che le originano sono tutte facilmente individuabili e riparabili, mentre quelle non affioranti, che di solito si riversano in fognatura, sono rilevabili soltanto nelle confluenze fognanti nelle ore dalla una alle cinque, quando cessano le attività umane. Attualmente, nelle principali città sarde nelle ore piccole affluiscono in fognatura portate elevatissime di acque pulite.
    In chiaro, ogni progetto di sostituzione di tratti di rete idrica dovrebbe indicare data di costruzione del tratto da sostituire, tipo di materiale delle tubazioni esistenti, nonché portate di refluo, alle ore tre, nelle fogne a valle idraulico delle zone ove si ritiene di dover intervenire.
    Gli interventi sostitutivi preferenziali devono orientarsi nelle zone ove si rilevano elevate portate di refluo nelle dette ore piccole.
    Diversamente si disperderanno risorse finanziarie senza ottenere risultati. Bisogna arrivare ad una percentuale di perdite idriche dell’ordine del 25%, mentre oggi in molte città abbiamo perdite insostenibili del 75%.

  • Il mio piccolo contributo per denunciare qualche criticità. Porto una testimonianza di un operaio di Abbanoa:
    In paese a Fonni succede che le temperature rigide portano spesso alla rottura dei contatori, ma anche negli altri paesi, ogni intervento è enormemente burocratizzato. Dalla segnalazione del cittadino, all’intervento di ripristino o sostituzione, il tempo è biblico considerando la semplicità dell’ intervento. Il meccanismo ferraginoso riccorda la prassi cartacea della fattura contingentata della protezione civile. L’operaio deve spostarsi in questo caso a Gavoi evidentemente magazzino, per poter avere es: il contatore, con dispendio di energie che lascio a voi giudicare…operaio in macchina, quindi gasolio, tempo dell’operaio per fare assolutamente un operazione di routin. Sarebbe meglio considerare: semplice rapporto dell’operatore su modulo di Abbanoa, oltre che naturalmente disponibilità di ricambi. Altra anomalia, se la macchina dell’operatore sempre a voler fare l’esempio di Fonni, dovesse avere problemi, lo stesso operaio dovrà recarsi ad Austis, non so se ciò, sia dovuto a regolare asta aggiudicata dal professionista del luogo…sembrerebbe persino banale!!! trovare convenzioni con altri meccanici dei paesi, in modo da avere più efficienza nel territorio, senza nulla togliere alla sede di Austis, tenendo per questi gli interventi più importanti. Sarebbero piccoli segnali per migliorare i rapporti tra le comunità e Abbanoa.

  • Egr. Assessore, concordo con Lei quando dice che l’acqua deve rimanere in mano pubblica. Per rendere il servizio e la gestione di più efficiente è necessario verificare come gli Enti dei diversi rami, e quindi anche Abbanoa, gestiscono l’attività. Se è vero che Abbanoa ha ereditato una situazione disastrosa (reti colabrodo nelle quali gli interventi sono all’ordine del giorno, elenchi di contribuenti parziali ecc. ecc.)è anche vero che la Società è stata “caricata” di personale che non sempre è stato selezionato in base alle competenze necessarie per l’attività che doveva svolgere. Questo infatti è il problema che afflige le società “partecipate”. Quanto ai quesiti che Lei pone,vorrei dare il mio modesto contributo. Chi gestisce: a mio avviso la decisione di attribuire ad ENAS la gestione del multisettoriale è una scelta condivisibile. Tutta la risorsa idrica della Sardegna è gestita da un unico soggetto che può in modo ottimale gestire l’intero patrimonio sia in termini strutturali che in termini gestionali. In più essendo questo un ente strumentale posto sotto il controllo dell’Assessorato dei LL.PP è facile capire chi controlla e chi sanziona. La situazione di chi programma, chi gestisce, chi controlla e chi sanziona si complica quando si passa dal multisettoriale al settoriale. I consorzi industriali gestiscono la risorsa idrica destinata all’industria, i consorzi di bonifica quella destinata all’agricoltura e Abbanoa quella destinata alle esigenze del civile. A mio parere oltre al problema della vetustà delle reti che afflige tutto il comparto, il primo punto da risolvere è quello di fare in modo che questi enti siano diretti da persone con elevata professionalità e non come avviene adesso da soggetti di nomina politica che hanno come unica competenza l’appartenza politica. Su Abbanoa la sua scelta di selezionare il dirigente di vertice con un bando pubblico è una strada assolutamente condivisibile. A questo, a mio avviso, devono essere accompagnate regole certe di gestione e controllo stringente. A mio avviso la parola magica è il controllo che deve essere esercitato in modo da garantire che le risorse assegnate siano utilizzate per garantire il massimo beneficio della collettività. chi esercita il controllo? collegio dei revisori che devono verificare che le spese siano non solo correttamente pagate con il capitolo indicato ma anche la corretta destinazione delle stesse. Assessorati competenti per materia. Questi, oltre ad erogare finanziamenti a favore degli Enti gestori della risorsa idrica, devono controllare che l’intera gestione degli enti sia efficiente ed efficace. Verifichi se questo viene fatto. Inoltre tutti gli assessorati coinvolti devono “dialogare” tra loro. Ciò consentirebbe una migliore gestione dei fondi pubblici. Questo non viene fatto. Non esiste una banca dati dei lavori dati in delega e la conoscenza di questi da una struttura regionale all’altra è lasciata alla buona volontà dei singoli che per casi specifici, altro non potrebbe umanamente essere fatto, interlocuiscono con i colleghi delle altre strutture interessate. Questo è mio modesto contributo. Cordiali saluti

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