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Abbanoa: le carte nascoste e il socio in arrivo

Posted on 24 Aprile 202624 Aprile 2026 By Paolo Maninchedda 8 commenti su Abbanoa: le carte nascoste e il socio in arrivo

Ieri si è svolta l’assemblea dei soci che ha approvato la decapitalizzazione di Abbanoa.
Alcuni Comuni non hanno partecipato.
I sindaci di Fonni, Arzana e Orgosolo si sono astenuti.

A leggere oggi i due quotidiani sardi, intossicati dal rilevante budget di Abbanoa destinato a pubblicazioni varie sulle loro pagine, si comprende perché questi non siano più organi di informazione ma di propaganda a pagamento. Che senso ha osannare che l’operazione è stata approvata dal 90% degli azionisti, quando di questi la Regione rappresenta più del 70% e un restante 20% lo mettono insieme Cagliari, Sassari, Nuoro, Oristano e Olbia? La Sardegna ha poco a che fare con questa spericolatissima operazione finanziaria, che ha una coda di 240 milioni di euro affidati in gestione a banca Credem senza gara e senza che chi lo ha deciso avesse alcun potere per farlo.
Poi c’è il sindaco di Gavoi che avrebbe detto che su un fatto così rilevante il Nì, cioè l’astensione di alcuni suoi colleghi, non sarebbe ammesso perché in ballo ci sarebbe la gestione pubblica dell’acqua. Posto che la favoletta che la gara avrebbe posto fine alla gestione pubblica dell’acqua è falsissima, si potrebbe replicare che il Sì può essere anche l’espressione improvvida di chi non ha capito in quale trappola è caduto, convinto di fare una cosa e invece agendo per un’altra.
Ma su quale sia il vero disegno del Cda di Abbanoa tornerò alla fine, certo fin d’ora si può affermare che di pubblico in questa operazione c’è veramente poco, mentre si può registrare una disinvoltura e una rete di complicità e di coperture che hanno analoghi solo in alcune forme sociali devianti e deviate di cui si occupano Maria Antonietta Mazzette e la Dda.

Per il momento vorrei continuare nell’opera solitaria, ma granitica, di denunciare in quale contesto di opacità e di mancate comunicazioni sociali è stata presa questa tragica decisione.
Ho già illustrato che le osservazioni al Bilancio 2025 del membro del collegio sindacale Salaris non sono state comunicate ai soci. Lo stesso membro del collegio sindacale è stato poi promosso al Coran dalla Giunta regionale, ma su questa che non è una coincidenza nessun organo di informazione ha ritenuto di fare approfondimenti, e il peanante Centore non ha ritenuto di toccare la sua cetra governativa in laude.

Continuiamo.
Come è noto Abbanoa è una società in house, cioè controllata dalla Regione e dai Comuni. Ciò comporta, però, che la società sia sottoposta al “controllo analogo”. Il controllo analogo è il potere che uno o più enti pubblici esercitano su una società partecipata come se fosse un proprio ufficio interno, con influenza determinante su obiettivi strategici e decisioni rilevanti. Ciò che deve essere chiaro è che esso è il presupposto che consente l’affidamento in house di servizi pubblici senza gara.
Quindi Abbanoa gestisce il Servizio Idrico Integrato della Sardegna senza aver partecipato ad alcuna gara e avendo voluto a tutti i costi evitare la gara che la attendeva,  proprio perché è una società in house sottoposta al controllo analogo. Se non viene esercitato il controllo analogo, cade l’in house. Ricordiamo che Abbanoa resta una società in house della Regione e dei Comuni anche dopo la decapitalizzazione, ma sempre a patto che si sottoponga al controllo analogo.
Il 25 marzo scorso, il dott. Salaris ha scritto alla Commissione del Controllo Analogo per chiedere la seguente documentazione (anche questa lettera non è mai stata resa nota ai Comuni, cioè ai soci di Abbanoa):
• il modello di esercizio del controllo analogo approvato dalla Commissione;
• il piano strategico triennale predisposto dalla Commissione quale documento di indirizzo strategico per la società;
• ogni ulteriore atto, deliberazione o documento di indirizzo adottato dalla Commissione in attuazione del Regolamento e delle Linee guida regionali sul controllo analogo congiunto;
• i verbali delle sedute della Commissione nelle quali siano stati esaminati o approvati i suddetti atti;
• ogni eventuale comunicazione intercorsa tra la Commissione e gli organi sociali della società in ordine all’esercizio del controllo analogo.
È evidente, e anche scritto nel testo, che il dott. Salaris dubita che sia stato realmente svolto il controllo analogo, in assenza del quale cade la gestione in house; altrettanto evidente che, a differenza degli altri membri del collegio sindacale, ha correttamente ritenuto di chiederne conto non al Consiglio di Amministrazione, ma alla Commissione del Controllo Analogo. La domanda è: i soci di Abbanoa sono stati adeguatamente informati che la condizione ineludibile perché Abbanoa continui a gestire l’acqua è che sia realmente esercitato il controllo analogo e che questo, da quel che chiede il dott. Salaris, non sembra essere stato svolto in modo esauriente e corretto?

Altra questione di cui i soci non sono stati informati, e che è circondata da un’oscurità quasi impenetrabile, è l’affidamento della gestione di liquidità per circa 240 milioni di euro alla sola Banca Credem. Qui la questione è grave sotto molteplici aspetti: la decisione è stata assunta da un Comitato di Gestione Patrimoniale, istituto solo nel luglio 2025, del quale non si conosce il regolamento di gestione. Il Sindaco Salaris chiede lumi su tutta l’operazione con questa lettera (ne pubblichiamo uno stralcio, riservandoci il resto per altre occasioni) dalla quale si evince che la decisione è stata presa da chi non aveva il potere di prenderla, senza seguire le procedure di legge, non andando a gara, non informando la Commissione del Controllo analogo, non informando i soci, segretando di fatto il contratto con Credem. Mentre dunque Abbanoa ufficialmente dichiarava di voler restituire 200 milioni alla Ras per mantenere l’in house (senza che vi sia uno straccio di comunicazione dell’Unione Europea che lo confermi), ne affidava 243 a una banca privata, violando ogni legittima procedura.

Né è stato consegnato ai soci il parere richiesto al prof. Maurizio Dallocchio (riportiamo solo la prima pagina, riservandoci le altre per altre occasioni), incredibilmente sottratto all’accesso, cioè non mostrato ai soci e alla pubblica opinione.
Oggetto del parere?
Il valore delle azioni Abbanoa in caso di recesso. Mi pare che questo sia un contenuto  imprescindibile per un socio di Abbanoa, cioè per un Comune. E invece no.
Perché?
Perché il parere inevitabilmente è emesso attribuendo la completa responsabilità dei dati al Cda di Abbanoa e da esso si evince che svolgere l’operazione di decapitalizzazione, facendo diminuire gli indici di efficienza della società fino ai livelli più critici, senza disporre formalmente del parere della Banca Europea degli Investimenti e senza la comunicazione dell’Unione Europea sul mantenimento del Servizio Idrico della Sardegna in capo a Abbanoa oltre il 2028 senza gara, è un grave azzardo.
Si consideri poi che il Cda di Abbanoa ha chiesto la stima delle azioni al momento precedente la decapitalizzazione, non il loro valore dopo, per cui i soci hanno votato senza sapere di quanto il valore della loro partecipazione alla società sarebbe diminuito dopo la decapitalizzazione. Non è la normale vita di una società per azioni, è la versione kamikaze di mosca cieca.

Veniamo allo scenario futuro. Lo dico per i gonzi che hanno abboccato alla crociata dell’acqua pubblica, quando l’acqua e già pubblica e pubblica resterà.
Dopo la decapitalizzazione, lo dimostra la nota del sindaco Salaris, Abbanoa avrà tutti gli indici di efficienza e di bancabilità gravemente in crisi. Non potrà che dichiarare di aver bisogno dell’innesto di nuovo capitale.
E dunque, cosa farà?
Metterà a bando una quota minoritaria delle sue azioni per attrarre un socio privato e così, ciò che ufficialmente si è voluto fare uscire dalla porta facendo saltare la gara per l’affidamento del Servizio Idrico Integrato della Sardegna, rientrerà dalla finestra. Il modello è quello, per esempio, di Acea, controllata dal pubblico ma gestita dal privato, i francesi di Suez.
Adesso la domanda è: chi sarà il privato?
Faccio una scommessa: sarà una società il cui punto di riferimento italiano è pugliese come un noto uomo politico italiano. Chi vivrà, vedrà.

Abbanoa, Politica, Vetrina

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Comments (8) on “Abbanoa: le carte nascoste e il socio in arrivo”

  1. mimmo ha detto:
    28 Aprile 2026 alle 16:46

    Abbanoa==Abbaniedda…….ho detto tutto.

  2. RITA TOLU ha detto:
    28 Aprile 2026 alle 08:05

    Solo una cosa mi pare abbastanza singolare: il sindaco Salaris chiede della documentazione (giustamente come suo compito) e parrebbe, leggendo l’articolo, che nessuno gli risponda (caricandolo, fra l’altro, come lui stesso osserva, di una catasta di responsabilità che la metà basta). E cosa fa il sindaco Salaris non fa neppure mezzo passaggio in procura? Si accontenta di aver chiesto? Dubito che se ne possa (voglia) lavare le mani come il famoso Ponzio. Com’é che il sindaco Salaris, osteggiato nell’esercizio delle sue funzioni di controllo e supervisione, con gravi sospetti di irregolarità sulle decisioni assunte dal CdA Abbanoa non sente il bisogno di esporre denuncia?

  3. Antonio ha detto:
    24 Aprile 2026 alle 18:45

    Per correttezza Dovrebbe parlare i dottor Salaris e spiegare bene le cose

  4. giuseppe maria mulas ha detto:
    24 Aprile 2026 alle 14:02

    A breve si potrà votare per eliminare il reddito di giornalanza. Finirebbero gli organi di propaganda a pagamento.
    Bisognerebbe consigliare Acciona Agua a lanciare un OPA nei confronti di Abbanoa.
    Acciona è seria.

  5. Marco Casu ha detto:
    24 Aprile 2026 alle 10:00

    Mah! È altamente problematico come approccio al discorso.

    Cerco di farlo in una condizione piuttosto difficile, quella del Sardo che dubita. È vero che è obbligatorio leggere lentamente e pensare il testo ma ,..sento che la questione non è “SOLO” tecnica perché si tratta di ripensare il bene ACQUA non più come oggetto ma come ASSET , posto tra Speculazione e Rischio di Collasso.
    Corredo: è una partita sulla temporalità dell’Asset. Ciò che oggi appare come un gestore pubblico inefficiente è, in realtà, il guscio che protegge una proiezione di valore futuro. In questa simbiosi tra materia Acqua e Asset finanziario, la Sardegna non gestisce un semplice servizio, ma custodisce una cambiale strategica sulle proprie riserve profonde, pronta per essere riscossa dai grandi capitali al momento dell’exploit della scarsità.
    Tuttavia, questa strategia dell’attesa corre su un filo rasoio. Se l’asset viene mantenuto in un limbo di debolezza troppo prolungato, il degrado infrastrutturale rischia di trasformare il “tesoro dormiente” in un incaglio. Il capitale privato, di fronte a reti colabrodo, non pagherà plusvalenze per il valore intrinseco dell’acqua, ma pretenderà il controllo della risorsa a prezzo di saldo, scaricando i costi di rifacimento sulla collettività.

    Per me vi è un “momento Palantir” dell’acqua sarda che è dunque un paradosso: un asset dal valore astronomico che rischia di implodere sotto il peso della propria incuria prima ancora di essere monetizzato. La partita politica si gioca qui: capire se il regista di questa attesa saprà consegnare l’asset intatto o se, per troppa avidità o inerzia, finirà per svendere il diritto alla vita dei sardi come un bene deteriorato.
    Come Sardo, ripeto, colgo la questione unicamente in prospettiva perché il dato tecnico riesco fin troppo a comprenderlo ma posso confessarlo? È banale in termini fin troppo lapalissiani.

    P.s.: Perché una battaglia di facciata per l’eolico e invece un oblio così sfacciato , per la Questione ACQUA , ben più determinante per l abitare umano in Sardegna? Perché 5 stelle non è più un dato POLITICO ma una piaga sociologica di disarmo Politico?

  6. Paolo ha detto:
    24 Aprile 2026 alle 08:09

    Io penso che chi fa politica, chi amministra beni pubblici ha il dovere di essere chiaro limpido nei confronti dei cittadini. Sarebbe bastata la relazione del dottor Salaris del 25 Marzo fatta alla Commissione Controllo per dare impulso agli organi competenti e pretendere maggiore chiarezza. Ma in questa giunta regna la prepotenza, l’IO SONO, IO POSSO FARE, e nel campo largo sono tutti complici.

  7. Cassandra Casagrande ha detto:
    24 Aprile 2026 alle 08:06

    “…Che senso ha osannare che l’operazione è stata approvata dal 90% degli azionisti, quando di questi la Regione rappresenta più del 70% e un restante 20% lo mettono insieme Cagliari, Sassari, Nuoro, Oristano e Olbia? …”
    Partirei da qui, partirei da informazioni strumentalmente errate, partirei dalla assenza di trasparenza dell’ operazione, dal ruolo praticamente inesistente del”legislatore”, dal numero incredibilmente esiguo dei sindaci presenti in remoto e/o presenza, in pratica mi piacerebbe conoscere la definizione di “acqua bene pubblico”
    Mala tempora (lo so, mi ripeto)

  8. Alessandro ha detto:
    24 Aprile 2026 alle 07:53

    vergognoso ma la magistratura non apre nessuna indagine??

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