Volete lottizzare? Cercatevi un feudatario. Il caso degli usi civici di Villasimius

Personalmente non ho il dono dell’ironia naturale, né della comicità. Si dice lo possiedano le persone che colgono profondamente il senso drammatico della vita e che quindi sappiano neutralizzarlo con il suo contrario. Tuttavia, ho riso da morire, e insieme ho pianto, per questa delibera del Comune di Villasimius che adesso sommariamente illustrerò, badando però a non fornire ai cavillatori edilizi che la hanno confezionata argomenti per migliorare le loro tesi (che sul piano storico sono a dir poco ridicole) perché invece voglio fornirli a chi vorrà difendere i diritti della comunità di Villasimius in giudizio.

La delibera è un capolavoro: si dice di volere fare una verifica del perimetro degli usi civici di Villasimius, e fin qui niente di male, se non fosse che si celano i motivi dell’indagine. Che cosa è successo che ha scatenato questa urgenza storico-topografica? Qualcuno ha mangiato un po’ di usi civici per fare case o si è presentato il fantasma di donna Violante Carroç a dire che si sente importunata dal calpestio estivo delle sue terre? Nel secondo caso, avrei interesse a incontrare donna Violante, una delle poche aristocratiche di origine aragonese che seppe che cos’è il rimorso (per aver fatto impiccare un prete linguacciuto) al punto da farsi seppellire fuori dalla chiesa di San Francesco di Stampace dove invece giaceva l’amato e precocemente scomparso marito. Nel primo, cioè case edificate sugli usi civici, sarei curioso di sapere di chi sono i proprietari, perché sarebbe come conoscere l’editore della delibera, se la si assimilasse a un libro.

Ma se la cosa si fermasse qui, sarebbe poca cosa.

Invece il Comune dà conto di aver dato incarico a due professionisti di verificare il perimetro degli usi civici di Villasimius, i quali al termine del loro lavoro forniscono due notizie:
1) a Villasimius tutti negli anni hanno costruito su usi civici, dai proprietari di grandi alberghi a illustri possessori di ville private (accertamento che a me ha fatto sbellicare dal ridere perché ho il sospetto che la cosa possa riguardare anche un tizio di mia conoscenza, che mi ha perseguitato e fatto perseguitare dagli apparati dello Stato, ma al quale sono più che dignitosamente sopravvissuto);
2) a Villasimius, come nel resto della Sardegna, non ci sarebbero più usi civici.
Questa è così grossa che merita di essere citata per intero:
«Da una attenta analisi della documentazione storica reperita, è emerso come il territorio di Villasimius oggi non possa considerarsi gravato da usi civici. Tale affermazione trova riscontro non solo nella corretta lettura e interpretazione della Carta Reale del 15 marzo 1839, della legge del Regno di Sardegna n. 1192 del 1851 e delle Leggi del Regno d’Italia n.1105 del 4 gennaio 1863 e n. 2251 del 23 aprile 1865 e seguenti, che hanno espressamente abolito gli usi civici in Sardegna, ma altresì nell’atto di concessione da parte del Re di Spagna Ferdinando il Cattolico che nel 1504 concesse il Feudo di Quirra (che comprende anche l’attuale territorio di Villasimius) alla famiglia Carroz in “libero e franco allodio”».

Qui mi fermo. Avrei moltissime cose da dire sulla “corretta lettura e interpretazione” proposta dai professionisti incaricati delle leggi sabaude, dell’effetto che essa avrebbe su tutta la storia della Sardegna e sull’assetto attuale dei territori isolani, ma soprattutto sono quasi eccitato da quel che si potrebbe dire contro la lettura dell’infeudazione di Ferdinando il Cattolico del 1504 (a partire dalla data). Questi argomenti li fornirò a chi si opporrà a questo scempio eremeutico della storia. Per il momento, mi fa sorridere immaginare la polizia giudiziaria che vorrà occuparsi di queste case costruite sugli allodi dei Carroç, impegnata a studiare paleografia, latino, catalano e castigliano, storia delle istituzioni della Sardegna per poi redigere le sue note informative all’autorità giudiziaria che si verrebbe a trovare non di fronte all’ipotesi, nel caso di avvenuta costruzione, di abuso edilizio, ma dinanzi a una guerra feudale tra i conti aragonesi defunti (di cui nessuno sente alcuna mancanza) e i muratori e i costruttori viventi, una cosa mai vista, inedita, allettante per l’inconcludente e feroce sistema giudiziario italiano.

Resta comunque una certezza: c’è che afferma con assoluta certezza che gli usi civici non esistono. Viva il Re e affanculo la Repubblica!

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