Vogliamo sapere di chi è la colpa

martinluterkingdi Paolo Maninchedda
Ieri il post su Terna ha avuto migliaia di visualizzazioni, ha fatto molto rumore nei palazzi, ma oggi ha poco spazio sui giornali. Perché? Perché io ho fatto un errore. Immaginando di semplificare il lavoro altrui, ho pubblicato i risultati dell’indagine, non le fonti.
Oggi pubblico in calce le fonti, così il fatto che Terna abbia pagato l’energia a un prezzo incrementato del 278% risulta più evidente.
Anche perché, una volta letti i dati, c’è da chiedersi che cosa intende fare il Ministero del Tesoro, o che cosa intende fare la Ragioneria dello Stato che da un lato, nell’odio cieco verso la Sardegna, è giunta a ipotizzare di impugnare l’assestamento di bilancio della Regione Sardegna per dei refusi e dall’altro tace sull’enormità del costo aggiuntivo sopportato da una sua società. Dinanzi alla plastica dimostrazione (del valore di 40 milioni di euro spesi in più in un mese) che la revoca dell’essenzialità non stabilizza il sistema e costa di più, non si potrà dire che nessuno ha un brigiolo di responsabilità.
E poi bisognerà avere un po’ di memoria.
Io ricordo perfettamente che a Ottana venne chiesto di trasformarsi a carbone non si sa bene da chi e per che cosa.
Io ricordo perfettamente che a Ottana è stato chiesto che riaprisse la chimica, mentre a Eph non è stato chiesto nulla e tanto meno a Enel. Ricordo anche che il Governo si era impegnato con la Regione a favorire il confronto con l’Eni per gli impianti Versalis e che fino ad oggi, nonostante Regione solleciti ogni giorno, non sia riuscito a costringere Eni a sedersi.
Io ricordo perfettamente che nei corridoi del ministero si diceva che Ottana era un luogo di speculazione mentre gli altri siti erano virtuosi.
E ora? Chi sono gli speculatori? A che cosa è servito il megasistema di Codrongianos? O dobbiamo pensare che Enel e Terna guardino con sospetto e stiano reagendo alla scelta coraggiosa della Regione di cambiare il proprio sistema energetico e di non dipendere più dalle volontà di due società parapubbliche (sempre meno pubbliche e sepre più para)?
E ora che è matematicamente dimostrato, per la seconda volta (la prima volta che mi sono occupato del mercato elettrico in Sardegna, poi se ne occupò l’Autorità per la concorrenza e intervenne sui meccanismi distorsivi e, quelli sì, speculativi) che la Sardegna in campo energetico è sotto scacco e si vuole impedire che esistano imprese esterne e estranee al para-pubblico, che succede, nessuno si muove?
Io continuerò a muovermi di sicuro.
Ecco i dati (Moltiplicando quantità accettate e prezzi orari si ricavano i dati che ho pubblicato ieri):

Offerte pubbliche delle unità termoelettriche sarde in MSD Ex Ante (in .xlsx e .pdf) e quantità accettate (il prezzo e’ quello offerto – pay as bid -); Tabelle

Esiti giornalieri del mercato MSD Ex Ante in Sardegna (file .xml della cartella “Esiti MSD Ex Ante”, possono essere aperti con Excel) in cui si nota il totale movimentato sul mercato.
Tabelle

0 commenti su “Vogliamo sapere di chi è la colpa

  • Antonello ledda says:

    Concordo con Vale, aggiungo solamente e nuovamente che la risposta per la crisi di Ottana Energia deve essere data dalla ripartenza dell’attività produttiva della chimica. Un unico fronte, una unica vertenza, un unico gruppo imprenditoriale, quindi una unica soluzione.
    Si devono saldare definitivamente le due vertenze e risolverle. Una salverà l’altra è viceversa, altrimenti questi sono i risultati.

  • Vale tutto says:

    È avvertibile già da tempo della perdita di peso specifico del sito industriale di Ottana per incombenze di tutti i soggetti interessati. Negli ultimi mesi l’industria chimica è stata “assaltata” da più fronti qualcuno cavalcando l’onda e qualcuno in modo LEGGITIMO chiedendo giustizia…ma è doveroso ricordare in un territorio aggravato dalla crisi e di conseguenza dallo spopolamento negli anni il comparto chimico ha generato quel valore aggiunto con ricadute socio-economiche notevoli,l’importante è adottare una politica ambientale seria e integrarsi con gli altri settori produttivi coinvolgendo le comunità. Attualmente la crisi della centrale termoelettrica ha mutato in passato il tono e la qualità del dibattito: la chimica è stata esaltata come un aggancio forte per giustificarne l’esistenza….benissimo si passi dalle parole ai fatti. Un sito industriale e produttivo ha bisogno di servizi e utilyties e quindi la sopravvivenza della centrale è fondamentale per il presente e per generare nuovi progetti.

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