Vaccini e politica: si può non essere servi del denaro. L’esempio di Cuba

Io sono cattolico, per luogo di nascita, e cristiano per scelta (e spero per Grazia). Ma quasi ogni volta che parla un vescovo italiano, mi scende il latte alle ginocchia. Ieri è stato il presidente della Conferenza Espicopale italiana, il cardinale Bassetti, a pronunciarsi sulla crisi di governo con toni da incallito centrista. Un vescovo non di questa crisi e in questi termini deve occuparsi, ma in tempi di pandemia del mistero della morte e della invece chiarissima speculazione sulla malattia che è in atto.

Forse non si vede e non si sa che stiamo pagando un vaccino Pfizer sopra i 12 euro, quello di Moderna verso i 18, quello della Sanofi francese a circa 8, a fronte di quello AstraZeneca a 1,78?

A nessuno è venuto in mente di dire che questi sciacalli della morte e della difficoltà andrebbero almeno moralmente censurati? A nessuno è venuto in mente di dire che avrebbero solo dovuto recuperare le spese e cedere gratuitamente il brevetto agli Stati per sconfiggere la malattia?

Non si può non ammirare lo spirito e la pratica della medicina dello Stato di Cuba. Intanto si tratta di una sanità pubblica che funziona: 150 morti a fronte di 11 milioni di persone. Intanto si tratta di una sanità di Stato cui l’Italia dovrebbe guardare, almeno per imparare il senso del dovere. E non mi si dica che quello di Cuba è un regime. Lo so benissimo! So bene delle carceri di Castro. Ma conosco anche le carceri di Junqueras, il Navalny europeo per il quale nessuno muove un ciglio. Per cui non mi faccio prendere per il naso: se parliamo di libertà, parliamo di libertà; se parliamo di sanità e di sanità pubbica, parliamo di sanità.
Lo voglio dire ai materolbisti oltransisti (nel senso del Mater Olbia), ai privatisti sardi, a quelli che dicono che l’efficienza della sanità o è privata o non è.
Non è così.
La fortuna dei privati in sanità è sempre generata da un’inefficienza (naturale o indotta) della sanità pubblica. Si può prendere a modello Oristano: le inchieste giudiziarie delle chiacchiere da bar e del diritto interpretato a bischero sciolto da esponenti della Polizia giudiziaria (si veda la sentenza choc della Corte di Cassazione sul caso Canalis) ha demolito la governance pubblica che rese la Asl oristanese la prima in Sardegna nei Lea; oggi, demolita la governance a colpi di balle e chiacchiere (e di imbarazzanti silenzi su evidenti reati), la sanità privata oristanese prospera, gli ospedali pubblici sono al disastro, qualche primario passa raramente in reparto ma fa molta politica (o politichetta), e i giornali sono stracarichi delle proteste dei cittadini.

Oggi i giornali cominciano a parlare dei vaccini cubani in fase di sviluppo e che nelle intenzioni del governo si vorrebbe cedere gratuitamente agli Stati che ne faranno richiesta.
Questa è la strada di chi dà valore alla vita e avverte precisamente che cosa è uno Stato: un ordinamento al servizio del cittadino.
Si vuol forse affermare che l’Italia non sarebbe in grado di sviluppare un vaccino? Sì, non ne sarebbe più capace, non per difetto di competenze tecniche o scientifiche, ma per difetto di mentalità. L’Italia non sa più di essere uno Stato, vive in balia delle mode istituzionali, non ha il senso di sé e dei suoi doveri. E in preda ai furbi e ai forti. Solo in un paese del genere poteva accadere ciò che è accaduto in Italia e in Sardegna sulle mascherine, sulle siringhe e su quant’altro. Solo in Italia essere per i sistemi liberal-democratici può essere inteso come subordinazione al potere sovranazionale delle aziende globalizzate.
Ciò che si sottovaluta è l’effetto di questo servilismo sulle persone intelligenti.
Se oggi un giovane universitario un po’ dotato leggesse le posizioni politiche del Governo e dei partiti italiani e poi leggesse Impero di Toni Negri, darebbe ragione a Negri, con tutto ciò che di drammatico e violento questo comporta. Infatti, le uniche letture competitive con quelle della rivoluzione armata, sono quelle delle chiese dei paesi del sud del mondo, le chiese da cui viene questo Papa che non piace a chi vuole vivere tranquillo e che più passa il tempo più sta entrando nel mirino del mostro globalizzato che fa soldi su tutto, almeno quanto Wojtyla entrò nel mirino del mondo sovietico, e sappiamo come finì, purtroppo.

0 commenti su “Vaccini e politica: si può non essere servi del denaro. L’esempio di Cuba

  • Mariantonietta says:

    Condivido anche io pienamente quanto hai scritto. Ed aggiungo una (forse) provocazione: oltre quello sanitario, anche il servizio Istruzione ( e quindi tutte le scuole) DEVE essere competenza dello Stato. A tutti va garantita un’istruzione qualitativamente elevata, in qualunque parte dello Stato abbiano la sorte di essere nati.

  • Pescecani li chiamavano un tempo…
    Don Ciotti ha detto che devono rinunciare al brevetto e permettere che industrie farmaceutiche locali producano i vaccini…Mi pare giusto. Lo faranno? Mi viene da non comprare più prodotti Pfzer

  • Pro sos aprofitadores sa ‘economia’ est cussa de sos leones, de sos isciacallos: prus disastros e mortos b’at e prus lis andhat a piaghere e daet a profitu in dinari. Matessi mentalidade e maneras de fàghere cussa de chie lis andhat o cheret andhare ifatu. E matessi bombitadura faghent in Sardigna, mancari solu in númene de afariedhos de segamigasu e no de guvernu de sos Sardos, ca fintzas pro si segare casu candho, si, comente e pro ite serbit bi cheret conca e cusséntzia de cristianos, no de isciacallos e ne de leones e mancu segamentus de matza. Una ‘economia’ assurda, de gherra, cun totu sos significados infames chi tenet sa gherra.
    Condivido in prenu su chi as iscritu.

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