Una nuova tenaglia di polizia e tasse

Prima o poi si tireranno pietre anche da noi Siamo tutti convinti, quando guardiamo le manifestazioni di piazza a Hong Kong, a La Paz, a Santiago del Cile, in Libano, che queste rivolte siano ricorrenti in un altrove che non ci appartiene. Noi siamo europei, siamo nella patria delle libertà individuali, non abbiamo più bisogno di scendere in piazza e opporci allo Stato per difendere la nostra libertà.

Siamo ciechi.

Succederà di nuovo anche in Europa, perché anche l’Europa ha scelto la strada di considerare la libertà personale un ‘rischio’ per le strutture degli Stati.

Anche in Europa gli Stati tendono sempre più a identificarsi con le proprie strutture, non con la propria società; gli Stati si identificano sempre più con le proprie e tante polizie, con le proprie strutture fiscali e con tutti i poteri di controllo sull’utilizzo da parte dei cittadini della loro libertà.

Dai Parlamenti sviliti ai diritti consumati Il primo effetto di compressione si è avuto con la riduzione dei Parlamenti a meri luoghi di ratifica delle decisioni dei governi. Oggi ha più potere sulla libertà delle persone un maggiore della Guardia di Finanza che non un parlamentare. La società è diventata massa; siamo diventati tutti scemi allo stesso modo, come diceva Gaber.

La Polizia fiscale del Governo Cinquestelle-Pd È in questo quadro che va inquadrato l’art.86 della Legge di Bilancio dello Stato, in discussione nel Parlamento italiano, che è stato oggetto di una nota del Garante della Privacy Antonello Soro, non compresa quasi da nessuno rispetto alla gravissima portata di ciò che dice.

Il primo comma: fumogeni Il comma più pericoloso è il secondo, ma è bene andare per gradi.

Il primo comma è molto confuso, ma è indicativo del vero spirito della norma.

In sostanza, si prevede di autorizzare l’Agenzia delle Entrate a incrociare i dati delle sue banche dati per identificare i fattori di rischio (cioè eventuali evasioni). La cosa curiosa è che l’Agenzia lo può già fare in base a un’altra norma (Dl 201/2011, art.11, comma 4). Quindi occorre capire quali innovazioni la nuova norma apporta, perché sono le innovazioni i suoi veri ‘moventi’.

Tra queste spicca il riferimento all’23 del Regolamento europeo 2016/679 sul trattamento dei dati, il quale, guarda un po’, riguarda i casi nei quali lo Stato membro, in questo caso l’Italia, può limitare i diritti dei cittadini sulla gestione dei propri dati.

Basta leggere l’art. 23 per comprendere che l’Unione Europea ha stabilito che lo Stato membro può limitare i diritti dei cittadini sul trattamento dei loro dati per grandissime ragioni: la difesa, la sicurezza, la tutela della libertà.

Quindi il comma 1, rivela la sua reale intenzione nel voler comprimere i diritti dei cittadini sui propri dati sanciti non dall’art.23 ma dall’art.22 del regolamento citato.

Un giro di valzer per gestire miliardi di dati C’è poi un’altra spia significativa: il comma 1 dice che l’Agenzia procederà all’incrocio dei dati con un procedimento di pseduonimizzazione (cioè la profilatura dei contribuenti non con il loro nome, ma con uno pseudonimo). Giustamente il Garante fa notare un’incoerenza non sanabile: l’Agenzia, che conosce i nomi reali che stanno dietro gli pseudonimi, usa gli pseudonimi per poi ritornare ai nomi reali; cioè lo pseudonimo serve a immettere tutti i dati relativi a una persona in una procedura automatica che mira a verificare se quella persona, sottoposta a verifica incrociata dei dati già nella disponibilità dell’Agenzia (miliardi di dati anche di dettaglio, che comprendono anche i minori) è un potenziale evasore oppure no. In sostanza, l’Agenzia potrebbe far prima a non dare alcun pseudonimo a chicchessia. Cosa c’è dietro una procedura così farraginosa eppure così preoccupata di dire che la compressione dei diritti dei cittadini avviene ai sensi dell’art.23?

Il comma 2: l’inquisizione era una mammoletta Dietro c’è il comma 2, il quale va a modificare la natura dei diritti esercitabili dai cittadini sui propri dati. È chiaro? Sui propri, non su quelli altrui.

Ebbene, oggi un cittadino ha diritto, per esempio, di chiedere all’amministrazione che detiene i suoi dati, di quali dati esattamente dispone e perché ne dispone, a chi li ha resi disponibili, ma anche, e banalmente, ha diritto di chiedere la rettifica dei suoi dati e il diritto di proporre un reclamo all’autorità di controllo.

Il comma 2 è incomprensibile se prima non si ricordano questi e altri diritti tutelati dal Regolamento europeo 2016/679.

E dunque, che cosa prevede il comma 2 dell’art. 86 della Finanziaria 2020 della Repubblica italiana?

Prevede di impedire l’esercizio di questi diritti se si è sospettati di evasione fiscale, esattamente come adesso avviene se si è incriminati di riciclaggio. In sostanza, se si è accusati di evasione fiscale, non si potrebbe accedere ai documenti in base ai quali si viene accusati. Non solo: non si potrebbe neanche rettificarli, né si potrebbe adire al Garante dell privacy se quei dati fossero usati in modo sbagliato.

Questo è un modo concreto di sbilanciare ulteriormente lo Stato a favore degli apparati di sicurezza, cioè di far coincidere il diritto con le attività fiscali e di polizia.

C’è da stupirsi? No.

Lo Stato, il monopolista della forza, non agisce più al di sotto e al servizio della sovranità della legge. Lo Stato è la legge, il diritto va appiattendosi sempre più sull’interesse dello Stato, considerando la libertà e i diritti del cittadino (non parliamo di quelli quotidianamente e ripetutamente violati da certa magistratura) come una minaccia alla supremazia degli apparati.

Come recita una celebre battuta di un celebre film, se a voi sta bene, a me no.

0 commenti su “Una nuova tenaglia di polizia e tasse

  • Esistono già limitazioni incomprensibili delle libertà individuali. Ho i conti bloccati da tre settimane (Senza preavviso e senza uno straccio di motivazione) presso una
    Banca online olandese che opera in Italia e nessuno mi dice Il perché. Quindi, è già possibile appropriarsi indebitamente dei nostri soldi, senza dare spiegazione alcuna. La storia è kafkiana ma se volete un riscontro, cercate su internet “ Ing conti bloccati” e capirete a che punto siamo già arrivati e dove arriveremo.

  • Perchè? La stampa della moneta è infinita e gratuita, anche se è stato creato un sistema (BCE) per cui è acquistata dallo Stato che ha perso la sua sovranità. Il fine ultimo è, secondo me, il controllo totale della vita delle persone. Uno swichoff dall’alto renderà impossibile ogni rivoluzione.

  • Mario Pudhu says:

    A bonos contos, si no apo cumpresu male e nadu terra terra, sos datos veros de unu contribbuente veru, reale, sa ‘zustíssia’ los atribbuit a una pantàsima imbentada chi neune connoschet, podet fàghere su ‘casinu’ chi cheret e poi gàrrigat sos datos a ‘casinu’ fatu a su contribbuente reale chi no podet mai ischire ite ‘casinu’ at fatu sa ‘zustíssia’?
    E goi, a propósitu de diritos e doveres de su contribbuente, tiat èssere chi “giustizia è fatta”?
    Candho si narat sa zustíssia t’iscazet!…, sa zustíssiat ti pregonet, sa zustíssia ti currat!
    At a èssere pro àteru chi sos evasores millionàrios e milliardàrios che sunt, evasi, in carchi “paradisu fiscale”!… Tzertu, est meda prus fàtzile a che pònnere e muntènnere in galera sos mortos de fàmine ca abbituados comente sunt a istare morindhe de fàmine costant pagu fintzas muntesos in galera.

  • E necessario un vero garante del contribuente con poteri sanzionatori dei dipendenti degli uffici fiscali per limitare gli abusi. Il garante deve essere integrato con componenti delle professioni

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