Come al solito, parliamo di azioni e non di persone.
Bartolazzi è stato un pessimo assessore alla sanità della Regione Autonoma della Sardegna (come dimenticare la sua proposta di combattere la lingua blu con l’azoto liquido?), non è mai entrato in partita, non ha mai conquistato l’autorevolezza necessaria per il ruolo, ha ammiccato simpatia piuttosto che realizzato strategia. Insomma, un fallimento politico della Todde, uno dei tanti (ridicoli i Progressisti che oggi richiamano la Presidente a impegnarsi su sanità e trasporti: loro hanno rinunciato alla politica per il potere, hanno venduto Soru per il sindaco di Cagliari e un posto in Giunta. Quando si fa mercato non si torna più a fare politica, perché si è stati pagati).
Che fa Bartolazzi? Si vendica all’urbigna, sparando nel mucchio contro i Sardi, non contro chi l’ha nominato e licenziato (la Todde), ma contro i Sardi. L’arma della vendetta è un articolo pubblicato su Frontiers in Public Health, una rivista di fascia media, la quale già nel 2019 ritirò un articolo nel quale si sosteneva la non correlazione tra HIV e AIDS.
Nel 2023, stesso incidente, ennesima retractatio: questa volta lo sfondone riguardava l’efficacia delle mascherine. Insomma, la sede di pubblicazione non è propriamente il tempio della scienza.
Affinché tutti i lettori si rendano conto dell’enormità fallace delle cose scritte da Bartolazzi, ho pensato di fornire una traduzione in italiano del suo articolo (è realizzata con un traduttore automatico che ha tradotto anche i titoli della bibliografia citata; i puristi dell’inglese e del metodo perdonino).
Sarò fatto male, anzi, ammetto di essere fatto malissimo e stortissimo, però mi viene naturale, prima ancora di leggere un articolo scientifico, di buttare l’occhio sulla bibliografia utilizzata e così mi sono imbattuto nella nota 22 che cita un fantomatico Cole JM (1996), Anthropology of Sardinia, in: Shore C, Goddard VA and Llobera GL.
The Anthropology of Europe. Identities and Boundaries, by Sutton D., ed. Wiley-Blackwel, Hoboken, New Jersey, USA 320. Se si va a controllare The Anthropology of Europe è opera di Victoria A. Goddard, Josep R. Llobera e Cris Shore, non è stato edito da Wiley-Blackwel, ma da Berg nel 1994 e ristampato in seguito da Routledge. Se poi controlliamo l’indice dei saggi che compongono l’opera, non troviamo alcuna pagina dedicata alla Sardegna e tantomeno troviamo il fantomatico Cole. Insomma, la citazione sembra essere il risultato di un corto circuito bibliografico in cui spesso incorre l’intelligenza artificiale. Ovviamente, anche noi siamo pronti a una retractatio se mai Cole emergesse con un la sua Anthropology of Sardinia.
Ma andiamo oltre, uno sfondone bibliografico può capitare a tutti. Leggendo l’articolo si nota che esso è soprattutto un’analisi del Piano Nazionale Esiti elaborato dall’Agenas con specifico riferimento alla Sardegna, sulla quale si innesta una visione del sistema sanitario sardo ricavata dall’esperienza assessoriale. Se Bartolazzi si fosse limitato a questo avrebbe dato un semplice, ma rispettabile contributo alle politiche sanitarie dell’Isola. Invece il Nostro inserisce il paragrafo 3.3 Genetica, tratti caratteriali e peculiarità relazionali del popolo sardo che è un pregiudizio razzista vestito di scientificità. L’ex assessore parte da questa ricerca pubblicata su Nature, la quale ha come risultato principale che molte varianti genetiche contribuiscono, ciascuna con effetti piccoli, alle differenze di personalità fra individui. Queste associazioni risultano abbastanza stabili fra campioni diversi e persistono nei confronti all’interno delle famiglie, riducendo la possibilità che dipendano soltanto dall’ambiente familiare condiviso. Le varianti genetiche comuni considerate spiegherebbero, però, solo una forbice tra il 4,8 e il 9,3% della variabilità osservata nei punteggi dei singoli tratti, nelle analisi sulla popolazione. La ricerca rafforza dunque l’evidenza di una componente genetica della personalità, senza rendere il carattere direttamente prevedibile dal DNA. Lo precisa anche il comunicato ufficiale di Nature: “The results do not suggest that personality can be directly predicted by DNA”. Da questi risultati non discende, da solo, che una determinata popolazione sia geneticamente più suscettibile, aggressiva o introversa: quella sarebbe un’ulteriore conclusione da dimostrare con dati specifici.
Bartolazzi se ne catafotte di questa prudenza scientifica e dà sfogo al suo pregiudizio: “La diffidenza e la chiusura al confronto esterno sono un tratto caratteriale distintivo, profondamente radicato in questo contesto regionale, e sono ben evidenti ancora oggi”. Una ricerca sulle differenze individuali viene usata come lasciapassare per distribuire patenti psicologiche ai popoli. Che il DNA contribuisca alla variabilità della personalità non dimostra che la specificità genetica dei sardi produca diffidenza, chiusura o incapacità di confronto. E meno ancora dimostra che questi presunti caratteri spieghino il dissesto sanitario. Bartolazzi avrebbe potuto anche applicarsi ai Liguri e affermare che il loro Dna spiegherebbe perché sono tirchi, o perché i lombardi siano sempre di fretta o perché i siciliani invochino sempre la madre. Ma avrebbe potuto anche indagare il suo Dna e trovare il segmento del rancore.
Perché mi sono dedicato a una minchiata di queste proporzioni? Perché questa è la riedizione di un’antica minchiata che inizia con Cicerone che per difendere un corrotto come Scauro scredita i Sardi, che lo accusavano di corruzione, come trogloditi; perché è la ripetizione del disprezzo di Dante che affermava che i Sardi sono come scimmie che imitano ciò che non sanno capire; perché è la riedizione di Niceforo e del suo La delinquenza in Sardegna, con misurazione di crani incluse. Perché quella di Bartolazzi è la riedizione del pregiudizio per cui negli anni Ottanta in Veneto non affittavano le stanze agli studenti sardi per ragioni opposte: chi diceva che si lavavano troppo e chi troppo poco. Perché sono impegnato contro la politica che ricorre a bassezze culturali.

Ma insomma!
Ha rettificato dicendo che ha pure amici sardi!
…. «Omnia quae Sardinia fert, homines et res, mala sunt. Etiam mel, quod in ea insula abundat, amarum est.»
«Tutto ciò che la Sardegna produce, uomini e cose, è cattivo. Perfino il miele che abbonda in quell’isola è amaro!»