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Salvati dal vento non dalla politica, tanto meno dalla magistratura

Posted on 7 Novembre 20267 Novembre 2026 By Paolo Maninchedda 5 commenti su Salvati dal vento non dalla politica, tanto meno dalla magistratura

Da due giorni il comune di Golfo Aranci lamenta le distruzioni conseguenti al nubifragio di qualche giorno fa.
Il bilancio poteva essere molto più grave, ci dice la Protezione civile, se il vento non avesse cambiato direzione e la bufera, anziché scaricarsi in mare, si fosse abbattuta per intero sulla Gallura e su Olbia.
Olbia è stata salvata dal vento, Golfo Aranci no.
La politica, invece, a tredici anni dagli eventi tragici del 2013, è lì, ferma, come un nubifragio di menzogne che si abbatte continuamente sulla verità.
Distrutto il Piano Mancini, con progettazione esecutiva già approvata, lavori pronti a partire e stanziamenti per circa 150 milioni, si è invece iniziato l’iter di un nuovo progetto, del valore già lievitato, senza ancora muovere una sola pietra, a 250 milioni di euro e oggi solo allo stadio dello studio di fattibilità.
Il nuovo progetto ha prima negato di dover ricorrere, anch’esso, alle vasche di laminazione a favore di una galleria idraulica faraonica che dovrebbe spostare interamente le acque fuori dalla città, poi ha dovuto ammettere che qualche vasca occorre farla (e vorrei vedere!), ma prevedendola lontana dalle aree dove l’acqua naturalmente confluisce, perché in quelle, invece, si vogliono fare case (Bitti e Siviglia non hanno insegnato nulla).
Come è stato distrutto il Piano Mancini? Con un parere negativo di un dirigente regionale, spostato nell’ufficio di valutazione dell’impatto ambientale pochi mesi prima della pensione, il quale dirigente, visti i pareri positivi degli uffici regionali che avrebbero sbloccato il Piano Mancini e protetto Olbia, chiese invece un parere a un consulente esterno, il quale, guarda caso, diede parere negativo e in ragione di ciò il dirigente bocciò il Piano Mancini.
Risultato: Olbia è da tredici anni protetta dal fattore C del sindaco Nizzi e da nient’altro. Anche questa volta il vento l’ha graziata. Ma la cosa grave è che se un evento terribile dovesse domani ripetersi, gli unici interventi realizzati a protezione di Olbia si rivelerebbero quelli programmati e iniziati da me, anche con la nomina di un commissario ad acta, e cioè l’abbattimento delle opere incongrue (e mi pare che ancora, ad oggi, non siano state tutte abbattute). Nient’altro. E ciò non solo per il consenso massiccio e incontestabile che la popolazione ha riservato a Nizzi nel voler azzerare il Piano Mancini, ma anche per la superficialità con cui la Procura di Tempio ha liquidato l’esposto che io e il mio successore Balzarini le inviammo sul rischio idrogeologico di Olbia. Sono certo che se tra x anni dovesse succedere qualcosa a Olbia, il Pm di turno iscriverebbe nel registro degli indagati metà Comune e metà Regione, ma mai e poi mai la leggerezza del suo predecessore.

Lo stesso discorso, ma più comico, sta accadendo ad Bosa, la quale ha approvato una variante del Piano di Assetto Idrogeologico che riguarda le piene del Temo e che dunque andrà a rafforzare la necessità, tutta da discutere e molto discussa dalla popolazione, del sistema di fortezze che si vogliono realizzare in riva destra e sinistra del Temo contro gli allagamenti, ma non toccherà in nulla il vero pericolo cui la città è esposta, cioè l’ingresso delle acque del rio S’Aladerru nelle vie della città e la bomba idraulica rappresentata dal canale tombato che passa sotto via Lamarmora. Nessun progetto sul pericolo, altissimo, dell’ingresso nell’abitato di masse d’acqua a velocità elevata; nessun progetto sul canale tombato sottodimensionato, pronto a saturarsi in un attimo, se piove molto, e a scardinare una delle vie principali della città, ma tanti soldi, e altrettanti ai Rup, per opere faraoniche che difendono dagli allagamenti, i quali, notoriamente, fanno più danni che vittime. Ma a Bosa non si pensa a queste cose; a Bosa si investe sul turismo della birra, si acquistano lauree come se fossero banane, si lasciano i “giri” pagati nei bar, si tengono rapporti buoni e confidenziali con la Guardia di Finanza – ma questo è uno sport diffuso anche a Tresnuraghes – e tutto va bene.

In questo quadro, si pensi dove è stata appesa nei comuni della Sardegna, e per quali usi, la lettera di inizio mandato del Procuratore Patronaggio, quella sul rischio idrogeologico. È tutto un film, con copioni definiti e parti diligentemente recitate, una commedia, che ogni tanto, per essere credibile, colpisce alla cieca qualche brava persona e la scanna, questa è la Sardegna di oggi.

Rischio idrogeologico, Vetrina

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Comments (5) on “Salvati dal vento non dalla politica, tanto meno dalla magistratura”

  1. Antonio ha detto:
    7 Novembre 2026 alle 14:06

    Prof. se non ricordo male il piano Mancini prevedeva la demolizione delle Case e l’esproprio di terreni agricoli ricordo bene ?? fu per quello che la gente si ribellò

  2. massimo ha detto:
    7 Novembre 2026 alle 10:44

    Gent.mo
    Chiedo se sia possibile leggere una Sua analisi riguardo le dichiarazioni dell’ex Assessore alla Sanità Bertolazzi e ai contenuti del suo articolo scientifico su Frontiers …

  3. Roberto ha detto:
    7 Novembre 2026 alle 10:44

    A Bosa “Si acquistano lauree come se fossero banane”… tristemente vero, pure il resto…poi ci sono pure quelli che si fanno chiamare dottore anche senza aver ottenuto una laurea….i risultati poi si vedono

  4. Mario Pudhu ha detto:
    7 Novembre 2026 alle 09:27

    … Ma no, Paulu, ajó: ite b’at de timire o de criticare o cussiderare?! Prus disastros, dannos e mortos faghet (lampu, su tempus! Maleitu siat su tempus!) e prus triballu e triballos a fàghere daent a sa zente chi restat bia.
    Pro fàghere unu paragone, pessamus a sas gherras: ite prus de sas gherras e disastros bogant àteru triballu a fàghere? Faghe su contu dae s’interramortos e “pompe funebri” e ispidales, industrias, servìtzios e ispetàculos. E si Ólbia fit istada allagada che a Gaza bombardada, invetze de sighire a emigrare aiant fatu torrare totu sos Sardos emigrados! Ebbenemindhe, piticu su prexu! Adiosu a sa disocupatzione! E invetze de nàrrere “Deus nondhe campet!” si podent pònnere a pregare “Chi Deus lu fetat!”
    E si invetze de ispèndhere solu 150 milliones de éuros custos annos colados como che sunt 250 b’at de ispetare chi che pighent in carchi milliardu e prus (sempre de éuros) in su benidore e invetze de ‘navigare’ in mare si podet navigare (in mare puru, eja) ma innanti intro de tzidade etotu e si no própriu nell’oro in su ludu emmo o, si podet nàrrere, totugantos in sa fogna, sìndhigos bravos e “bravi cittadini” si s’undha no che los at trazados.
    E fintzas sos preìderos tiant tènnere medas prus missas de nàrrere e, mancari àteros sìndhigos, “celebrazioni” e “commemorazioni” de fàghere.
    Nois nàmulis tontos, o no isco ite, a sìndhigos e amigos e “fansistas” e “collaboratori”!
    E, pro la serrare, goi o gai sempre a mòrrere tocat e su male est si sos milliones (e fintzas bìculos minores) abbarrant e no intrant in su portafógliu o contu currente de chie los est ispetendhe, ca tantu de dinari (chi est sa “ostia” de totu sos devotos chi faghent sa comunione cun cussu) mancu sos canes ndhe mànigant (chi puru, si sunt famidos, mànigant fintzas sa merda, chentza nàrrere chi su deus dinari est cussa de dimóniu).

  5. Rai Mocci ha detto:
    7 Novembre 2026 alle 09:26

    Insomma siamo alle solite, ad ogni inizio della stagione piovosa, tornano gli stessi argomenti e si discute sugli argomenti già visti e rivisti, già discussi e ridiscussi. Tutto può valere finché non accadrà il prossimo disastro alluvionale !!! Ma ciò che mi lascia sempre più perplesso è l’inerzia delle comunità che i drammi li vivono sulla loro pelle…

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