Un accordo in ginocchio e la salute non tutelata. Gian Piero Scanu e l’asteismo

Continuiamo a giudicare molto negativamente l’intenzione della Giunta sarda di firmare l’Accordo sulle servitù militari predisposto disgraziatamente e in modo segreto e disgraziato con il Ministero della difesa.
Oltre agli aspetti di imbarazzante subordinazione psicologica che l’Accordo rivela nei presupposti e nei risultati voluti dalla Giunta, c’è un punto gravissimo che non può essere taciuto: il totale silenzio sulla bonifica dei poligoni, sulla accertata pericolosità dei materiali utilizzati, sui 25.000 colpi sparati a Teulada.
È scandaloso che nell’accordo tra la Sardegna e il Ministero della Difesa non venga mai citata la relazione della Commissione Scanu.
È scandaloso che non si parli di riduzione dell’estensione dei poligoni.
È scandaloso che non si parli di salute e di bonifiche.
È un accordo che fa male alla storia.
Oggi La Nuova Sardegna intervista proprio Gian Piero Scanu che non riesce a dire in italiano corrente che l’Accordo è pessimo, ma lo dice in modo brutale ricorrendo all’asteismo.
L’asteismo non ha niente a che fare con l’ateismo.
L’asteismo, con la ‘s’, è un procedimento retorico con il quale per biasimare qualcuno lo si loda (come in questo caso) o viceversa lo si biasima per lodarlo.
Scanu dice: «Bravo Pigliaru, bravo, anzi bravissimo, ha fatto un accordo con un ministro che ha le valigie, che cosa poteva ottenere di più? Certo, un vero accordo sulle servitù, non questo, dunque, fatto in tutta fretta e con le valigie in mano, deve prevedere ben altro e deve riguardare i poligoni che devono essere ridotti come da proposta del 2012, e deve riguardare la salute e le bonifiche. Ma state tranquilli, figlioli, si farà tutto nella prossima legislatura. Per ora plaudiamo a questo accordo svelto, che non contiene niente di ciò che dovrebbe contenere, ma che comunque, è svelto, arriva come un titolo di coda di uno sketch comico e ha i suoi indubbi valori estetici».
Il problema è che il giornalista ha preso sul serio Scanu e questo dimostra come sia sempre più necessaria un’educazione retorica delle nuove classi dirigenti, viceversa si racconta come sorridente un uomo che sta piangendo.