Trasparenza intermittente: il sodalizio opaco tra Università di Sassari e Regione Sardegna

È stata pubblicata la relazione per l’anno 2019 del Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza dell’Università degli Studi di Sassari.

Vi si trovano tracce delle persone coraggiose che hanno osato fare qualche accesso agli atti.

Più esattamente vi si legge: «Nel corso del 2019 (i dati sono aggiornati al 3 dicembre) sono pervenute sette istanze di accesso civico generalizzato, riferite a settori differenti riconducibili alle attività dell’Area Didattica e all’attività degli organi collegiali, inoltre è pervenuta un’istanza sul dettaglio di importi di viaggi di servizio e missioni dei titolari di incarichi politici, di amministrazione, di direzione o di governo».

A questi se ne aggiungono altri due il primo relativo «a importi di viaggi di servizio e missioni, dati patrimoniali e reddituali, titolari incarichi politici e di governo, il secondo alle procedure di affidamento dei servizi di manutenzione di impianti e attrezzature antincendio».

Se anche non è ancora possibile sapere per quali viaggi e missioni e con quali fondi sono state spese alcune somme, è pur vero che la trasparenza del sito dell’Università di Sassari è aumentata, un po’ anche per merito nostro. Restano angoli impenetrabili, di statini registrati subito e altri registrati dopo molto tempo, secondo scansioni imperscrutabili. Ma lentamente il coraggio si farà strada e prima o poi i fattori sommersi diventeranno imbarazzanti galleggianti.

Tuttavia vi è un di più. Il responsabile per la trasparenza dell’Università dà questa notizia (ovviamente taciuta dai media): «Si segnala che in data 18 gennaio 2019 è pervenuta all’Avvocatura di Ateneo una segnalazione che, seppure in forma anonima, riferiva fatti e condotte di oggettiva gravità rilevanti, in astratto, sotto il profilo penale e disciplinare, oltre che riconducibili alla normativa in materia di trasparenza e anticorruzione.
La segnalazione anonima, corredata da n. 14 documenti, è stata immediatamente resa nota al Rettore, al Direttore Generale nonché al Responsabile dell’Ufficio Relazioni con il Pubblico e Prevenzione della Corruzione, per l’adozione dei provvedimenti di competenza.
Inoltre, in considerazione della rilevata sussistenza, in astratto, di reati procedibili d’ufficio, l’Avvocatura di Ateneo ha formalizzato alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Sassari la comunicazione ex art. 331 c.p.p., in relazione all’art. 361 c.p., depositando all’uopo l’originale della segnalazione anonima e della documentazione allegata».

E dunque la domanda è: che cosa è accaduto di così grave da determinare una segnalazione in Procura? Ma questa domanda, che mette sotto osservazione l’Università come grande luogo di mediazioni sociali tra i vertici delle classi dirigenti, non viene valorizzata sui media, anzi, viene taciuta perché imbarazzante, secondo la logica manette di stampa per i topi di campagna e nebbia di regime per i topi di città.

In Regione ancora non è leggibile la Relazione relativa al 2019. Sarà utile vedere come verranno trattate alcune questioni, non ultima quella ridicola e inquietante da noi segnalata sulle delibere non pubblicate per le quali si può chiedere di essere avvistati quando verranno pubblicate (sarà interessante vedere quale sistema di conservazione della banca dati delle mail la Regione ha adottato).

Ma più rilevante sarà vedere come verrà affrontato il caso delle nomine avvenute ovviamente su basi di autocertificazione che però qualcuno, come si sa, deve pur sempre verificare. Anche perché c’è un precedente imbarazzante. Un precedente della Giunta Pigliaru sul quale il responsabile in carica della Trasparenza della Regione Sardegna ha assunto il provvedimento che la legge prevede in questi casi: impossibilità, per i membri dell’ultima Giunta Pigliaru, per tre mesi di conferire incarichi. La vicenda è tutta ricostruita in questo provvedimento.

Si apprende, leggendo che si tratta di una nomina:
– avvenuta il 22 gennaio 2019 con una Delibera di Giunta;
– una nomina portata “fuori sacco” dall’Assessore alla Sanità senza coinvolgere nell’accertamento dei requisiti del nominato la Direzione generale;
– una nomina rispetto alla quale il 25 gennaio, cioè dopo la Delibera di Giunta ma prima del Decreto di nomina (avvenuto il 5 febbraio), il responsabile del servizio Attuazione della programmazione sociale aveva segnalato all’Assessore alla Sanità la sussistenza dell’ineleggibilità del nominato;
– che il procedimento del responsabile della trasparenza è stato attivato da esposti, presentati anche all’Anac, a partire dal maggio 2019.

Detto questo, su cui si potrebbero dire tante cose ma che taccio per non dare la stura alla memoria e alla rabbia, si pone un problema non banale per il responsabile della Trasparenza della regione Sardegna.

Le iniziative di sindacato dei consiglieri regionali di opposizione sulle nomine di diversi Direttori generali attuali in assenza di requisiti, per quanto tardive e maturate in un lungo sonno, valgono esattamente come le segnalazioni all’Anac del caso appena esaminato.

L’accertamento dei requisiti dichiarati, come nel caso censurato della Giunta Pigliaru, deve pur essere in capo a qualcuno e non considerarsi concluso con l’autocertificazione dei nominati. Da chi e come sono stati verificati i requisiti dei Direttori nominati?

Mentre la nomina della Giunta Pigliaru non ha prodotto alcun costo per l’Amministrazione regionale, le nomine dei Direttori generali sono onerose.

Come valuta il Responsabile della Trasparenza la presentazione del disegno di legge di modifica dei requisiti di legge richiesti per le carica di Direttore generale dell’amministrazione regionale sarda, una conferma della precedente assenza dei requisiti o come un’incontenibile pulsione riformista, irrelata rispetto alle segnalazionid ell’opposizione?

Insomma, c’è da augurarsi che non esista una trasparenza per le Giunte uscenti e una per quelle entranti.