Terna dà l’essenzialità alle fabbriche in dismissione e la nega alle fabbriche aperte

ternadi Paolo Maninchedda
È sempre interessante confrontarsi con le grandi controfigure para-private dello Stato italiano, come Terna. Sembra di stare di fronte a quei personaggi tragici del Seicento e del Settecento che pensavano di coprire le pustole della sifilide con il cerone e il trucco.
Con Terna i conti tecnici non tornano mai, bisogna controllarli bene, soprattutto quando si tratta di Sardegna, perché nessuno mi toglie dalla testa che dentro Terna deve esserci qualcuno che pensa che qui da noi le scuole frequentabili non superino il biennio delle elementari e che dunque nessuno legga più di tanto, faccia di conto, confronti, si faccia domande e, di conseguenza, capisca.
Stanotte ho verificato le informazioni disponibili su ogni impianto ammesso al regime di essenzialità per il 2016.
Come ricorderete per la Sardegna vi è il solo impianto di Assemini.
Perché solo Assemini? Mistero dei misteri, l’impressione è quella che a guidare la scelta sia stato un calcolo politico primitivo, e cioè che qualcuno, forse lo stesso che sospetta che qui da noi non si vada oltre il biennio delle elementari, abbia detto: «Beh, chiudere tutti gli impianti in Sardegna è impopolare! Lasciamone uno a caso».
Il problema è che, come ben dimostrato dal prof. Tacazz, le scelte fatte a capocchietta di spillo, svelano spesso l’intenzione di chi le fa anziché il contrario.
Infatti, la centrale Enel di Assemini è una centrale che, per esempio, nel 2013 ha funzionato due giorni e mezzo, ma soprattutto che Enel ha già dichiarato in dismissione. Quindi Terna ha scelto per l’essenziale equilibrio della rete, un impianto in dismissione. Ma non basta.
Quando scade l’Autorizzazione Integrata Ambientale di Assemini? Ve lo dico io, perché l’ho chiesto al prof. Tacazz, scade a febbraio 2016.
Quindi Terna, il gigante infallibile, sceglie per il regime di essenzialità della Sardegna, una fabbrica che nell’ultimo biennio ha lavorato talmente poco che Enel vuole dismetterla e che ha le autorizzazioni ambientali in scadenza.
E noi dovremmo credere che dietro il regime di essenzialità ci siano solo ragionamenti tecnici e non invece un brutale calcolo economico fatto pagare in misura ingente ai sardi?
Poi, nel corso della notte, ho approfondito altri temi con risultati molto eloquenti sulle slealtà di Stato elettriche. Ne pubblicherò una al giorno da qui al 27, sperando di trovare compagnia in una battaglia che è decisiva per avere il tempo di convertire e trasformare il sistema industriale della Sardegna.

0 commenti su “Terna dà l’essenzialità alle fabbriche in dismissione e la nega alle fabbriche aperte

  • Giorgio Asuni says:

    Chiedo umilmente scusa per lo spazio che rubo, ancora una volta, al blog di Sardegna e Libertà, ma credo sia utile da parte mia, intervenire su un tema importante di politica industriale, non per criticare o assecondare posizioni espresse su questo blog da altri interlocutori autorevoli, ma solo come contributo al tema.
    Intanto per ribadire la positività della grande forza unitaria messa in campo da tutti gli attori sociali e politici, attorno al tema dell’essenzialità per le centrali sarde, era da tanto che non si vedeva questa grande consapevolezza dei rischi che corre la Sardegna produttiva e attiva se passasse il disegno di Terna e di chi vuole, la Sardegna:terra senza attività produttive e inginocchiata a chiedere assistenza col capello in mano.
    Vorrei che il tema dell’industria e della sua difesa fosse consapevolezza di popolo, dei suoi addetti e di tutti quelli che hanno la consapevolezza che senza uno sviluppo equilibrato tra attività produttive ( Industria) agro-industria, turismo e servizi non c’è futuro per nessuno, tanto meno in Sardegna e ancora meno ad Ottana.
    Lo sviluppo ha bisogno di visione, ha bisogno che gli attori deputati a pianificarlo remino nella stessa direzione, soprattutto ha bisogno di scelte politiche e coraggio di attuarle anche quando ideologicamente, viene contrastato in nome di un Dio ambientalista, di cui non si conosce ancora un miracolo.
    Ha bisogno di un contesto ambientale idoneo e territori che lo rivendicano, solo in un contesto del genere è probabile che le imprese e i loro imprenditori rischino i propri capitali nelle intraprese.
    Detto del contesto continuo a non capire coloro i quali sono critici rispetto alla lotta unitaria che stà difendendo l’unico presidio industriale rimasto ad Ottana.
    E’ un presidio che può dare prospettiva all’unica filiera petrolchimica rimasta in Sardegna dopo la fuga dell’ENI e delle alternative ad essa, esclusa proprio Ottana, dove operano oggi due società Ottana Energia e Ottana Polimeri che hanno una compagine societaria non scelta dall’ENI e non foraggiata da denaro pubblico.
    L’attività di queste due società andrebbe difesa e rilanciata con scelte di politica industriale di grande visione, perchè ancora in grado di dare occupazione, salari, e speranza, altro che lesioni personali.
    Io sono tra quelli che si è speso e continua a crederci nella difesa di questo presidio, ma sò bene che esso può essere fatto solo con una grande unità, perchè attivare un processo di condivisione per la necessaria conversione della Centrale elettrica da Olio BTZ ad un combustibile fossile più economico e più sostenibile sul piano ambientale non è cosa facile;
    Non siamo in Germania, in Francia, in Belgio o in altri stati europei dove il colore dei combustibili viene visto non in termini ideologici ma piegato a ragioni di rigorosi controlli per il loro corretto uso.
    Abbiamo inoltre un altro grande handicap in Sardegna, siamo l’unica Regione in Europa che non ha metano e questo condanna l’industria, le attività produttive e le stesse famiglie.
    Detto questo capirei certi ragionamenti che si fanno circa l’attività produttiva del sito di Ottana, se fossimo di fronte ad un imprenditore, che tirando a campare, non avesse mai manifestato la volontà di ammodernare la Centrale Elettrica per renderla più compatibile, di quanto non lo sia già sul piano ambientale, ma soprattutto più performante sul piano economico e aggressiva nel mercato, non siamo di fronte a questa situazione.
    Al contrario l’azionista della Società Ottana Energia, ha presentato in più occasioni progetti esecutivi di conversione della Centrale, quelli possibili, e quelli futuribili legati al metano.
    E’ bene che questo sia chiaro a tutti, meglio abbandonare pregiudizi, simpatie o antipatie e guardare in faccia la realtà: Ottana ha un futuro e con essa i lavoratori e il territorio, se si riuscirà a difendere il presidio energetico in capo all’attuale centrale, perchè senza di esso non c’è futuro per quel presidio, non c’è nè Clivati, nè Indorama, nè altri cavalieri bianchi che possano salvare questa situazione, il resto sono seghe mentali!!!
    Non si produce PET senza energia elettrica e senza vapore; non si rende competitivo un sito che lo vuole produrre; senza che il territorio lo faccia proprio; senza che i centri decisionali attuino politiche industriali in grado di rendere il sito competitivo; non si rende competitiva la filiera del PET senza le giuste integrazioni tra raffinazione e petrolchimica; ma soprattutto non sarà possibile la difesa, il rilancio e la prospettiva del sito senza che chi ci lavora ci creda, o continui ad invocare assetti societari, o padroni congeniali, sarebbe meglio per costoro cercare magari soluzioni salviviche in altri settori o in altri contesti territoriali.

  • Antonello Ledda says:

    Buongiorno a tutti!
    Voglio solo specificare che quando intervengo sui temi dell’essenzialità parlo e posso parlare solo nello specifico di Ottana. Conosco la situazione in quanto parte lesa ed è mio uso parlare solo di ciò che so.
    Fatta questa precisazione, ricordo a tutti ancora che il problema della Centrale di Ottana non è Terna, ma bensì il fatto che non ha più clienti!Perchè? La centrale è nata oltre 40 anni fa,per fornire corrente e utilities alle aziende del sito. Bene. Semplicemente nel sito non ci sono più aziende. L’ultima la più grande rimasta Ottana Polimeri è praticamente chiusa. Allora si è usata Terna e l’Essenzialità per tenere in vita “polmonati” almeno i 100 posti di lavoro della Centrale. Ora mi chiedo e vi chiedo: Non è più semplice anzichè piangere da Terna, chiamare e convocare d’urgenza Indorama? chiederle perchè è andata via e cosa possiamo fare tutti nell’immediato per riavviare subito gli impianti e renderli produttivi. Ma adesso, non tra 2 anni, subito, con un percorso di sgravi, di aiuti nei trasporti, di qualunque cosa per riavviare subito e dare a Ottana Energia 1 cliente. Poi avanti con i progetti presentati dal Managment di Ottana Polimeri, OK benissimo, va bene, ma occorre avviare subito almeno una parte degli impianti della chimica.
    Ripeto parlare con Indorama, è più urgente che non parlare con Terna. Se questo fosse stato fatto subito ora non ci troveremo in questa situazione.
    E vi chiedo ancora: Se anche concedono l’Essenzialità, per quanto crediamo di poter andare avanti con questa tiritera? Senza chimica?Senza aziende esterne che lavorano negli impianti?
    A lei Dott. Maninchedda chiedo: Se un operaio di Ottana Energia le chiedesse un consiglio sul poter prendere un mutuo per la casa, cosa risponderebbe?
    Questi operai, questi esseri umani!!, le loro famiglie si meritano questo?
    In un precedente post ho scritto che non si doveva far andare via gli Americani da Ottana. Lo confermo e ribadisco. Ora se è vero che Indorama è ancora a Ottana, almeno non facciamo 2 volte lo stesso errore.Ripeto Usiamo l’Essenzialità con progetti di riavvio immediato della chimica!

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