Terna: come ti ammazzo la Sardegna in tre mosse

174d89c3affacd3a273efb72b62eb8f7di Paolo Maninchedda
Non è preterintenzionale. La distruzione del sistema industriale della Sardegna da parte di Terna non è preterintenzionale, è premeditata. Trattasi di attacco premeditato e lo dimostro.
Possono essere individuate tre mosse coordinate, non contradditorie e ben chiare (e quindi premeditate) nei confronti della Sardegna:

– La prima è il trasferimento del centro di controllo di modulazione dei carichi di Terna da Cagliari in Piemonte  http://www.sardiniapost.it/cronaca/terna-lascia-cagliari-la-protesta-la-nostra-rete-elettrica-gestita-dal-piemonte/  portando il livello decisionale fuori dalla Sardegna con riduzione della capacità critica verso i propri riferimenti centrali (Roma) per come viene gestita la rete. Piccolo inciso: le competenze umane che nel 2003 salvarono la Sardegna dal Black out italico vengono così perse definitivamente (https://it.wikipedia.org/wiki/Black_out);

-La seconda è la chiusura del regime di essenzialità dei maggiori impianti termoelettrici sardi cosi da rendere dipendente dai produttori del continente (e dal funzionamento del cavo) il sistema energetico isolano. In tale modo viene creata la premessa per affermare che il sistema produttivo non ha più bisogno di misure compensative per l’insularità;

– La terza e ulteriore conseguenza sarà probabilmente l’abolizione del sistema della “super interrompibilità” nato nel 2010 e ridenominato “salva Alcoa” che forniva ai consumatori della Sardegna la possibilità di rendere disponibile a Terna lo “stacco” repentino dei propri consumi elettrici in cambio di una remunerazione. Infatti nel 2010 nel provvedimento adottato veniva riportato che «Terna evidenzia situazioni di estrema criticità di esercizio in sicurezza del sistema elettrico in Sardegna…stante le criticità Terna denuncia la necessità di adottare misure urgenti per rendere disponibili strumenti dedicati….che garantisca, con la massima disponibilità, affidabilità e continuità, la possibilità di ridurre la domanda elettrica nell’isola in ottemperanza alle istruzioni impartite da Terna». Se non sussistono più criticità tali per cui serve il centro di controllo di Terna a Cagliari e non vi sono impianti in essenzialità cadono anche le motivazioni fondanti di quel provvedimento per chi ha bisogno di grandi quantità di energia. Dopo aver spostato quindi il “cervello” del coordinamento di Terna Sardegna, colpito i “polmoni” dei produttori elettrici sardi, verranno piegati i “muscoli” dei grandi consumatori energivori sardi (come la Portovesme – Glencore, i cementifici…)  creando “la paralisi” definitiva del sistema produttivo isolano e  qualsiasi nuovo insediamento con consumi intensivi.

Però c’è un però; zio Paolo ha scoperto una piccola falla nell’omicidio industriale premeditato organizzato dai nipotini di Giolitti. Ne parliamo domani.

Nel frattempo torna chiara una domanda: fino a quando i miei colleghi di Giunta, i parlamentari, i consiglieri regionali continueranno a non porsi la domanda centrale: chi decide per noi? Perché non reagiamo come hanno fatto i catalani, ci mettiamo tutti insieme e proclamiamo che noi decidiamo per noi? Facciamoci questo regalo di sovranità e di intelligenza!

0 commenti su “Terna: come ti ammazzo la Sardegna in tre mosse

  • Mario Trazzi says:

    “Facciamoci un regalo di sovranità e intelligenza” e diamo un senso sociale al nostro incarico

  • Antonello Ledda says:

    Solo una domanda, giusto per capire meglio io!
    Tutti i giorni parliamo dei temi della sovranità, indipendenza e autodeterminazione della Sardegna! Confesso che è un argomento affascinante e che mi ha sempre interessato.
    Mi chiedo però, come possiamo essere autonomi e decidere noi le sordi della Sardegna se solo per garantire l’occupazione in 3 centrali Sarde dobbiamo andare con il cappello in mano da Terna (vedi Stato Italiano)?.
    Faccio un piccolo esempio giusto per spiegarmi meglio:
    Supponiamo che il progetto Stato Sardo sia già in essere e attivo, chi pagherebbe l’Essenzialità a queste centrali? Lo stato Italiano sicuramente no. Anzi essendo queste centrali nello Stato Sardo, non dovrebbero essere neppure essenziali! Quindi? Come si farebbe per tenerle in vita, Staccheremo i cavi SAPEI e SACOI allora potrebbero essere Essenziali per la Sardegna! Ma chi contribuirebbe economicamente! Ricordo che l’Essenzialità non è un servizio ad Honorem. Lo pagano gli Italiani (tutti) in bolletta!
    Quindi chiedo: Come facciamo a reclamare Indipendenza e Sovranità se siamo i primi a chiedere i soldi a Roma (Terna).?
    Per assurdo mi pare molto più logico chiedere di rendere la Sardegna autonoma elettricamente dal continente e gestirci noi con le nostre centrali (sempre sia possibile?). A quel punto potremmo fare noi il bello e cattivo tempo.
    Non essendo però molto ferrato in materia di sovranità e indipendenza, chiedo chiarimenti allo “zio Paolo”.

  • Caro zio Paolo non vedo l’ora di scoprire la piccola falla che hai scoperto, nel frattempo hai tutta la mia solidarietà (per quanto possa servire) e il mio cordoglio per la tua continua solitudine in questa battaglia.
    Sarebbe doveroso e responsabile avere almeno il supporto della Giunta in particolare di chi ha la delega in materia di energia.
    Tanti cari saluti e buon lavoro
    Francesca

I commenti sono chiusi.