Indipendenza, Politica, Stato sardo

Secondo ricorso contro il governo italiano.
L’esperienza dell’inaffidabilità italiana rende indipendentisti

photodune-4205205-back-of-executive-liar-xs-200x300di Paolo Maninchedda
Ci vuole pazienza, ma piano piano si capisce chi sono gli alleati e chi gli avversari.
Abbiamo passato, come Partito dei Sardi, due anni e mezzo a ripetere in Giunta che il Governo italiano è ontologicamente inaffidabile (basti pensare che la finanziaria in discussione in Senato manca, già oggi, di qualcosa come 5 miliardi che verranno coperti con nuove tasse, ma ovviamente non se ne parla durante il referendum, le si applicherà dopo).
Per un certo periodo siamo stati considerati delle fastidiose cassandre.
Poi sono arrivate le cialtronerie di Stato. Galletti (il ministro dell’ambiente, lo ricordo perché in questo governo di Uno, gli altri sono per lo più sconosciuti) che si vuole rimangiare i soldi per l’alluvione di Olbia e per il rischio idrogeologico di Cagliari (e Pigliaru che lo manda al diavolo). La Pinotti (il ministro della Difesa elicotterista estivo) che si rimangia tutto sulle servitù militari e si tiene la base di Santo Stefano (e Pigliaru che ormai manco la vede). Il vecchio ministtro delle attività produttive, la Guidi, che in Sardegna non ha chiuso una che si dica una vertenza industriale (il nuovo ministro Calenda è in prova). L’Eni che prima raffinava petrolio e adesso raffina chiacchiere. Terna che fa investimenti di segno opposto agli scenari previsti dal Piano Energetico Regionale (Codrongianos è una grande accumulatore che noi speriamo vivamente di lasciare a collana alla compagnia italiana, visto che stiamo investendo sulle isole energetiche). Anas che gestisce un portafoglio da 1,2 miliardi di euro di soldi sardi (ma qui la colpa è del Consiglio Regionale che non ha voluto fare l’Anas sarda), non rispetta mai le scadenze pattuite e, sarà un caso, vede tra le sue aggiudicatarie (ma questo il mitico Cantone che confonde gli errori con la corruzione non lo ha rilevato) sempre un gruppo ristretto di dieci aziende (in Sardegna ancora più ristrette, cinque, di cui una accampata lungo la SS 195 che paga a 220 giorni i subappaltatori che hanno abboccato a queste clausole contrattuali capestro).
Adesso è arrivato Padoan, che ci sta riprovando a fare illegittimi accantonamenti sulle tasse dei sardi. Ieri in Giunta si è deciso di opporsi al decreto. La proposta è venuta dall’assessore del Bilancio che con questo porta a casa, a suo merito, il secondo ricorso di fronte alla Corte Costituzionale in materia di finanza pubblica.
Noi del Partito dei Sardi siamo contenti di notare che ciò che non fanno il nostro esempio e le nostre parole lo fa il vizietto dei governi italiani. Sono entrato in una Giunta che faceva della fiducia preventiva verso il governo italiano una scelta che noi non condividevamo; oggi mi ritrovo in una Giunta che sta costruendo il fronte delle isole del mediterraneo (cioè che sta facendo finalmente politica estera e europea), che guarda con sempre più sospetto i comportamenti dell’amministrazione e del governo della Repubblica italiana, che cerca contatti diretti e non mediati con gli altri stati (vedi Cina), che si sta dotando di una propria competenza fiscale (Agenzia delle Entrate), che, in una parola, sa di dover fare per lo più da sola o comunque non avendo l’Italia al fianco, ma dietro.