Sardara: Giustizia sputtanation

Cominciamo col ricordare, a noi stessi prima di tutto, che l’unico ad essersi dimesso da incarichi regionali per essere andato al pranzo di Sardara è il dottor Sorrentino, validissimo manager dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Cagliari. Posto che per me nessuno avrebbe dovuto dimettersi e che se avessi partecipato al matrimonio senza sposi e l’autorità giudiziaria mi avesse chiamato a rispondere, mi sarei appellato ai miei diritti costituzionali (perché a un magistrato che non indaghi su un reato – ma che indaghi per trovarlo ad ogni costo – poco deve importare che cosa faccio, dove vado, con chi parlo e che cosa penso) resta il fatto che solo uno ha avuto l’alta dignità di dimostrare la propria libertà. Gli altri hanno piagnucolato, balbettato, detto balle clamorose a mezzo stampa, ritrattato le balle, insomma, un siparietto della debolezza umana, uno sketch di cosa possa fare la paura sugli animi deboli.

L’indagine della magistratura su Sardara è un’indagine medievale, svolta con moventi imperscrutabili, ma che sicuramente ha ottenuto l’effetto di portare l’evento e il suo accertamento alla ribalta nazionale italiana. È stata condotta in questo modo: «Cittadini, cristiani e non cristiani, è arrivato a Sardara l’Inquisitore, che come voi già sapete, sa tutto dei vostri imbrogli, delle vostre trasse (trassa=imbroglio con gusto). Se vi sedete e confessate, avrete salva la vita e la borsa, diversamente sarete sottoposti a verifiche, interrogatori, interrogatori a sopracciglie alzate, interrogatori a tintinnio fantasmatico, interrogatori a teatro (interrogatori a teatro= “il tuo socio ha già confessato, canta la tua messa”)».

Questo tipo di indagini, accende subito un altro tipo di persone: gli odiatori seriali, gli invidiosi sociali, i cecchini della denuncia anonima. E puntualmente, come oggi rivelano i due quotidiani sardi all’unisono, su Sardara è partita la segnalazione anonima, che unisce le mele con le pere, l’alluce con lo zigomo, il naso con la rotula, ma a prevalere nel cervello degli untori è un altro organo, quello deputato ai rifiuti e delimitato da una cornice inchiappata (chiappa=sporgenza). Ovviamente, i giornali sardi arrivano dopo che Il Ratto Quotidiano, organo della Immonda Inquisizione, aveva dedicato all’esposto anonimo un’intera pagina di narrazioni allusive, in perfetto stile immondizio.

E dunque, il polpettino avvelenato consiste nel dire che a Sardara si sarebbe dovuto discutere di una gara d’appalto, una gara persa da un’impresa seria, e poi a questa assegnata in ragione dei ricorsi presentati, ma originariamente persa.
E tutto da dove parte?
Parte dall’odio verso un comunista intelligente, Salvatore Corona, uno che ha gestito il patrimonio della Fondazione Berlinguer passando le consegne al successore con, nell’inventario, per quel che ne so io, anche le penne biro presenti in magazzino in principio, e la gelosia per una cooperativa di servizi, la Coopservice, che tiene con tutti, partiti e istituzioni, oltre che buoni rapporti anche adeguate distanze. Quale occasione migliore di una forte operazione di sputtanation verso l’uno e l’altra grazie al pranzo senza sposi di Sardara?

Cominciamo con la logica.
Ma da quando in qua si invitano 40 persone per parlare pelosamente di un appalto vinto?
E che minchia gliene poteva fregare dell’appalto vinto al comandante della Brigata Sassari?
Oppure ai fratelli Patteri-Casula (con i quali andrei volentieri a pranzo, perché sono persone molto gradevoli, ma a patto che mi raccontino della massoneria oristanese), cosa gliene poteva fregare a due alti dirigenti regionali che non devono chiedere niente a nessuno e niente possono dare, di parlare di un appalto di servizi?
Ah, ho capito, il ragionamento potrebbe essere questo. Alcuni membri del sottogoverno regionale cominciano a guardare con preoccupazione al futuro, perché, come è noto, chi ha fatto parte dei Gabinetti della Giunta, per i successivi dieci anni è un appestato e non trova lavoro.
Quindi, i vari capi di gabinetto, segretari ecc. stavano cercando lavoro e per esibirsi agli occhi dei futuri datori di lavoro, avrebbero esibito le loro relazioni politico-istituzionali.
Ma chi pensa queste cose ha la benché minima idea dell’altissima considerazione di sé che mediamente hanno i vertici dell’amminsitrazione regionale?
Nessuno si sente comparsa e a nessuno piace in alcun modo fare la comparsa. Solo il Presidente può esibire la Corte, ma quando lo fa si indebolisce, perché i cortigiani tendono a mangiarselo in umido, cioè creando la palude burocratica.

Secondo l’untore, dunque, questa gente sarebbe andata, nella migliore delle ipotesi, a chiedere aiuto per il futuro in pubblico, di fronte a 40 persone, come si fa nelle riunioni degli alcolisti anonimi, confessando le proprie paure, l’incubo che qualcuno possa capire che non sanno fare quasi niente se non assistere chi gestisce il potere?
Ma non sarebbe stato più semplice un colloquio a due, riservato, dove una persona può anche piangere e chiedere pietà?
No, per l’untore questa normalità è ingiusta, perché non permette a lui di svolgere il suo compito di killeraggio spinto. E quale sarebbe stato il vantaggio di un’impresa a fare umilianti selezioni pubbliche di papaveri momentanei?
Non sa rispondere manco l’inquisitore.

Di conseguenza, si arriva al parossismo della sputtanation road.
Seguite la logica.
C’era l’ex assessore Cristiano Erriu? Come ce lo cuciniamo? Semplice: Erriu, in quanto Direttore del Centro Studi della Camera di Commercio di Cagliari ed ex Assessore agli Enti Locali, non poteva non conoscere il Presidente della Commissione, che è un dipendente delal Camera di Commercio di Nuoro. Semplice, no? Una logica stringente.

C’era Salvatore Corona, cioè un dipendente della società che la Commissione ha giudicato perdente? Non importa, perché al pranzo c’è anche un membro della commissione, Umberto Oppus, che ha bocciato la Coopservice, ma se dopo è andato al pranzo, significa che ha fatto finta di bocciarla, sapendo che bocciando in realtà avrebbe promosso e che poi sarebbe andato a pranzo. Logico no?

C’era Sorrentino? Come ce lo cuciniamo? Qui l’untore raggiunge livelli d’odio straordinari. Ecco l’argomentazione: siccome il bando vinto dalla Coopservice con i ricorsi, e solo con i ricorsi, era stato bandito dall’Aspal, l’Agenzia per il lavoro della Regione sarda, fino a un po’ di mesi fa diretta da Massimo Temussi, oggi Commissario della Asl unica sarda, per la proprietà transitiva del menga, Sorrentino, collega di Temussi perché Direttore generale dell’AOU di Cagliari, era lì perché collega di Temussi, che non c’era e non c ‘entra manco di striscio… Chiaro no?

Ora la domanda è: ma perché si buttano soldi e tempo su queste volgarissime menzogne? Risposta: perché le impiccagioni pubbliche fanno notizia. Consiglio a tutti di leggere oggi sul Riformista un appunto autografo di Enzo Tortora ritrovato dalla figlia sulla Giustizia in Italia. Illuminante.

0 commenti su “Sardara: Giustizia sputtanation

  • Condivido quanto dice Roberto. I reati sono teoricamente configurabili. Magari rientrano tra quelli depenalizzati e soggetti a sanzione amministrativa. In alcuni casi, quale quello del comandante del Corpo Forestale credo, da quanto si apprende dalle cronache, che sia configurabile, come già detto, anche ben altro. Quanto poi alle lodi rivolte ai proprietari della struttura, già fortunati rispetto ad altri imprenditori della stessa categoria in quanto potevano avere ospiti nella struttura termale, forse non sapevano che i pranzi al chiuso erano vietati ? Mentre tutti gli altri ristoratori boccheggiavano perchè non potevano aprire e lavorare, loro, già fortunati, organizzano un pranzo per quaranta persone? Idem per il validissimo Sorrentino. Sarà anche il miglior manager in circolazione ma proprio un rappresentante del mondo (quello dei medici) che forse più di altri ha pagato un elevato prezzo anche in termini di vite, come può essere giustificato per aver palesemente violato le norme in vigore? Ed Erriu in altro articolo elogiato per aver ammesso la sua presenza, poi alla fine della fiera davanti all’autorità giudiziaria cosa ha fatto, taciuto.
    E poi in caso di intervento delle forse dell’ordine per, mi pare, evidenti violazioni della normativa anti pandemia perchè la Magistratura non dovrebbe intervenire? Si è vero le gogne pubbliche fanno ribrezzo e paura, ma anche il voler, sempre ed in ogni caso, giustificare qualsiasi comportamento solo perchè giornali e magistratura ogni tanto vanno oltre il consentito non mi pare un bel metodo per risolvere i problemi. Poi di cosa si parlasse poco mi importa. Fosse stato anche un ritrovo conviviale quelle persone in quel posto non ci potevano e dovevano stare. e quella struttura non poteva ospitare nessuno per pranzi. Almeno per i comuni mortali le regole sono queste.
    Il problema è che chi fa parte di certi ambienti pensa di essere al di sopra di tutto e di tutti. Il senso di impunità per comportamenti non consoni fa parte oramai della maggior parte della classe dirigente italiana. Quei signori fanno parte, per ruoli ricoperti, della classe dirigente Sarda. A voler tacere che la pubblica amministrazione non consoce cosa sia l’auto controllarsi e magari l’auto punirsi. Almeno per i forti. In paesi con una cultura ed una moraltà diversa le dimissioni non solo sarebbero state richieste ma sarebbero state formalizzate all’istante ma non per la presenza di reati ma per il ruolo ricoperto infangato dal comportamento tenuto.

  • La vicenda opaca di Sardara ha sicuramente acceso gli animi degli odiatori seriali, degli invidiosi sociali, dei cecchini della denuncia anonima. Tuttavia credo che contribuisca pesantemente a spegnere la speranza di tanti ingenui che credono ancora, aimè faticosamente, che oggi la politica sia una nobile attività, per la quale alcuni cittadini decidono di impegnare parte della loro vita per tentare di migliorare il futuro della società in cui vivono a beneficio della collettività. L’idea, poi, che l’azione della magistratura sia la soluzione a tutto, non farà altro che accelerare il clima di decadenza politica che stiamo vivendo.

  • Condivido ogni parola sula fierezza dell’uomo libero, sulla responsabilità di ciascuno delle proprie azioni.
    Della vicenda Sardara, tuttavia, non mi indignano le menzogne, la fuga repentina dalle uscite di emergenza, ritenendo invece grave la circostanza che al tavolo sedettero incaricati di funzioni militari e di governo (vedasi il caso del commissario per l’amministrazione straordinaria di un Comune) responsabili, bontà loro, di provvedimenti limitativi di quelle libertà costituzionali rivendicate un po’ da tutti da inizio pandemia.
    Beh, abbiate pazienza, non condivido affatto la classificazione della gelosia sociale seriale verso i commensali; si tratta caso mai di stabilire se l’incarico ricoperto sia tale per consentire a lor signori di sottrarsi alle stringenti regole della socialità patite dalla generalità durante l’emergenza sanitaria.
    Peraltro, il comandante del CFVA ha compiti di vigilanza sul territorio regionale, quindi forse la previsione del reato di omissione in atti di ufficio non è così peregrina.
    Ritengo giusta e doverosa l’azione della magistratura. Evvivaddio, ogni tanto viene pizzicato qualcuno degli intoccabili.

  • Renato Orrù says:

    … aldilà di Sardara ( dove secondo Me che non ne capisco nulla, che sono notoriamente Tontu, si sarebbe potuto tranquillamente parlare di nulla come della divisione di AbbaNoa in due società, dove una potrebbe essere Abba Metro di ChiaGliari ) … Mi chiedo come mai un quotidiano estero come Il FQ si occupa recentemente dei fatti di Sardegna … Cosa gliene importa agli itaGliani ( con la G per ovvie distinzioni ) degli spuntini sardi ( i pranzi da Noi si fanno in famiglia o in ristretti Amici ) …ma soprattutto CHI gli prepara le veline ?

  • Tutto assolutamente chiaro. Rimane comunque il dubbio:: alla fine della giostra, che xxxxo ci sono andati a fare a Sardara?

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