Rettore, Presidente, ma che vergogna!

L’Uganda è un Paese africano.
Che cosa dice della situazione politica ugandese il Ministero degli esteri dell’Italia?
Ecco qui la risposta: «Il clima politico ha recentemente registrato alcuni momenti di tensione in occasione di tornate di elezioni locali e dell’arresto di alcuni parlamentari di opposizione. Possono verificarsi senza preavviso, a Kampala ed in altre località del Paese, disordini (manifestazioni, proteste, ecc.). In tali circostanze si raccomanda la massima prudenza, di evitare qualsiasi assembramento e di seguire le indicazioni delle Autorità locali.Si consiglia di monitorare la situazione anche attraverso i principali media». Ecco qui la fonte (preciso le fonti a beneficio dei media sardi, che invece le oscurano). Ne consegue che l’Uganda è uno dei Paesi per visitare i quali il Ministero degli Esteri raccomanda la lettura di queste Avvertenze che, come sa chi viaggia per lavoro o per piacere, rappresentano una sorta di alert che libera lo Stato dai guai nei quali potrebbe andare a cacciarsi chi volesse visitare Stati poco sicuri.
Cosa possa accadere a chi fa l’opposizione in Uganda lo potete leggere qui, non in un sito di opposizione, ma sul sito della Reuters, una seria agenzia internazionale che si occupa di diffondere notizie vere, non comunicati preconfezionati come purtroppo accade da troppo tempo in Italia.
Tra gli arrestati di cui si parla nell’articolo, vi è il parlamentare Robert Kyagulanyi il cui autista, invece, è stato ucciso. Non mancheranno quelli che, per giustificare ciò che stiamo per dire, diranno che però la polizia è dovuta intervenire per sedare una sassaiola contro il corteo governativo. Tuttavia, faccio notare, in tutta l’Africa e il Medio Oriente le pietre sono le armi degli inermi e i fucili le armi dei potenti.
Fatta questa lunga premessa didascalica, veniamo al dunque.
Il giorno 12 settembre, il Presidente del Consiglio regionale della Sardegna e l’Università di Sassari hanno ricevuto, in pompa magna, il vicepremier dell’Uganda Moses Ali (primo a sinistra nella foto, al centro Idi Amin. Qui trovate una piccola e anche benevola biografia). Qui la notizia sull’Unione e sulla Nuova Sardegna. Chi sia Moses Ali è presto detto: è un politico-militare che è cresciuto prima all’ombra del deposto, terribile e sanguinario Idi Amin, poi ne è diventato avversario e da leader di una fazione è rientrato nella leadership del suo Paese nel nuovo corso del presidente Museveni. Sui suoi figli nel settembre del 2018 è stato spiccato un mandato di cattura internazionale per frode nel Sud del Sudan.
L’Università di Sassari non è nuova a queste iniziative (come dimenticarsi del tentativo di inghirlandare con l’alloro dottorale i crini di Gheddafi) e dunque prosegue nel volersi rappresentare e mostrare più interessata al potere che alla giustizia, ma c’è da chiedersi: che cosa si vuole insegnare nelle aule universitarie invitando un leader africano di questo tipo? Si vuole insegnare come far finta di non vedere le pratiche sanguinarie dei leader all’ombra dei quali egli è cresciuto? Si vuole insegnare come vive e sopravvive un leader in uno scontro politico che è sempre armato? Si vuole insegnare che è normale invitare un uomo politico di un governo che picchia i suoi parlamentari? Che cosa si vuole insegnare? Forse non si vuole insegnare nulla. Forse si pensa che l’Università è uno dei tanti luoghi mondani di costruzione dei network del potere. Forse si ha una visione strumentale dell’Università, come di una cosa da usare e gettare.
Lascio da parte l’incontro con il Presidente del Consiglio regionale. Ho sempre giudicato folkloristiche queste cerimonie che da sempre servono a dare la sensazione che il Presidente dell’Assemblea legislativa sarda conti qualcosa nello scenario internazionale e invece non conta assolutamente nulla. Conta invece la sensibilità politica. Il Consiglio regionale della Sardegna dovrebbe, se volesse fare politica internazionale, invitare il Presidente dell’Assemblea catalana, oppure, il Presidente dell’Assemblea curda, oppure il Presidente dell’Autorità palestinese Abu Mazen, non certo un ministro come Moses Ali, con sulle spalle la carriera col sanguinario Idi Amin e l’attuale partecipazione al governo di un Paese violento con se stesso e pericoloso per chi ci va.
Ma perché parlarne? La politica è mondanità nel regno della mediocrità.