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Rettore: come è nata l’università? Libera e aperta

Posted on 11 Giugno 201911 Giugno 2019 By Paolo Maninchedda

Non so quanti conoscano le vicende medievali che portarono alla nascita delle Università. In esse vi è una costante: l’apertura e la libertà. Noi oggi non riusciamo a capire come un uomo medievale, un chierico, potesse cercare la libertà nell’obbedienza e infatti san Francesco, patrono d’Italia, resta un santo incompreso, perché in pochi capiscono come, per essere libero, si legò a un’obbedienza radicale. Ma pur rimanendo fermo che ci si sente liberi in modi differenti nel corso dei secoli, le università sono sempre state, in ogni tempo, luoghi di apertura, conoscenza e di libertà.
Quando esisteva il vecchio ordinamento, ossia non era stata ancora varata la pantomima delle lauree triennali e magistrali, gli studenti più bravi ambivano a ottenere, durante l’esame di laurea, la ‘dignità di stampa’. Vedersi riconosciuta da una commissione la dignità di essere letti era ritenuto un grande onore. Apertura, trasparenza, libera circolazione delle idee, leggibilità e consultabilità dei lavori, sono tutte caratteristiche naturali dell’università.
Invece a Sassari esiste almeno una tesi segreta.
Vediamo altri esempi universitari.
L’Università di Venezia ha questo ottimo servizio completamente open; non è neanche in discussione che la tesi sia consultabile né è messo in discussione che è protetta dai diritti d’autore.
A Cagliari, a 300 chilometri di distanza da Sassari, lo studente che si laurea segue una procedura regolamentata (che ormai è on line, come a Sassari, e almeno questa procedura turritana non ha deroghe rispetto alle tracce informatiche che lascia), non può negare che qualcuno legga la sua tesi, può optare solo se renderla esclusivamente consultabile in sede o consentirne il prestito o la riproduzione o cartacea o digitale.
Sono modi diversi di vivere l’università; chi la vive apertamente e liberamente, sotto la sovranità delle leggi che valgono per tutti, e chi no.
Il problema è: perché esistono luoghi dove gli obblighi di trasparenza vengono ignorati e dove la tutela diviene segretezza? A questo perché dovrebbe rispondere chi ha il compito di vigilare affinché le leggi siano applicate, ma siamo in Italia, rosso perde e nero vince, les jeux sont faits, perché per chi ama la furbizia più della giustizia, tout est un jeu. 

(LEGGI)

Politica, Trasparenza, Università

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