Leggere oggi sull’Unione Sarda le parole del responsabile della pastorale del lavoro del Sulcis, don Antonio Mura, non può che gettare nello sconforto più totale.
Non tanto per la diversità delle opinioni, sempre possibile e sempre auspicabile, quanto per la superficialità delle parole, se è lecito rilevarla.
Il sacerdote dà voce agli ideologemi più beceri e inconcludenti di questi tempi (neo colonialismo energetico ecc. ecc.) senza minimamente essere attraversato dall’idea che invece gli impianti off shore potrebbero essere utilizzati, se ci fosse una politica intelligente, per abbattere le tariffe e far ripartire alcune industrie, quelle messe fuori mercato dal caro-energia e non dalla propria inefficienza.
Mi chiedo spesso se non sia io in errore a pretendere dagli uomini di chiesa quello che non possono più possedere, cioè non solo fede (che pure manca, sostituita da una sorta di buonismo e di militanza sociologica che porta i vescovi ad intervenire su ogni cosa con lo stesso tono e le stesse parole di una qualsiasi onlus e talvolta in modo meno efficace), ma anche cultura, cioè una visione del mondo, un modo di essere nel mondo diverso dal mondo.
D’altra parte, se il percorso formativo dei preti è quello, ricchissimo di psicologia, sociologia e comunitarismo, e poverissimo di cultura, previsto dalla Cei, come potrebbe essere diversamente?
Come potrebbe essere diversamente se si prosegue con questa impostura millenaria che seleziona un’élite che pretende di vivere dell’amministrazione del sacro, di farne un lavoro?
Non c’è speranza finché dura questo aristocraticismo parassitario del sacro.
Se i preti ripetono esattamente le stesse cose dei presidenti di associazioni no profit o dei rappresentanti di partito significa che quello scarto di profondità e di intelligenza che per secoli ha contraddistinto un modo di guardare al mondo diverso dal mondo, non preoccupato del consenso, ma solo della verità, è ormai venuto meno.
È la stessa sensazione che ho provato con la recente presentazione dell’ultimo rapporto Caritas sulla povertà a Cagliari.
Il lessico del Rapproto non è quello della Chiesa; è invece il repertorio di idee, di immagini e di elaborazioni tipico del cosiddetto mondo del Terzo Settore, cioè il luogo nel quale (con rare eccezioni) il volontariato è diventato impresa, holding, business.
Se i poveri divengono pretesto per costituire cooperative che poi in ragione dei poveri ottengono finanziamenti pubblici per occuparsi dei poveri, generando burocrazie e posti di lavoro che taglieggiano le risorse orientate al bisogno, alimentando filiere di comando costruite ad arte intorno al bisogno, non siamo più nel mondo ecclesiale, siamo nel mondo della cooperazione, più o meno lo stesso che ha generato Conad.

Ho pronunciato il Credo. Era da tantissimi anni che non lo facevo ma le vie per giungervi sono le piu’ insolite.
Hai certezze che io non ho.
Bisognerebbe partire dal presupposto che la chiesa cattolica romana non è minimamente la chiesa delle persone che credono in Gesù Cristo. Quando uno nasce di nuovo spiritualmente (Giovanni capitolo 3) si rende conto perfettamente che il culto romano ha solo la sembianza del cristianesimo che nei fatti e nelle dottrine (idolatria imperante) lo ha rinnegato e persino, storicamente perseguitato (uno degli ultimi eventi fu il patto coi nazi-fascisti, dove i veri cristiani, nel migliore dei casi, venivano presi a bastonate). Chi cerca la salvezza creda in Gesù Cristo, che si è sacrificato (e risorto il terzo giorno) per dare la vita eterna a chiunque si ravvede e crede in Lui.
Ma il problema sta nella non chiarezza della questione :
Chi ha detto che se mettiamo pannelli e eolico il prezzo dell’energia per noi popolo scende :nessuno!
Chi ha detto che se mettiamo pale eoliche off shore ,per le industrie il costo dell’energia scenderà ?? :nessuno
Chi ha detto che saranno così lontane le pale in mare che non si vedranno dalla costa :nessuno !!
Chi ha detto che ci guadagneremo tutti in salute e miglior qualità della vita e del turismo: nessuno!!
E allora ? il prete ha ragione ! da vendere,
… però, Antonio, a nàrrere chi s’iscusa de su «boicottaggio» contr’a su Galsi fit ca «nidificava la gallina prataiola» est faedhare a muntones, a pessamentu e a tifu chentza ischire mancu mesa riga de cussu prozetu e chistione!
ricordiamo al Prete che il Sulcis boicottò il Galsi perchè dove doveva arrivare il famoso tubo nidificava la gallina prataiola eppure ilo metano serviva per produrre energia a basso costo per le industrie diciamo la verità forse è meglio vivere di sussidi dato che tutte le fabbriche che investono nel Sulcis prendo soldi pubblici danno lavoro per un anno e poi vanno via
La povera “martoriata” provincia del profondo sud, come per natale ,pasqua e ferragosto,sicuramente il comizio di don Mura serve a far sentire maggiormente la diperazione e quel brutto senso di impotenza, cosi anche il nuovo vescovo di Iglesias che cosi pragmatico ma cosi pragmatico che fa venire gana mmala o brutta vvoglia.
E’ un problema fortemente individuale, per chi lo prova come tale non sfugge che i ministri del culto hanno letteralmente abbandonato questa “domanda di salvezza”.
Per evitare equivoci non intendo ridurre questo abbandono a una scelta (occupiamoci di sociale e lasciano che gli uomini se la sbrighino da soli). No. Malgrado i suggestivi insegnamenti contenuti nel documento della Cei ,, detto abbandono e’ consistito nell’evitare il deserto (quello dell’uomo figlio, senza spirito e senza il padre nei quaranta giorni) e rifugiarsi nella “Citta’” insieme alle sue apparenze.
Penso comunque che quell’uomo solo sia oggi ,piu’ di ieri , sempre piu’ inattuale per pienezza di vita.
Mi aspetterei dopo questo articolo un intervento di chi, uomo di Chiesa’, senta la necessita’ di Parola al riguardo; se esiste ancora un barlume di Grazia
KGB!… Che semplicità «sediamoci e decidiamo cosa vogliamo fare…»!!!
Prus sétidos de cantu semus in manos anzenas ispetendhe preghendhe e pedindhe chi dae s’Oltretirreno si ammentent de ite cherimus o nos bisonzat o inue semus!!!
Tue ses unu chi s’istória dhi… nocet?
Però tue puru za ses istória. Cale? Ite?
Il problema è politico .. il vuoto lasciato dalla politica viene riempito da chiunque , noi compresi, che con le nostre opinioni diciamo la nostra .. ognuno ha diritto di dire la propria.. ma ripeto.. se certi ambiti fossero “coperti “ da chi è deputato a farlo allora ognuno si occuperebbe del proprio .. sugli impianti eolici e off shore in particolare sono d’accordo con il professore .. danno fastidio impianti sul mare che dalla costa si vedono alti 2 centimetri ? In Sardegna dobbiamo deciderci , se vogliamo fruttare il vento non solo per pretendere l’abbattimento delle bollette per i sardi ma anche per attrarre industria .. oppure riempirci di pannelli solari che deturpano il paesaggio.. sono scelte .. mi pare che ad oggi non si capisca ancora dove si vuole andare .. in Uruguay ci sono 13 milioni di capi tra ovini e bovini con la carne migliore al mondo .. ne fanno un’economia vitale a livello mondiale .. turismo ? In Sardegna vale l’8% del pil.. nel resto d’Italia ogni regione e almeno al 13%…peraltro non siamo neanche una regione che dal mare o che produce economia da esso .. eppure siamo un’isola .. parafrasando il prof direi .. sediamoci e decidiamo cosa vogliamo fare.. perché non bastano solo alcune o poche persone volenterose ..
Il prete può esprimersi. Cosa muove la grande campagna a favore degli impianti? La volontà del guadagno senza pensare alle conseguenze per tutti? Questo è campo del prete.
Per tutti i giudizi morali e sulla cultura dei preti, che dire?
Chi ha titolo a parlarne?
L’orizzonte visivo di un’isola che ha – anche ma non solo – una vocazione turistica, non può venire alterato e compromesso dagli impianti off-shore. Così come lo sky-line delle aspre montagne che, quando ospitano impianti eolici, vengono derubricate a collinette di campagna. Fotovoltaico è la vera chiave di lettura: protegge dall’inaridimento del terreno sottostante creando le condizioni per microcluma humico e fulvico.
Il prete – in ogni caso – farebbe bene ad adempiere all propria missione pastorale, tenendo per se soggettivi pareri peraltro non richiesti dai fedeli.