Politica e informazione: gli immemori, i morti, i colpevoli

L’unico giornale che cresce negli ultimi dieci anni è Avvenire. Ci sarà pure una ragione.

Una volta, parlandone con un editore, ebbi a dire che era rimasto l’unico giornale italiano educato, che rispettava le persone e i fatti, che raccontava la politica interna e, soprattutto, estera senza farsi guidare dai comunicati stampa dei partiti. Allargò le braccia, lamentando la decadenza culturale generale del sistema Italia. Non aveva poi così torto.

Ieri ho parlato un ex direttore di giornale di una testata milanese, si parlava di Giustizia, ma benché lusingato di tanta attenzione, ho parlato veramente poco rispetto a ciò che avrei potuto raccontare, come chi è talmente abituato a lottare da solo che non è più capace di riconoscere neanche una mano tesa.

I morti che mi parlano I morti, quelli veri e quelli civici, mi tormentano. Li sento parlare, sento il loro bisogno di verità. Vorrei riposarmi, ma loro si presentano come a chiedere parola.

Vedere ieri la Merkel andare a Auschwitz di questi tempi mi ha commosso. Sarà stato un trauma infantile per ‘colpa’ di una professoressa delle medie che mi fece leggere Se questo è un uomo, mi fece imparare a memoria quella poesia che fatico a dimenticare, ma di fronte a chi si fa tatuare la svastica, come tollerare la banalità, la superficialità (la disinformazione e manipolazione programmatica che i media sardi stanno facendo sul tubo del gas è grave tanto quanto imbarazzante e inutile), la noncuranza mista a ferocia e populismo dell’informazione italiana e sarda?

Come stare dentro un’università che è spesso il luogo dell’intrigo e della vetrina tanto appariscente quanto superficiale e priva di pensiero? Come stare in un’Accademia che ha mutuato dal mondo americano il senso utilitaristico e strumentale della cultura, anziché quello gratuito e impegnato sulla verità che le era proprio?

Giornali e omissioni Così, allo stesso modo, sono frequentemente i giornali: superficiali e irresponsabili. C’è un fatto evidente che pone un problema? Se è troppo evidente, meglio non fare un’inchiesta e trovare invece qualcuno che ne parli, attribuendogli la responsabilità di ciò che dice.

C’è un potere che si contraddice brutalmente anche nei suoi stessi atti? Non importa, gli organi di informazione non lo rilevano e aspettano che qualcuno che abbia ufficialità, cioè potere, lo rilevi. Accade in Sardegna, accade in Italia. Un esempio sardo? La tragica vicenda dell’omicidio Corona, vittima di un pentito di ‘ndrangheta protetto dallo Stato. Leggete qui, per approfondire; il problema è che era tutto chiaro sin dall’inizio ma finché non si è arrivati al processo e con un avvocato capace quella verità non poteva essere detta, neanche dai giornali.

Storie di intrighi di Stato Ieri è stata pubblicata su La Stampa una bellissima intervista di Guido Calvi, avvocato dell’anarchico Pietro Valpreda. Vi si legge di come, tra le altre cose, la Polizia avesse organizzato il confronto decisivo, per l’innocenza di Valpreda rispetto alla strage di Piazza Fontana di cui era stato accusato. Aveva fatto vedere al tassista che, secondo l’accusa, aveva trasportato l’attentatore, una foto di Valpreda, che non aveva mai visto, tanto meno nel suo taxi, in modo che lo potesse poi riconoscere successivamente durante il confronto. Questa è la giustizia italiana.

Ma la cosa più grave, che si ripete nella storia, è il peso che, allora come oggi, hanno le convinzioni politiche di chi conduce le indagini e di quanto avessero ragione, allora (e io da ragazzo non capivo queste tragiche e lampanti connessioni), quanti sostenevano che lo Stato proteggeva i fascisti. Racconta Calvi che il questore di Milano di allora era stato il direttore del carcere fascista di Ventotene e che Pertini, Presidente della Camera in visita a Milano, si rifiutò di stringergli la mano. Ebbero o no un ruolo nei depistaggi di Piazza Fontana (la scomparsa della seconda bomba inesplosa, l’invenzione della pista anarchica) le convinzioni del questore o quelle del responsabile degli Affari Riservati del Viminale, che era stato repubblichino e poi soldato in un reparto dell’esercito tedesco? Forse sì.

Dopo, si ebbe la reazione della Magistratura contro la politica, nacque la magistratura presidio e difesa della Costituzione, e alla linea di Berlinguer dell’istituzionalizzazione del Pci, si sostituì quella del giovane Violante (oggi non la pensa più così) che vide e costruì la via giudiziaria alla conquista del potere. Il resto è cronaca recente: il furore investigativo, l’abuso di carcerazione preventiva, i processi in piazza, i processi lenti per gli amici e veloci per i nemici. Quanto contano le convinzioni politiche nell’azione giudiziaria? Moltissimo. Quanto conta l’istruzione della Polizia giudiziaria? Moltissimo. Nelle carte processuali si leggono strafalcioni logici e profili psicologici d’accatto da far rabbrividire anche i più cinici. La stampa dovrebbe raccontare tutto questo. Invece scappa, oppure fa di peggio, oscura i fatti a seconda di chi parla.

Importa chi parla, non importa il fatto C’è una questione posta per tempo e da tempo (prendete il tema della poca trasparenza del sito della Regione Sardegna)? Il tema non esiste finché non è pronunciato dalla persona gradita alla Redazione. Peccato che quando questi lo fa, la notizia sia così vecchia che nessuno, dico nessuno, ha più interesse a comprare un giornale che vende materiale usato.

Allerta meteo O prendete le lamentele sugli allerta meteo. Ma vogliamo ricordare oppure no che una parte delle polemiche oscurate dalla stampa riguarda proprio le nomine dei vertici amministrativi delle Direzioni regionali coinvolte? C’è la capacità di legare i fili logici del ragionamento, raccontando che vi sono direttori generali in luoghi strategici per la Protezione civile i cui requisiti dirigenziali consisterebbero nell’essere stati dirigenti di una società sportiva?

O prendete la scoperta del fatto che i canali tombati sono pericolosi. Il primo intervento per mettere in sicurezza i canali tombati l’ho fatto io; vengo ancora insultato (per me è un onore) da qualche sindaco intemperante perché lo richiamai a fare il suo dovere, e oggi che siamo con l’acqua fino alle orecchie si scopre come se fosse una novità l’emergenza canali tombati? La stampa senza memoria, o con la memoria partigiana, è colpevole.

Continuità territoriale con memoria a mezzo servizio O prendete le lamentele sulla continuità territoriale e sull’Alitalia. Ma come si fa a non avere memoria dei disastri fatti in aprile da questa Giunta? Come si fa a non rievocarli esplicitamente?

Dopo di che, io non sono Davide, ma so di avere davanti Golia, uno Stato marcio ma feroce, non combattuto dai politici e umilmente servito dagli avvocati (pochissimi combattono davvero in giudizio, molti negoziano) e riverito dagli universitari che pure sono pagati per essere ed educare a sapere essere liberi.

Per cui, per rimanere vivo, me ne sto a casa. Ai domiciliari.

0 commenti su “Politica e informazione: gli immemori, i morti, i colpevoli

  • Sento qualcosa di simile. Ogni giorno. Ma chi sa mantenere dignità è vivo e libero. Qualsiasi cosa dicano gli altri.

  • Mario Pudhu says:

    Ma si unu est líbberu, est líbberu fintzas in galera.
    Fintzas in ‘libertà’ bi at unu muntone de zente imboligada, presa, apicada, trobeida, e zughet ogros ma no bidet, origras ma no intendhet, limba ma no faedhat, cherbedhu ma no cumprendhet, e si moet comente moet mascaredhas in su teatru unu zocalleri.
    Si cussa est libbertade!…
    Su nàrrere chi nudha prus de sa libbertade e responsabbilidade distinghet su cristianu de s’animale.
    Isperamus chi no siat una muda genética de su èssere nostru ca paret chi s’ideale chi est creschindhe meda est cussu de fàghere che a sos animales.
    Chi su pianeta Terra essat una giungla de… dinosàuros?

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