Oristano: sale operatorie chiuse. Chiedere in Procura

Ma guarda un po’, oggi per l’ennesima volta un giornale ricorda che a Oristano abbiamo l’ortopedia con una lista d’attesa infinita. E addirittura si giunge ad avere l’ardire di dire la verità e cioè che a Oristano mancano gli anestesisti (Ma va? Ma davvero?). Guai però a chiedersi il perché.

Il perché ha una sola risposta: si chiama politica sanitaria e la politica sanitaria ha nomi e cognomi.

Oggi, e solo per oggi, vìolo parzialmente un impegno assunto con gli avvocati di difesa dell’inchiesta Ippocrate, che mi hanno chiesto di tacere sul processo, sul quale tacerò, ovviamente, ma non tacerò sul nesso politica sanitaria – politica giudiziaria.
Sì, perché esiste anche una politica giudiziaria, fatta di priorità, di rilevanza, di ipotesi di reato e di ipotesi di reiterazione del reato (questo fatto soggettivo utilizzato dalla magistratura italiana per infliggere prima ciò che si teme non verrà riconosciuto come pena dopo).

Sì, ne voglio parlare, perché dietro il disastro sanitario di Oristano, che ha costi umani enormi, ci sono nomi e cognomi, non fantasmi. E ci sono storie politiche. E ci sono storie giudiziarie, dolorosissime storie giudiziarie perché fondate sul pregiudizio e sul fraintendimento, come stanno a dimostrare i fatti, cioè il disastro nel quale è precipitata la sanità oristanese. Proviamo a ricordare quando le cose a Oristano venivano certificate come efficienti.

Quando Oristano è risultata la Asl più performante della Sardegna? Quando a governarla vi furono direttori generali difesi, e ripeto ‘difesi’, non gestiti come si è fatto intendere, dal Partito dei Sardi.

Difesi da che cosa?
Ma guarda un po’, mi trovo a doverlo spiegare a ingenuissimi magistrati (ma ho il dubbio che non sia un problema della magistratura, ma di uno specifico corpo della Polizia giudiziaria) col ditino in bocca che non sanno guardarsi intorno.
Difesi in primo luogo dallo schema oristanese previgente: sanità pubblica debole, sanità privata forte.
O no?
O ci si è dimenticati dell’ostracismo per aprire il reparto di riabilitazione a Oristano (anche la benedizione episcopale giunse a denti stretti e noi sappiamo bene perché)?
O ci si è dimenticati di confrontare i risultati proprio della sala operatoria prima e dopo alcune importante nomine?
O ci si è dimenticati di controllare il Piano Nazionale esiti sull’ortopedia e la ginecologia a Oristano in un determinato periodo e in quello precedente?
O ci si è dimenticati di andare a vedere con quali valori venne incardinato un determinato contenzioso tra la Asl e i privati prima che arrivassero i manager capaci e dopo?

In secondo luogo, occorreva difendere Oristano, e con Oristano una larga parte della Sardegna dell’interno, da Cagliari e da San Gavino.
Eh sì, da Cagliari, perché Cagliari da sempre egemonizza non solo l’opera dell’assessore alla sanità di turno, ma anche tutte le strutture dell’assessorato alla sanità, sia che il governo sia rosso o che sia nero.
Oh, ma questo non può essere compreso dai magistrati inegnui di cui sopra, troppo complesso, troppo sfumato lo stacco di colore.
E infatti oggi i magistrati non capiscono il sottile piano che ha messo Oristano in ginocchio, che invece è semplice semplice e pensato da menti raffinatissime e ovviamente riformatrici: il dimezzamento degli anestesisti. È bastato questo per mettere in ginocchio la sala operatoria – insieme a un altro elemento che dirò -; chi ha dimezzato gli anestesisti?
Questa è una storia che inizia da lontano, inizia con la Giunta Pigliaru, quando l’egemonia del Pd sulla sanità – leggere in una dichiarazione a verbale di un assessore che 8 su 11 commissari Asl erano stati di sua nomina personale quando i giornali e i siti di informazione parlavano senza pudore della provenienza degli stessi 8 dall’area politica del Pd mi ha fatto ridere per non piangere – era fortissima.
D’altra parte, si era scelto di investire una vagonata di euro sull’ospedale di San Gavino (da cui proveniva l’allora Direttore generale dell’assessorato, cioè una corazzata amminsitrativa), a un tiro di schioppo da Oristano, si stava procedendo a fare il pasticcio megaospedaliero di Cagliari che è sotto gli occhi di tutti, si decideva di fare del Brotzu l’idrovora sanitaria della Sardegna.
Oggi al Brotzu ci sono 120 anestesisti, a Oristano il numero è dimezzato rispetto a cinque anni fa. Chiaro no?

In terzo luogo occorreva difendere la sanità oristanese da alcune strutture politiche locali che dopo l’annichilimento giudiziario di chi la difendeva, hanno riassunto, anche con dichiarazioni esplicite sul giornale, il potere di orientamento e condizionamento delle politiche sanitarie.
Faccio solo un esempio.
La Procura di Oristano ha indagato sulla nomina da parte della Giunta Pigliaru di alcuni commissari e Dg Asl – e solo Pigliaru poteva subire senza fiatare un’indagine fatta in quel modo su competenze proprie della Giunta -, cioè ha indagato sull’esercizio legittimo di un potere proprio della Giunta, però non ha indagato sulla recente rissa tra consiglieri regionali per la nomina dei nuovi dirigenti. I consiglieri regionali non hanno potere di nomina, ma nessuno fiata. La Procura ha interrogato l’ex Dg Moirano sulla nomina di un Dg, ma ha fatto la stessa cosa oggi per la nomina di Tizio e di Caio, Tizio e Caio che sono tra i più indiziati di non capire una cipolla di sanità al punto in cui essa è giunta. Ci sono domande o è tutto chiaro?

Quindi, gli stessi oristanesi che hanno riempito Piazza Eleonora per Solinas e Salvini e oggi vedono il Montiferru raso al suolo per un incendio non spento, per una pianificazione non realizzata, per una programmazione fatta malissimo e per una gestione dell’emergenza che ancora, a oggi, è tutt’altro che chiara rispetto alle scelte delle prime ore quando l’incendio era ancora lontano da Cuglieri, possono in ugual misura rivolgersi a coloro che hanno voluto a guidarli e possono bussare sempre in Procura per chiedere il conto morale della chiusura delle sale operatorie, che avviene mentre il governo sardo-leghista, così osannato dagli oristanesi, moltiplica le poltrone, moltiplica gli incarichi e insieme a questi le inefficienze. Se riescono a far scattare la molla giusta, chissà che riescano anche a mostrare ciò che è evidente, ma che non si può vedere con gli occhiali deformanti della colpevolezza a priori di una parte.

0 commenti su “Oristano: sale operatorie chiuse. Chiedere in Procura

  • Paolo Maninchedda says:

    Bene Gianni, allora facciamo così. Fatti circostanziati, precisi, così da poterli verificare. Resta un fatto: se la ASL di allora non era perfetta, e sicuramente avrà avuto pecche, le sale operatorie funzionavano, il Piano nazionale esiti premizava, i risultati finanziari erano eccellenti. Tutto dimostrato dalle carte. Ora, per amore della verità, dovresti firmarti con nome e cognome, dire che ruoli svolgevi e citare nomi, date e fonti. Dopo di che, confronto assolutamente aperto.

  • E dagli,

    Io ricordo che in quel periodo di estrema efficienza una donna con problemi comunque afferenti l’aspetto sanitario veniva cacciata dal pronto soccorso e invitata a ” rivolgersi ad altro ente”. ( C’è il comunicato stampa).

    Forse alla motorizzazione ?

    Ricordo che a una ragazza bisognevole di alimentazione integrativa veniva negata la relativa indennità per ” mancanza di fondi” ( 50 euro settimanali se ricordo bene), mentre la Asl “difesa” organizzava ripetuti convegni di raffinato corollario ospitale.

    Ricordo che la ASL difesa organizzava presentazioni di altissime opere di letteratura basate su falsità e menzogna, di improbabili autori di elevatissima cultura…. Con le quali qualche conflitto di interessi forse c’era.

    Tutto ciò mentre venivano enfatizzati i ” bollini rosa” acquisiti e verosimilmente posti a base per premialità di vario tipo.

    Ricordo che ” cronisti” privi di apprezzabili titoli continuavano a svolgere ruoli di ” portavoce parallelo” del vertice della Asl ” difesa” nonostante altri settori ( forse di contrario schieramento) accusassero pubblicamente di falso a mezzo stampa. Suscitando peraltro l’emissione di pubblici comunicati nei quali la dirigenza veniva accusata di ” comunicazione di comodo alla stampa).

  • … e chissaghi proite sos leghizados ant pretesu s’Assessoradu a sa sanidade chi contaiat zai sa metade de su bilànciu de sa RAS! Candho si narat su bonugoro, sa ‘miserigórdia’ pro totu sos disastros de sas maladias de sos Sardos za est cun resone!…
    Fossis però nos mancat un’ispidale pro ricoverare unu muntone de ‘politici’ cun àteras maladias a disastru.

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