Giustizia, Politica

Oggi a Siamaggiore. Domani tutti in galera?

Stasera alle 17.30 sarò a Siamaggiore a discutere di indipendenza e autonomia con Anita Pili, Christian Solinas, Antonello Cabras, Gianmario Demuro e Vito Biolchini. Ci vado ricco di emozioni e suggestioni: ieri ho assistito all’ultima lezione del mio collega e amico Peppino Marci, in un clima di fortissima intensità sia culturale che emotiva. Nell’aula magna aleggiavano i volti di due grandi amici di Peppino: Sergio Atzeni e Pinuccio Sciola ed è giunto, inatteso e graditissimo, il saluto di Andrea Camilleri.
Quando sto seduto dall’altra parte, sui banchi degli studenti, e respiro l’originale, innocente ed esigente bisogno di conoscenza e di verità che spinge le persone a frequentare un’università, ritorno ragazzo, ritrovo energie, forza e slancio: ritrovo un’emozione.
Stamane leggendo i giornali – pessima abitudine per chi non voglia ammalarsi – ripiombo invece nel clima plumbeo, ipocrita e violento della Repubblica italiana che non affida la sua catarsi alla cultura e all’educazione, ma al rafforzamento ulteriore dell’unico potere italiano non controllato e non controllabile: il potere giudiziario.
Molti mi stanno chiedendo perché sto insistendo così tanto sul tema della giustizia-giusta e io rispondo che ho due buone ragioni: la prima è che ne sono stato vittima senza potermi difendere; la seconda è che troppe persone ne sono vittime senza potersi difendere.
Ieri il Parlamento italiano ha varato il nuovo codice antimafia. Come spesso accade ai parlamentari, prima approvano le leggi, poi le leggono e si pentono. Nel nuovo codice vengono estese ai reati di associazione a delinquere, peculato e corruzione, le misure sul sequestro dei beni già prima del rinvio a giudizio che oggi la legislazione consente per il reato di associazione mafiosa.
Contemporaneamente, su tutti i giornali campeggia la notizia dell’assoluzione definitiva di Clemente Mastella da ogni accusa. Sono passati nove anni da quando la moglie di Mastella venne posta agli arresti domiciliari e l’allora Ministro della giustizia venne iscritto nel registro degli indagati con ben sette ipotesi di reato: concorso esterno in associazione per delinquere, due episodi di concorso in concussione e uno di tentata concussione, un concorso in abuso d’ufficio e due concorsi in falso.
Se la legge antimafia appena approvata fosse stata vigente ai tempi dell’arresto della moglie di Mastella, allora presidente del Consiglio regionale della Campania, già prima del rinvio a giudizio il PM poteva chiedere il sequestro dei beni.
L’ipotesi di reato dell’associazione a delinquere per reati contro la pubblica amministrazione è la più frequente tra quelle formulate dalla Polizia Giudiziaria e proposte al PM, perché consente un lungo periodo di indagini, di cui una parte svolte senza l’obbligo di notificare all’indiziato l’avviso di garanzia.  Ora sarà possibile anche proporre ils equestro dei beni ancor prima che ci sia stato il rinvio a giudizio.
Cantone aveva avvertito che si trattava di una misura grave e dannosa. Ecco che cosa dichiarava al giornale Il Mattino. 
Queste questioni non riguardano i cittadini ma solo i politici?
No, riguardano tutti. La Giustizia è un po’ come la Sanità: tutti ne discettano con distacco fino a quando non finiscono in un ospedale e sperimentano i gironi infernali dei trasferimenti da un reparto all’altro, la disorganizzazione diffusa, i vertici delle strutture arroccati dentro gli uffici e indispettiti da qualsivoglia discussione. Lo stesso accade con la Giustizia: sembra una realtà che riguarda sempre gli altri finché non bussa alla tua porta e sperimenti la superficilità, il pregiudizio, i teoremi ridicoli che vengono ipotizzati per sostenere i castelli accusatori (una volta, nel lontano 2008 mi capitò tra le mani, perché allegato a un deposito di fine indagini, un rapporto del Corpo Forestale che rappresentava i conflitti politici di allora come conflitti tra bande, un capolavoro della letteratura complottistica cui, per fortuna, il magistrato non diede alcun valore), per non parlare dei diversi trattamenti riservati a diverse persone (i giornali anche in questi giorni hanno fatto notare che mentre l’accusa nei confronti dei Mastella era di aver esercitato pressioni sull’allora presidente della Regione Antonio Bassolino, quest’ultimo non venne mai sentito come testimone).
Un importante avvocato dello Stato ha un giorno focalizzato un tema strategico: quale livello di formazione ha la Polizia Giudiziaria? Chi controlla la Polizia Giudiziaria? Leggete la seconda puntata dell’inchiesta di Repubblica sull’affaire Consip e chiedetevi come un privato cittadino possa difendersi dalle competizioni interne tra i corpi di polizia dello Stato, dalle ambizioni di carriera di chi ne fa parte, dall’esercizio folle di costruzione di scenari sulla sola base delle conversazioni intercettate, dal fraintendimento dei rapporti politici o semplicemente amicali come rapporti dolosi solo sulla base di deduzioni svolte ad albero di Porfirio da persone tragicamente disinformate ma cariche di enormi poteri. Come ci si può difendere se addirittura lo Stato pensa di combattere la corruzione non aumentando il sistema dei controlli reciproci delle istituzioni, ma dilatando a dismisura i poteri di un solo potere? Questa è l’Italia più coerente con la sua storia: corruzione dilagante e ipocrisia di Stato violenta e feroce distribuita a giumelle, come direbbe Lutero.
Se stasera a Siamaggiore venisse la Polizia Giudiziaria, come verrà, e dovesse stendere un rapporto sulle nostre idee (con un differenziale di cultura e di conoscenza abissale che li porterebbe a ridurre un romanzo ideologico a una barzelletta da caserma) e mi vedesse insieme ai nostri Consiglieri e ai nostri Sindaci e scrivesse che le nostre idee sono anticostituzionali e pertanto illegali (ma oggi resteranno delusi, perché per dichiarare illegale la nostra posizione bisogna faticare molto, studiare di più ed essere bugiardi), perché non potrebbe scrivere che noi non siamo un partito ma un’associazione a delinquere? Da qui a ipotizzare la corruzione è un gioco. Basta ipotizzare che l’attività legislativa dei Consiglieri e degli Assessori è destinata a favorire, direttamente o indirettamente, le amministrazioni governate dal Partito dei Sardi, per costruire una cattedrale gotica legittimante arresti e oggi sequestri di patrimoni. L’unico argine a questi scenari apocalittici è il buon senso, non il diritto. Attualmente il diritto non si svolge durante il processo, ma prima; serve a delegittimare, a colpire e affondare e il dominus ne è l’accusa. Una volta che il processo è incardinato, può anche finire con un’assoluzione, poco male. L’obiettivo della giustizia di piazza è raggiunto con l’ipertrofia dell’azione dell’accusa. È sintomatico che la prima preoccupazione di Mastella sia stata l’eliminazione dalla rete delle fake news che lo riguardano, ossia il diritto all’oblio di cui spesso ha parlato il Garante della Privacy. Questo è il punto: per le persone normali la reputazione è tutto e l’accusa lo sa. Distrutta la reputazione, l’azione di un PM animato dalla certezza di sè (brutta cosa non aver studiato Montale da piccoli e aver visto solo La piovra) e dall’hybris punitiva può ritenersi soddisfatta qualsiasi sia l’esito del processo. Per questi motivi la giustizia-ingiusta è il volto simmetrico della corruzione rispetto alla conclamata crisi di civiltà dell’Italia.