Odissea di una famiglia sarda col tampone

Giovedì scorso, all’improvviso, ricoverano il suocero di un mio amico. Prelievo. Risultato dopo 3 giorni dal prelievo: positivo al Covid.
Misure adottate nel frattempo, zero.
Venerdì mattina, ad ogni buon conto, tutti ad ******* a fare il tampone.
Da quel momento, la moglie, che è l’unica ad aver avuto contatti col padre ricoverato (di cui ancora non sa se risulti positivo o negativo), segregata in camera da letto, con servizi, e marito e i bambini nel resto della casa. Domenica mattina per vie traverse comunicano al solo marito la sua negatività, ma nessuno invia risultati ufficiali.
Lunedì mattina, comunicano negatività dei bambini.
Ancora, però, nessun dato ufficiale.
Lunedì e ieri varie mail e varie telefonate, ma nessuna comunicazione ufficiale.
Nel mentre, viene comunicata al Comune la quarantena di tutta la famiglia, e anche delle altre figlie dell’anziano, non conviventi.
Ancora non arrivano gli esiti dei tamponi delle figlie.
Nel mentre la moglie dell’anziano, negativa al test ma con esito comunicato informalmente dopo giorni, con postumi seri da ictus sta da sola a casa con l’altra figlia, la moglie del mio amico, che però, in attesa dei risultati, non le si può avvicinare.
In sintesi: tre figlie senza risultati e senza informazioni da parte di ATS, un padre in letto di ospedale, la madre a casa isolata, marito e bambini , negativi tutti, a casa prigionieri per la disposizione comunale.
Ennesima mail,  inutile: la dottoressa del servizio dice di mandare una mail a Tizio che darà gli esiti del tampone; Tizio che dice di mandarla a Caio; Caio che invita alla pazienza, Sempronio che risponde alla mail dicendo che è inutile essere pressanti.

Se poi si pensa che queste siano esagerazioni, si veda la comunicazione ‘istituzionale’ su Facebook del sindaco di Sanluri di qualche giorno fa, che candidamente ammetteva che il sindaco non sapeva quanti fossero i positivi del suo paese, se 7 o 10 o 12, ma che c’era da stare tranquilli perché chi era positivo lo sapeva. Logica strettissima. Tranquillissimi.

Non arrendiamoci a questo degrado, a questa mediocrità incapace che gli elettori sardi hanno designato a guidare la Sardegna. Non servono i sensazionalismi. Ma mostrare dignitosamente il disgusto, rifiutare anche il contatto con questa classe dirigente è un dovere. E i sindaci, per cortesia, tirino su la testa, la smettano con questo atteggiamento impaurito e timido verso la Giunta per paura di non ricevere il favorino.

Oggi abbiamo anche la notizia dell’utilizzo, certamente per errore e senza dolo, di tamponi usati per l’esame di alcuni volontari. In altri paesi del mondo, il disordine, il pressapochismo, l’incapacità di chi guida, politicamente e gestionalmente, il sistema sanitario sardo, sarebbero state punite con la revoca dell’incarico. Qui non lo si fa, perché il Consiglio regionale, in questa situazione, ha deciso di abbassare i requisiti dei dirigenti delle Asl. Il Consiglio regionale ha eretto il tempio del premio al peggiore, purché fedele.

Dignità. Su la testa, e anche la schiena.

0 commenti su “Odissea di una famiglia sarda col tampone

  • Ne va della salute fisica e mentale…ma notizie zero. Manca tutta una classe dirigente. O forse c’è, ma non le si dà fiducia…

  • Filippo Neri says:

    O vogliamo parlare del rinnovo per 15 giorni (si!!!!! 15 giorni) dell incarico commissariale per ATS e Brotzu? O della dirigenza f. f. di f. f. di f. f. Dell’AOU di Sassari? O del misterioso Assessore alla sanità regionale? o delle liste d’attesa? o del poltronificio derivante dalla rinascita di 8 ASL? O della disperazione dei pazienti a caccia di un posto letto? O degli stipendi più alti in Italia dei manager della sanità sarda? O della infiltrazione massonica nella guida della Sanità? O dei regali ai privati?…… Neanche Arru era riuscito a tanto

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