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Un’altra città è andata, un’altra musica è finita

Posted on 1 Luglio 20192 Luglio 2019 By Paolo Maninchedda

Finiti i ballottaggi, li si può commentare con poche parole.
A Sassari il Centrosinistra ha vissuto la conclusione del ciclo avviato dopo le politiche del 2018. Perse le politiche, perse le regionali, perse Cagliari e Alghero, persa Sassari. Il modello ‘egemonia Pd + collateralismo delle altre forze’ è stato nuovamente sanzionato. Servirà a portare la Sinistra sarda su nuove e autonome posizioni rispetto alla Sinistra italiana? Bisognerà stare a vedere, ma le premesse dicono di no.
L’ipotesi più probabile è che il Pd non senta la sua crisi di progetto e di identità e si limiti ad affermare, come fa Zingaretti, di essere l’unica alternativa al Centrodestra italiano, per poi aspettare l’esaurimento della spinta attuale per riproporsi all’elettore con la logica del ‘io sono meno peggio degli altri’, che è la versione educata del ‘tappatevi il naso’.
A Sassari, però, ha perso anche il Centrodestra al potere in Sardegna da 4 mesi e ha perso male, molto male. L’ampia area paludosa che sta circondando la Giunta regionale (una continuità territoriale doppia, giudicata pessima dai tecnici dell’assessorato e invece confermata quindici giorni dopo dal Presidente; una gestione del Mater Olbia tutta inclinata verso l’alleanza tra gli interessi privati piuttosto che verso l’equilibrio e l’efficienza del sistema sanitario sardo; primi vagiti urbanistici allarmanti nelle vesti iniziali, poi ricondotti a una banale proproga del Piano Casa Erriu; una grande distrazione verso il mondo terribile delle discariche ecc. ecc) è stata la causa antica della rottura tra il centrodestra e Campus.
Campus è la vendetta della questione morale sul centrodestra.
Reggerà?
Si vedrà dai primi e dai secondi passi.
A Sassari, infatti, non c’è solo da evitare il sacco della città da parte di interessi privati di tipo parassitario (cui Campus è estraneo, ma non interamente il suo mondo), c’è anche da smontare, e non ereditare, l’egemonia dei partiti di sinistra nei diversi settori dell’amministrazione pubblica, presidiati in modo capillare nei ruoli amministrativi da uomini di partito piuttosto che di competenza. Infine c’è il rapporto con gli altri mondi istituzionali, l’Università, la Magistratura, l’Esercito, dove la trasparenza non è propriamente di casa.
Battaglia interessante dagli esiti imprevedibili.

Elezioni, Evidenza, Politica

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