Malati oncologici e politiche farabutte

Oggi parliamo di una cosa dolorosa: la stupidità farabutta.
Si tratta di un atteggiamento mentale e culturale che quando alligna nelle stanze di chi governa fa molto male. Sia chiaro: la stupidità è l’agire senza ragione senza sapere di farlo, cioè senza dolo. Viceversa ‘farabutto’ è un germanismo che significa ‘mascalzone’. Quindi parlare di ‘stupidità farabutta’ vuol dire parlare di azioni dannose predisposte e realizzate senza dolo, per incapacità di ragionamento e di cultura.

Chi sta male, in Sardegna, sta sperimentando tante situazioni drammatiche, dalle sedute di chemio che saltano, ai telefoni che ammutoliscono, a chirurghi che, visto un tumore, lo operano a prescindere anche se questo accorcia, anziché allungarla, la speranza di vita del paziente, alle dimissioni urgenti per non aver morti in reparto ecc. ecc. Siamo al ‘senza pietà’ della burocrazia delle statistiche rispetto al paziente. La motivazione generale è il cosiddetto combinato disposto dell’emergenza Covid e della crisi nel reclutamento dei medici della sanità sarda.

In realtà una parte della crisi è la stupidità e la virata politica di questa Giunta verso la pinguedine del privato, verso la sua alimentazione compiacente e irrazionale.

Un esempio è il seguente.

Questa è la delibera di Giunta 29/ 14 del 21.07.2021 ed è una delibera importante. Si tratta di soldi, ben 11 milioni, stanziati dal governo per ridurre le liste di attesa accumulatesi per l’emergenza Covid. Scopo prioritario della norma nazionale italiana che stanzia le risorse è pagare prestazioni aggiuntive del personale in servizio e/o reclutare altro personale per smaltire la lista di attesa. Solo come misura residuale è anche previsto di acquistare prestazioni dal privato.

Queste risorse avrebbero potuto essere utilizzate per reclutare anestesisti o per pagare le prestazioni aggiuntive di quelli in servizio per incentivarli a lavorare oltre l’orario di servizio, oppure per reclutare oncologi, infermieri ecc. ecc.

No, la Giunta ha deciso di spenderle distribuendole tra i privati. Perché? Perché lo fanno gran parte delle altre Regioni, con ben altra sanità e ben altro privato e ben altri controlli, con bene altra programmazione.
Risultato?
Le liste d’attesa sono sempre lì, perché un privato che fa prevalentemente vene varicose, continua a fare vene varicose, non si ingegna, grazie a Dio, di fare oncologia per incassare denaro che può incamerare semplicemente continuando a fare ciò che già sa fare.
Le liste d’attesa sono sempre lì, chi si ammala gravemente è sempre più solo, i privati della sanità sarda, quelli tradizionali, quelli baronati, sono sempre più ricchi e sempre meno capaci. Questo è il tristissimo destino del malato sardo: sbucciarsela da solo.


0 commenti su “Malati oncologici e politiche farabutte

  • Filippo Neri says:

    Con giorno di ritardo ritorno all argomento oncologici e liste di attesa. Le liste di attesa è un problema multidimensionale. Non basta assumere anestesisti se non ci sono strutture dove farli lavorare. È inutile comprare 10 TC se non si rinforza il territorio perché le richieste anche inappropriate aumenteranno di 20 volte, è inutile autoreferenziarsi con inesistenti centri di eccellenza mentre altrove in continente ci fanno 5 a 0, è inutile fare e rifare riforme che servono più che altro a piazzare gli amici. Non c’è visione d insieme, non c è lungimiranza, non c’è conoscenza. Il privato non è il cattivo, ma è il pubblico che deve indirizzarlo e finanziario per quel che sarve in Sardegna evitando doppino o triploni. La Sardegna ha sue malattie peculiari. Che si fa? Si chiudono i centri antidiabetici (siamo i secondi al mondo per incidenza). Siamo la Regione dei direttori e primari facenti funzione. A fine di questa legislatura saranno 6 anni su 10 di sistema sospeso in attesa di una definitiva riforma. Il reclutamento delle figure apicali avviene per lo più a cena. Ma davvero il problema sono solo gli oncologici?

  • Paolo Maninchedda says:

    Signor maurosdema, non so perché ma passo per impulsivo, ma non lo sono. La legge parla espressamente di acquisto di prestazioni aggiuntive, che permettono sia di utilizzare il personale esistente che di reclutarne di nuovo. Quanto al servirmi di strutture pubbliche, io lo faccio sempre. Mi sa che il precipitoso è stato Lei.

  • Faccia una cosa, però, Professore, per essere coerente sino in fondo, quando – spero vivamente mai – avrà bisogno di una TAC o di una risonanza magnetica, non vada dai privati a farsela fare (in Sardegna la sanità privata ha la quota minima in Italia) oppure si metta comodo in liste d’attesa mensili.
    Poi, mi scusi, se un decreto legge è finalizzato alla riduzione delle liste di attesa, dovrebbe ben sapere che per la Regione non sarebbe stato possibile utilizzare quei fondi per altre finalità, come “reclutare anestesisti o per pagare le prestazioni aggiuntive”. Noto come, a volte, la foga la trascini troppo …

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