Regione: L’importanza di chiamarsi Silvia

È obbiettivamente difficile capire la storia mentre si svolge. Ma non è impossibile. Soprattutto quando il suo dipanarsi è tutt’altro che grossolano.
La Giunta Solinas sta attuando l’occupazione politica di tutte le articolazioni dell’amministrazione regionale.
Negli Anni Novanta, quando gli assessori regionali firmavano anche le ferie dei dipendenti, vi fu un grande dibattito che sfociò, prima a livello italiano e poi regionale, nelle norme sulla distinzione di responsabilità tra indirizzo politico e gestione amministrativa.
In Sardegna, il risultato fu la legge regionale 31/1998.
Da quel momento in poi, l’alternanza dei governi di centrodestra e di centrosinistra hanno sempre rivelato due tendenze.
La Sinistra ha sempre teso a subordinarsi alla struttura amministrativa e a tingere di burocratismo ogni percorso. In cambio, nelle pieghe, curava piccoli favoritismi, argutamente mimetizzati e burocratizzati.
La Destra, più rozza, ha sempre tentato di usare l’amministrazione regionale per piegarla agli interessi rappresentati.
Nel mezzo sono sempre stati i Sardi, afflitti o da meandri amministrativi o da spire affaristiche.
Mai un governo normale, semplice, trasparente, con procedure snelle e lineari.

La colonizzazione La Giunta Solinas ha fatto un passo in avanti (o indietro, dipende, come al solito, da come e da dove si guardano le cose).
Ha teorizzato e realizzato lo spoils system dei vertici dell’amministrazione regionale. Ha esplicitamente politicizzato la struttura della Regione e delle società controllate.

La Giunta Solinas è l’unica nella storia dell’Autonomia che abbia realizzato questo percorso:
1) nomina di dirigenti con titoli non conformi alla legge vigente;
2) modifica della legge con conseguente conformizzazione dei nominati;
3) annullamento delle competenze specifiche per la nomina dei dirigenti apicali, sostituendole con la dichiarata sufficiente iscrizione a un albo professionale;
4) diffusione a macchia d’olio del nuovo ordine nell’amministrazione regionale e nelle controllate;
5) traduzione in atti amministrativi degli interessi rappresentati dalla maggioranza di governo, liberati da qualsiasi bisogno di legittimità perché direttamente legittimati dai dirigenti reclutati.

La Giunta Solinas gode di largo consenso tra le magistrature penali, civili e amministrative dello Stato Italiano. Se un percorso simile fosse stato realizzato da uno qualsiasi dei presidenti o degli assessori precedenti, le ipotesi di reato non sarebbero minimamente mancate.
Oggi non è più così.
La pianificazione e la realizzazione della distruzione morale dei riformisti veri e onesti, attuata con giornali, apparati dello Stato, strutture di partito (di Destra e di Sinistra), salotti al tè verde ipocrita (prevalentemente di Sinistra), riunioni lagunari di incappucciati ridicoli ma malvagi (prevalentemente di Destra), investigatori impermeabilizzati alla ragione e opportunamente condizionati all’odio (di perfetta tradizione italica), magistrati che hanno un’idea strumentale del diritto (nel senso che lo intendono come strumento delle loro tesi e lo applicano come meccanismo automatico, come macchina che fornisce un output alla luce dell’input, forma fordista del diritto che si insegna nei corsi di preparazione ai concorsi), hanno lasciato sul terreno una generale mediocrità, un abbattimento delle soglie culturali che fa coincidere perfettamente l’orizzonte dei controllati con quello dei controllanti.

È in questo contesto che va collocato l’ultimo epidodio della tragica notte del potere che si sta vivendo: la nomina del nuovo Direttore generale del personale e degli affari generali. Lo chiameremo Quaedam, per non personalizzare.

Basta essere avvocato e la pillola va giù La Giunta Solinas, sempre più decisa a dar consistenza alla sua particolarissima visione del potere, va anche oltre la fantasiosa legge di interpretazione autentica e di sanatoria delle precedenti nomine dei DG (di cui parleremo tra un attimo) e nomina una nuova Direttrice generale .

Ovviamente, dalla lettura della delibera, priva, come capita ultimamente, degli allegati minimi, tutto sembra liscio, chiaro, corretto.

Pensate un po’ che, stavolta, il periodo di nomina supera i fatidici sei mesi e arriva ai canonici tre anni: un bel passo in avanti!

Quindi, tutto bene. E invece no.

Proprio in questi tempi opachi e confusi, nei quali la trasparenza degli atti è un dovere non praticato dall’attuale Giunta e anche da quei vertici dirigenziali (evidentemente non a caso con incarichi semestrali) che sono preposti ad attuare le leggi, bisogna avere la voglia e la costanza di andare a far valere i diritti dei cittadini per far impallidire la tanto pretesa, quanto finta, patina di legittimità.

Infatti Quaedam, sulla base degli atti disponibili, ha un possesso incerto e umbratile, diremmo analogico (si capirà alla fine il perché di questo termine), dei requisiti previsti dalla recentissima norma di interpretazione autentica e sanatoria di cui si diceva, la celebre L.R. n.25/2019.

Impossibile?

Dovete aver voglia di leggere il testo della L.R. 25/2019 (leggi qua) nella quale abbiamo evidenziato, per facilità di lettura, in rosso e in blu quali sono i requisiti minimi richiesti.

Adesso, grazie all’accesso agli atti richiesto da due sindacati dei dipendenti regionali, è stato possibile leggere il curriculum di Quaedam (che sarebbe dovuto essere pubblicato nel sito Amministrazione trasparente della Regione, ma non c’è) .
Si evince che Quaedam è: 1) laureata in Giurisprudenza nel 1995; 2) Avvocato nel 2000; 3) vincitrice di concorso in Regione nel 2005: funzionario, Settore Affari legali Assessorato alla Sanità; 4) per qualche mese capo di gabinetto dell’assessore alla Sanità nel 2014; 5) dal 1 dicembre 2018 direttore ad interim del Servizio sicurezza dei luoghi di lavoro, forniture e manutenzioni dei beni mobili e immobili dell’ Agenzia Sarda per le politiche del lavoro. Quindi Quaedam svolge funzioni dirigenziali da due anni. Non è una dirigente di ruolo, cioè non ha vinto per questo ruolo un regolare concorso.

Ha ottenuto un incarico temporaneo da dirigente nel 2017, lo scrive l’interessata, ai sensi dell’art. 19 del Decreto legislativo n.165/2001 e s.m.i., presso l’Agenzia ASPAL, un articolo di legge contestato e la cui applicazione, su altri casi e non su quello di Quaedam è stato sanzionato dal Tar e dal Consiglio di Stato.

Rimane da far notare che, anche qualora l’incarico di dirigente a tempo fosse stato assegnato con una procedura legittima, Quaedam non ha comunque maturato i cinque anni, minimi, di esperienza per poter essere chiamata (vedi parte evidenziata in rosso della L.R. n.25/2019) a svolgere le funzioni di Direttore generale.

Si potrebbe pensare che la nomina della Giunta Solinas trovi fondamento nella seconda parte della L.R. n.25/2019 (quella evidenziata in blu).

Questa parte della legge regionale, approvata in notturna, è la riscrittura, in peggio, di quanto previsto dal comma 6 dell’art.19 del D.Lgs. 165/2001 (toh! Chi si rivede).

In sostanza si aprono le porte della dirigenza pubblica a soggetti che dirigenti non sono stati nel privato o nel pubblico e che non hanno sostenuto un pubblico concorso ad hoc, come tutti gli altri mortali.

Una eccezione molto forte e infatti la stessa norma prevede che i requisiti richiesti devono essere particolarmente stringenti.

La norma ragiona, infatti, di una ‘particolare specializzazione’ desumibile dalla ‘formazione universitaria e postuniversitaria, da pubblicazioni scientifiche e da concrete esperienze di lavoro maturate per almeno un quinquennio’ in posizioni funzionali previste per l’accesso alla dirigenza. Il quinquennio può essere derogato se si proviene dai ruoli della magistratura o dell’avvocatura. Questo sembra essere il senso, diversamente un avvocato divorzista potrebbe diventare Direttore generale dell’Assessorato della pesca e dell’agricoltura per il solo fatto di essere avvocato. Insomma, si può essere nominati Dirigenti senza esserlo se si ha una competenza dimostrabile nel settore e si è avvocati o magistrati, non con uno solo di questi requisiti.

Ora, scorrendo il curriculum di Quaedam è molto difficile, anche per il lettore più distratto, rinvenire la contemporanea presenza dei requisiti richiesti, anche da questa seconda parte della legge.

Dal curriculum fornito dall’interessata, non si evidenzia nessuna particolare specializzazione professionale, culturale e scientifica; non si desume una formazione universitaria e postuniversitaria particolare, (nessun dottorato o assegno di ricerca e neanche un  master di II livello); e non risulta abbia prodotto pubblicazioni scientifiche. Ma Quaedam è avvocato (e, mi dicono, anche, una persona squisita).

Data la tendenza certificata in legge a definire a piacere i livelli di competenza, per il Presidente Solinas e la sua Giunta, risultano dunque più che sufficienti tre requisiti che Quaedam certamente possiede:

  • è laureata e dipendente regionale;
  • ha il titolo di avvocato;
  • si chiama Silvia…

Come dire: la forza dell’analogia…

0 commenti su “Regione: L’importanza di chiamarsi Silvia

  • Tutto vero e tutto giusto. A mio parere manca un passaggio o meglio un particolare. Certi comportamenti della politica sono dovuti spesso all’accondiscendenza (che può derivare dall’ignavia o dalla paura) degli stessi dipendenti, funzionari o dirigenti che dovrebbero essere il primo caposaldo della legittimità. Sarà un mio parere ma la .c.d privatizzazione dell PA che ha posto le nomine dei dirigenti in capo alla politica si è rivelata veramente fallimentare.

  • Non so dove inizi il tutto, ma questa è la società italiana. Per riformarla è necessario operare diversamente, anche quando si finisce soli, emarginati per aver osato dire e opporsi. Una mafia che apparentemente non fa vittime questo è il sistema che struttura la società italiana.

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