Oggi scrivo per coloro che non stanno mai tranquilli, quelli che non si sentono appagati solo perché rispettano le leggi e i costumi e perché fanno buone azioni.
A Natale leggere fa bene. Io leggo per disperazione.
Propongo la prima di due letture che ho fatto (la terza, in corso, è di puro diletto e conforto e riguarda il mio capitano Diego Alatriste in missione a Parigi dove lo aspetta il fido Íñigo Balboa). Della seconda parlerò domani.
La prima è I signori del diritto. Il potere più irresponabile, un volume che contiene due saggi magistrali di Raimondo Cubeddu, già professore ordinario di Filosofia politica all’Università di Pisa, e di Pier Giuseppe Monateri, docente ordinario di Diritto comparato presso l’Università di Torino. Il libro è pubblicato da IBLLibri e costa diciotto euro (274 pp.). La prefazione, che è un altro saggio di trenta pagine, è di Nicolò Zanon, docente ordinario di Diritto costituzionale presso l?Università degli studi di Milano, già giudice e vicepresidente della Corte costituzionale.
Questo è, a mio avviso, il migliore dei libri pubblicati in questa stagione avvelenata pre-referundum, dove, quanto mai prima d’ora, magistrati e politici si sono travestiti, con maschere ai limiti del grottesco, pur di reclutare il popolo a proprio favore.
Questo è un libro che informa e istruisce senza voler manipolare nessuno, scritto da accademici non afflitti dal demone del voler dimostrare di essere i migliori (il maledetto priapismo universitario che io non sopporto più, ahimé!).
Lo suggerisco agli insegnanti ancora vivi nella scuola (la stragrande maggioranza è sedata e intorpidita dall’azione di ministri senza senso del ruolo e della funzione, e da dirigenti – fatte le opportune eccezioni – più prepotenti che colti, più compìti nel loro ruolo sociale – che sopravvalutano, perché è pro-tempore – che efficienti nella loro funzione professionale).
Il libro è adattissimo ad essere utilizzato dai docenti (non dagli studenti) perché ha anche una piccola antologia (scelta benissimo) dei più grandi pensatori liberali in materia di diritto (Hume, Menger, Hayek, Leoni), tacciati di essere di Destra semplicemente perché non della Sinistra di potere o di quella à la page.
L’originalità del volume sta tutta nei contenuti dei due saggi, spiegati amabilmente e semplicemente nell’introduzione di Zanon. Mentre i dibattiti televisivi e “bottegai” si concentrano sull’indipendenza del giudice dal potere politico (cosa che non è in alcun modo in campo nella riforma approvata della Giustizia, ma che,invece, si sta affermando come oggetto falsato del referendum) questo libro si concentra sulla pretesa indipendenza del giudice dal diritto, cioè sull’ergersi del giudice a fonte del diritto nell’esercizio concreto della giurisdizione (cioè del diritto applicato nei processi).
Nella teoria tradizionale post-ottocentesca del diritto, “indipendenza del giudice e sua soggezione alla legge costituiscono due qualità essenziali e reciprocamente indissolubili(…); l’indipendenza del giudice non è, e non è mai stata – e, per quanto mi concerne, non dovrebbe mai essere – indipendenza dalla legge”. “Oggi le cose non starebbero più così, secondo molte accreditate dottrine. Proprio in nome della difesa dell’indipendenza del giudice, o della magistratura più in generale, si sostiene spesso che l’indipendenza nei confronti del potere legislativo debba ergersi a canone di interpretazione della legge stessa, cioè della fonte attraverso la quale quel potere si esprime e si manifesta, e rispetto al quale il potere giudiziario avrebbe il legittimo obbiettivo di opporsi”. In termini “alti” il rapporto è tra verità e intepretazione; in termini bassi riguarda invece l’uso eversivo del potere dell’interpretazione e il costituirsi di un ceto egemone intorno all’esercizio concreto di questo potere. Il saggio di Monateri è un capolavoro di verità sul tema (bellissima l’Appendice intitolata: Imperium, doctrina, indipendenza e auctoritas: la retorica della legittimazione non democratica.
Io ho conosciuto magistrati di questo tipo, determinati ad essere eversivi dell’ordine costituzionale in nome di una missione che nessuno ha dato loro (i peggiori sono quelli che entrano in magistratura dalle forze dell’ordine: schematici, prepotenti, sommamente tanto incolti quanto convinti).
Oggi, per la prima volta, ho letto un libro che sa bene descriverli.
Il saggio del mio Cubeddu invece (mio nel senso che è un autore che ho scoperto tardi e con le cui opere sto entrando in confidenza di recente e solo negli scampoli di tempo, ma che mi sta facendo compagnia e mi dà conforto) è tipicamente suo.
Riguarda un tema profondissimo che è riassunto nel titolo: pro legibus ac adversus jus (per le leggi e contro il diritto).
Per capire Cubeddu bisogna accettare la fatica di studiare, ma se lo si fa, si capiscono tante cose. Riporto un suo passo per invogliare la lettura:
“Oggi le cose non starebbero più così, secondo molte accreditate dottrine. Proprio in nome della difesa dell’indipendenza del giudice, o della magistratura più in generale, si sostiene spesso che l’indipendenza nei confronti del potere legislativo debba ergersi a canone di interpretazione della legge stessa, cioè della fonte attraverso la quale quel potere si esprime e si manifesta, e rispetto al quale il potere giudiziario avrebbe il legittimo obbiettivo di opporsi. Ma secondo la teoria “tradizionale”, cui bisognerebbe restare, l’indipendenza del giudice ha esattamente lo scopo di allontanare la funzione giurisdizionale da ogni pretesa politico-normativa, e non autorizza affatto a pensare, come oggi invece avviene, che la giurisdizione sia quasi un polo autonomo e alternativo di creazione di regole, in rappresentanza di minoranze o dei “diritti” dei singoli. L’indipendenza che anche la nostra Costituzione riconosce all’art. 101, comma 2, ha il significato opposto rispetto all’indipendenza che la teoria costituzionale liberale assicura al rappresentante parlamentare nei confronti dei suoi elettori e del suo partito d’appartenenza: giacché, mentre l’indipendenza assicurata al rappresentante ha lo scopo di consentirgli di svolgere una funzione eminentemente politica, l’indipendenza garantita al giudice ha l’obiettivo opposto, quello cioè di impedirgli ogni discrezionalità politica, ogni sconfinamento da ciò che è normativamente prestabilito nella legge. In questione, altrimenti, non è solo la separazione dei poteri, ma addirittura il principio della sovranità popolare”.

Nella mia zattera non c e’ posto. Non me ne voglia Cubeddu , non e’ un fatto Personale, ma le energie per “accogliere” sono veramente poche e corro il rischio peggiore a cui ogni singolo uomo ha il dovere di guardarsi: L’Erudizione, che e’ la peggiore delle Malattie.
Comunque il testo l ho acquisito e purtroppo l’ho gradito; e questo, contrariamente all’opinare corrente che e’ “bene” cio’ che piace..in verita’ non e’ proprio cosi’; il piacere uccide l’agonismo con cui occorre affrontare un testo che e’ il pericolo par excellance.
La lettura nei Fatti e’ sempre un consentire a qualcuno di accomodarsi in casa propria. Una casa gia’ immensamente caotica.
Dopo: ci sono ANCHE momenti di obbligato riposo in cui dedicarsi al domestico con la propria consorte, quindi pulizie di casa, cura della tradizione Natalizia e sana Banalita’ per ritemprarsi (non aggiungo altro)
L’individuo puo’ attendere!
Accetto ben volentieri l’invito alla lettura. Ho letto Cubeddu da studente di filosofia antica, quando la cattedra a Cagliari era del prof. Movia. Un cenno su Bruno Leoni: è stato un pensatore originale, pressoché sconosciuto in Italia, e fra le altre cose legato alla Sardegna.
Grazie per il suggerimento, sicuramente ne acquisterò una copia.
Non lo so .. ma il primo pensiero che mi è venuto in mente, dopo aver letto il suo articolo, è il vecchio brocardo “Summum ius, summa iniuria”.