Il bullo Era d’inverno e si svolgeva una conferenza stampa di fine d’anno di un’istituzione culturale sarda.
Concluse le comunicazioni del presidente, un giornalista ha chiesto di fare qualche domanda.
Il presidente non si rende conto di non essere la Meloni e dice che non accetta domande.
Il giornalista non si scompone e “quindi” intervista il vice-presidente, che si fa intervistare con piacere.
Il presidente avverte che il giornalista ha rapidamente scalato la classifica delle persone che stanno sulla punta del suo nazzo.
Lo affronta.
Sul modo del confronto le testimonianze divergono: vi è chi avrebbe visto una mano mettere a posto il bavero del giaccone del giornalista e chi, invece, giura che le mani sarebbero state a posto, ma che le parole avrebbero viaggiato a decibel elevatissimi.
Fatto è che incontrovertibilmente il giornalista si “rifugia” in un bar.
Il presidente non regge che questa figura impertinente che osa fare domande stia lì, al caldo, sempre più oscillante sulla punta figurata del suo nazzo, e che fa?
Lo aspetta fuori.
Assediato e assediante si fronteggiano mentre il tempo dell’universo si ferma.
L’assediato, però, tra vedere e non vedere chiama i Carabinieri, esce dal bar con loro, si gratta la tempia col dito medio, va in caserma e denuncia il presidente.
La cosa arriva nelle redazioni dei quotidiani sardi, che però convergono nel censurare la notizia e anzi uno dei due giornaloni si adopera per convincere il giornalista a ritirare la denuncia.
Siamo ancora a questo punto in Sardegna: “Esci fuori che ti rompo il c..o”. E non fa notizia, perché ci siamo abituati.
Il cieco Si è concluso il bando per individuare il nuovo direttore dell’Istituto Ciechi di Cagliari.
È stata scelta dalla Commissione colei che era stata nominata dalla Regione Commissario dell’Ente.
Serve a qualcosa rilevare che il bando ha avuto un iter amministrativo accidentato, con addirittura la Giunta intervenuta a avocare a sé la procedura di predisposizione del bando di gara? No, non serve a nulla.
Serve invece rilevare che alla selezione ha partecipato anche la dirigente dell’istituto Ciechi di Trieste, che però ha perso perché in Sardegna i titoli specifici sono di ostacolo ai ruoli specifici.
Non stiamo segnalando alcunché di illegittimo.
Stiamo soffrendo per il sistema di cui siamo vittime.

Ultimamente i due quotidiani Sardi ci pensano due volte prima di pubblicare certe notizie poi si lamentano che non vendono
Idda ha fotografato perfettamente la RAS quando al governo regionale c’è la sinistra con la sua corte di affiliati e lanzichenecchi.
È quello con cui conviviamo: arroganza del potere, ma questa volta qualcuno ha avuto il coraggio di denunciare.
… si iat a nàrrere un’amministratzione cun prefissu “Vaffa”, –N– lessicale e sufissu “CULO” (eh, tocat a dhu portare mannu!), totu a dare e a leare, a totus (dare) e totus (leare).
E is Sardos si dha podeus pigai totus in cudhu logu (andat bèni fintzas a is fansistas fortunaus). Mellus de aici si morit.
Ma isperaus e auguraus de sighiri a bivi sanus e fintzas cuntentus, totus, si cambiaus assumancus calincuna cosa necessària, totus, ca assinuncas is cosas no si faint a solas e a «menefrego» aus a nai a mutetu cudhu “mi ndhe allegro e mi ndhe afuto de sas gàrrigas chi zuto”. Tanti… a morri si depit ma intanti seus bius e responsàbbilis puru!
È tutto racchiuso in questa frase: “ha perso perché in Sardegna i titoli specifici sono di ostacolo ai ruoli specifici”.
Questo è il nodo cruciale in Sardegna e, soprattutto, negli ambienti di mamma Regione.
Non per meriti ma per conoscenze, spintarelle e favoritismi. Avvilente e “disastrante”.
E questo sarebbe il “giornalismo libero, con la schiena dritta, che non fa sconti a nessuno”?
Po caridadi! Se avessero operato all’epoca del fascismo, questi pennivendoli sarebbero stati più mussoliniani di Mussolini, salvo poi dichiararsi antifascisti dopo il 25 luglio 1943! Conformismo trionfante. E poi si lamentano se gli Italiani ne hanno le tasche piene della carta stampata e del giornalismo in generale. Facce di tolla!