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Il caso Lombardini

Posted on 27 Dicembre 202528 Dicembre 2025 By Paolo Maninchedda 8 commenti su Il caso Lombardini

Luigi Lombardini, giudice, è un nome che non dice assolutamente nulla a chi è nato negli anni Novanta, ma che riattiva tanti ricordi in chi ha i capelli bianchi.
Iniziò la carriera col sequestro Boschetti (1969), risolto con la cattura dei sequestratori, la liberazione dell’ostaggio e il recupero del riscatto. Uno dei pochi casi nei quali l’azione congiunta di Aeronautica militare e Forze dell’ordine ebbe successo (era stato inserito un trasmettitore nella borsa del riscatto).
Il secondo caso fu, nel 1971,  il tentativo di sequestro del marchese Mario Manca di Vallermosa; l’ostaggio fu ucciso.
Nel 1972 si occupò della strage di Lanusei, cioè dell’omicidio del dott. Vincenzo Loddo, della moglie, di un fratello e di un nipote. Nell’azione morì anche uno dei banditi. Principale indiziato il latitante (allora) Pasquale Stochino (arrestato solo nel 2003, morto nel 2022, proclamatosi sempre innocente per quel reato).
Nel 1974 altro sequestro tragico: quello di Puccio Carta, mai tornato a casa.
Dal 1974 al 1978 si registrano in Sardegna 50 sequestri, dieci all’anno.
Nel solo 1979 se ne hanno venti.
Luigi Lombardini è soprattutto il giudice istruttore dei processi contro l’anonima gallurese e contro la banda Gregoriani. E fu proprio il 1979 l’anno chiave.
Vennero sequestrati due fratelli Marina e Giorgio Casana, prelevati da un banda in gommone e passamontagna su uno scoglio di Capo Pecora.
I Carabinieri organizzarono, ovviamente, un servizio di pedinamento e di monitoraggio dei parenti e degli emissari della famiglia.
Notarono che frequentemente le loro macchine erano preceduti da un’automobile risultata di proprietà della moglie di Luciano Gregoriani (deceduto nel 2012), allora residente a Silanus. Disposta una perquisizione, venne trovata nell’abitazione della coppia un’agendina con dentro i numeri della famiglia Casana ai quali i sequestratori  avevano telefonato per chiedere il riscatto. Gregoriani si trovò spalle al muro e Lombardini offrì la via d’uscita: evitare il carcere in cambio di dichiarazioni complete e verificabili in grado di sgominare l’Anonima.
Gregoriani accettò ma, all’inizio, tirò a fottere.
Limitò la confessione e le dichiarazioni di correità al solo sequestro Casana, ma il capo della Criminalpol Emilio Pazzi riconobbe la sua voce in un’intercettazione legata al sequestro di Salvatore Troffa, avvenuto il 3 novembre del 1978 e conclusosi con la liberazione dell’ostaggio dopo 243 giorni di prigionia (uno dei più violenti e feroci sequestri che si ricordi, per i modi con i quali venne custodito l’ostaggio. Non a caso la vulgata successiva al sequestro parla di una serie di inspiegabili, ma reali morti violente). A quel punto Gregoriani ammise anche le sue responsabilità non solo nel sequestro Troffa, ma anche nel sequestro Locci (24 giugno 1978) e di suoi conoscenti nel terribile e indegno sequestro Schild (21 agosto 1979).
Alla fine si giunse a istruire un processo che aveva ad oggetto 12 episodi di sequestro o di tentato sequestro.
Lombardini fu il giudice di questa stagione: teorizzò la procura antisequestri competente in tutto il territorio regionale, organizzò una sua rete di informatori non tutti di immacolata coscienza, usò metodi a dir poco discutibili con i quali ottenne confessioni e condanne, ma facendo strame del diritto.

Giovanni Seu (giornalista cinquantino, come direbbe Camilleri, del Foglio e di Wired, saggista e ideatore della Gioranta Pisurziana che si svolge ogni anno a Bantine in onore del poeta Pietro Pisurzi (1707-1796), delle cui canzoni Giancarlo Porcu ha curato l’edizione critica) ha dedicato a Lombardini un bel libro: Lombardini. Il giudice sceriffo. Vita spericolata e tragica fine dell’uomo che sconfisse l’Anonima Sequestri, Sassari, Edes, 2025, 20 euro.
È un testo equilibratissimo nel miscelare i pro e i contro intorno alle azioni e alla personalità del giudice cagliaritano: vi si trovano le valutazioni dei suoi amici (Ettore Angioni) e dei suoi avversari (Mario Marchetti e Mauro Mura). Ne viene fuori uno spaccato di società sarda assolutamente ancora attuale, frantumata e parcellizzata in egotici individualismi e in privatissime disamistades che lasciano di stucco. Certo è che se Lombardini si sentiva come il Bene che combatteva il Male, il lettore di media saggezza e di giusto equilibrio non può che stare, invece, dalla parte di Marchetti che, alla fine, in questa carrellata di eventi e di personaggi, risulta essere quello dotato di maggiore linearità di comportamento e di minore spirito di rivalità. Interessante anche cogliere una diversa valutazione tra Mura e Marchetti sul ruolo di Lombardini nel sequestro Licheri (Lombardini negli anni Novanta non aveva titolo a occuparsi di sequestri, ma continuava a farlo intralciando il lavoro degli altri magistarti): Mura esclude qualsiasi intervento di Lombardini nel tragico sequestro della possidente di Ghilarza, Marchetti lo documenta in modo dettagliato, e personalmente mi convinco di nuovo che qualcosa nell’apparato giudiziario non funzionò nel sequestro Licheri.

Infine si arriva, nel libro, al sequestro di Silvia Melis, quello nel quale Lombardini agì in modo grossolano pur di avere e ottenere ruolo, fu scoperto, fu denunciato dal padre di Silvia Melis, fu indagato e interrogato dalla procura di Palermo, nella persona di Giancarlo Caselli. Il libro, dalla p.104, riporta gli stralci salienti dell’interrogatorio che si rivela tutt’altro che inquisitorio, anzi, condotto in punta di penna e di correttezza, ma comunque tale da inchiodare Lombardini alle sue responsabilità. L’esito è a tutti noto, tragicamente noto.
Ma è sul contesto e sul mondo che sta intorno al sequestro Melis che il libro offre ai suoi lettori una vera perla.
Si tratta del saggio introduttivo di Romano Cannas (Quella stagione di tensioni, miasteri e veleni), scritto mirabilmente e che si fa leggere tutto di un fiato, con un suo ritmo narrativo ed emotivo, ricchissimo di dettagli, di precisione e di critica rievocazione.
Chi legge oggi Cannas capisce molte cose del recente passato.
Il suo è un saggio che racconta simultaneamente il potere e il crimine, che ne illumina le zone di transizione (per quel tanto che è possibile) senza omissioni o reticenze. E le domande, dopo la lettura, si inseguono: per esempio, chi ha incassato il riscatto del sequestro Melis? Come mai i sequestri Vinci (1994) e quello Melis (1997) conducono entrambi a Gavoi e di sponda a Orgosolo?
Chi legge oggi Cannas capisce meglio l’indagine recente della Dda chiamata “Monte Nuovo”, cioè quella inchiesta sui rapporti tra colletti bianchi e malavita  che in Sardegna sono “tradizionali” sin dai tempi di don Agustín de Castelví, come ci ha insegnato il compianto Francesco Manconi, e che oggi passano per il traffico di stupefacenti, come ci sta insegnando Antonietta Mazzette.

Infine, il libro accoglie anche un intervento dell’avvocato Mauro Trogu, il difensore di Beniamino Zuncheddu, che invita a non considerare la maschera del magistrato-salvatore della Patria (che Lombardini costruì per sé e nella quale, purtroppo, si perse) come una peculiartà del passato. La componente psicologica dell’azione giudiziaria è sempre attuale e ha ragione Trogu a invitare a considerare come una sorta di malattia professionale la tendenza dei magistrati inquirenti a cercare giustizia piuttosto che verità, cioè a ritenersi soddisfatti della geometria del proprio operato piuttosto che dell’accertamento, faticoso, spesso lacunoso, della realtà dei fatti e delle responsabilità.

Insomma, venti euro ben spesi per chi conserva ancora curiosità e bisogno di conoscenza.

Letture, Politica, Vetrina

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Comments (8) on “Il caso Lombardini”

  1. marco pisu ha detto:
    29 Dicembre 2025 alle 15:50

    ho cercato il libro in diverse librerie ma è andato a ruba. un negoziante mi ha riferito che fosse li da circa un mese poi improvvisamente è sembrato che i lettori si siano svegliati acquistandolo in grande numero.
    potere forse, del suo commento di qualche giorno fa? possibilissimo

  2. Lorenzo ha detto:
    27 Dicembre 2025 alle 18:26

    Ho l’esperienza di come si visse, all’interno del Foro di Nuoro, la vicenda di “Lombardini Giudice istruttore di tutta la Sardegna” . Riuscì a farsi applicare come Giudice Istruttore in tutti i tribunali della Sardegna meno che in quello di Nuoro: cioè in quello al quale teneva di più.
    Poiché non certo solo gli avvocati nuoresi si opposero (e non consentirono) il completamento del progetto, ecco che nacque -negli ambienti della magistratura soprattutto cagliaritana- il mormorio su una zona delinquente che coinvolgeva il foro intero, inteso come avvocati, uomini politici e magistratura, tutti uniti, chissà perchè, ad ostacolare nientemeno che Lombardini.
    Fatto sta che molti penalisti nuoresi del tempo avevano preso l’abitudine di non dormire sempre nello stesso luogo, e qualcuno fece sapere a Cagliari che “stava ingrassando gli scarponi”; altri, che potevano permetterselo per autorevolezza e carisma, parlarono pubblicamente con disprezzo di chi alimentava l’ipotesi della collusione, facendo colti riferimenti a giudici di una volta che mai si sarebbero mischiati con questurini e spie.
    Tempi nei quali decisi che fare l’avvocato a Nuoro poteva essere anche avventuroso e divertente.
    Grazie della segnalazione, corro in libreria.

  3. Odoardo Rizzotti ha detto:
    27 Dicembre 2025 alle 18:06

    Riflessioni che che spingono il lettore ad approfondire i fatti e ad acquistare il libro di Seu.

  4. Lucrinarta ha detto:
    27 Dicembre 2025 alle 15:43

    Il suo più grande difetto è stato che non era di sinistra 😰

  5. Antonio ha detto:
    27 Dicembre 2025 alle 12:15

    Complimenti a Giovanni Seu da Ninuccio Mongiu di Pattada.
    Appena possibile leggerò il libro.
    Evidenzio la sua accurata organizzazione della giornata Pisurziana a Bantine. .

  6. Ginick ha detto:
    27 Dicembre 2025 alle 11:49

    Egr. Prof.
    ottima recensione. Tra pochi minuti sarà in libreria ad acquistarlo per leggerlo tutto d’un fiato come la Sua coinvolgente recensione mi impone di fare. Spero di trovare le vere profonde ragioni che hanno spinto questo personaggio assai complesso al compimento di quel suo ultimo drammatico e irreversibile gesto estremo. Forse perchè era un grande o in fondo, un pavido che sapeva solo attaccare ma quando doveva difendersi venne travolto dalla paura? O forse fu l’enorme delusione di non essere capito e “giustificato” dal suo mondo a cui aveva dedicato tutte le sue forze?
    Mi auguro in questo testo di trovarci le risposte che non ho mai colto da nessuna altra parte.
    Grazie per la segnalazione e buona giornata!

  7. Enrico ha detto:
    27 Dicembre 2025 alle 11:23

    Grazie.

  8. Medardo di Terralba ha detto:
    27 Dicembre 2025 alle 09:58

    Lo sto leggendo anch’io. Non voglio spoiler, mi leggerò l’articolo dopo aver letto il libro :)

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