Avvocatura regionale, 11 comandamento: a si sarvai

Per la casualità che governa le misteriose vie seguite dalle “bustine” che nascondono i contenuti di molte Delibere della Giunta Solinas, l’altro ieri salta fuori un Disegno di legge concernente “Disciplina delle unità di progetto, degli uffici speciali e dell’avvocatura regionale. Modifiche alla legge regionale 13 novembre 1998, n. 31. (Disciplina del personale regionale e dell’organizzazione degli uffici della Regione)”, approvato nella seduta del 18.06.2020, con la Delibera n.31/6.

Sottratta agli occhi dei comuni cittadini, non è sfuggita a quelli di alcuni sindacati regionali, meno distratti di altri, che hanno immediatamente scritto parole di fuoco su questo, apparentemente, innocuo disegno di legge.

Cosa ci sarà scritto di così allarmante da mobilitare i pochi sindacati non ancora narcotizzati dal debordante abbraccio di Solinas e assessori vari?

Se avete pazienza di leggere il disegno di legge oltre i primi quattro, innocenti, articoli, si arriva al cuore della questione.

Infatti con l’articolo 5 viene istituita “l’Avvocatura regionale della Sardegna” e, contemporaneamente, senza dirlo esplicitamente, viene soppressa la Direzione generale dell’Area Legale.

E che sarà mai!

Si cambia nome, ma tutto rimane come prima.

No, non è così.

Questo caso dimostra, se mai ci fosse bisogno, la smodata passione di Solinas, e della sua Giunta, per la figura dell’avvocato, pubblico o privato che sia e, meglio ancora, quando le due cose si confondono.

In questo sito abbiamo già raccontato le vicende della nomina della Direttrice generale della Presidenza, il cui principale titolo è essere avvocata, per cui non ci soffermiamo su quella surreale vicenda fatta di bollosa architetuttura normativa.

Abbiamo anche raccontato della nomina della Direttrice generale del Personale, assurta alla carica, senza essere dirigente, ma con le graditissime stimmate di essere anch’essa avvocata. E abbiamo anche paura di averlo detto, per ragioni che qui non riepiloghiamo.

Insomma, una passione avvocatesca senza limiti.

Ed ecco l’occasione per mettere mano a una intera struttura regionale, composta solo da avvocati: una manna!

Va detto, per amor di verità, che una riorganizzazione della struttura preposta alla difesa degli interessi dell’Amministrazione regionale, era ed è una esigenza sentita e condivisa.

Non foss’altro per il fatto che l’attuale Direzione generale dell’Area Legale opera senza una legge specifica ed organica, come avviene nelle altre amministrazioni pubbliche.

Quindi ben venga una legge che regoli il funzionamento di questa struttura così delicata.

Ma la Giunta Solinas, oltre a cambiare nome, si limita a ribadire i compiti già oggi in capo alla Direzione generale che viene soppressa e poco altro.

Ma è il poco altro che fa drizzare le antenne e il pelo ai sindacati regionali.

Infatti, con tre commi strizzati e ben mimetizzati dentro l’articolo 5, si manifesta il fantasmino del provvedimento “ad personam”.

Un classico, che si ripete.

Con il comma 3 si stabilisce che non esiste più un Direttore generale che governa l’avvocatura regionale, bensì un coordinatore.

Differenza?

L’attuale Direttore generale deve essere un dirigente e, se esterno, con almeno 5 anni di esperienza nella gestione di strutture complesse, nonché avvocato abilitato al patrocinio presso le magistrature superiori.

Il coordinatore basta che abbia tre anni di abilitazione al patrocinio presso le magistrature superiori.

Quindi, secondo la Giunta Solinas, il coordinatore, può gestire una struttura così complessa e articolata senza aver maturato la ben che minima esperienza gestionale.

Coraggiosi.

Sia detto per mero obbligo di cronaca: oggi, all’interno dell’Area legale della Regione, ci sono solo tre funzionari-avvocati che hanno i requisiti per essere coordinatori.

Ma questo sarebbe, forse, il minore dei problemi.

Il problema congenito, che affligge i ruoli dei funzionari-avvocati regionali, è che la quasi totalità di coloro che vi operano, sono funzionari che non hanno mai partecipato ad un concorso specifico per ricoprire il ruolo di avvocato nella pubblica amministrazione.

Per essere chiari e fugare qualunque dubbio: in tutte le pubbliche amministrazioni, per ricoprire il ruolo di avvocato, deve essere superato un apposito e specifico concorso.

Invece, nella realtà dell’Amministrazione regionale, ma anche degli Enti e delle Agenzie, coloro che operano come avvocati sono stati scelti per cooptazione, senza nessuna selezione, pescando tra altrettanti funzionari che posseggono i medesimi requisiti.

Proprio perché un concorso per avvocati della Regione non è mai stato fatto, questo stato di cose è stato oggetto di molte contestazioni da parte dei funzionari regionali che, pur possedendo il titolo di avvocato, non hanno mai avuto la possibilità di accedere all’esclusivo e ambito novero dei funzionari-avvocati.

Sempre per essere molto chiari e trasparenti: i funzionari-avvocati che oggi difendono la Regione sono degni della massima stima e fanno al meglio delle proprie possibilità il loro lavoro, ma ricoprono quel ruolo non per merito valutato attraverso un concorso pubblico, ma grazie ad una scelta ad personam, non supportata da nessuna selezione o comparazione.

E il ruolo che ricoprono è molto ambito, perché è retribuito adeguatamente.

A spanne, da due a tre (forse quattro) volte la retribuzione di un loro collega, col medesimo titolo professionale, che lavora nelle strutture amministrative.

Ed ecco che la Giunta Solinas, arriva in soccorso dei fortunati.

Comma 4: “… omissis … Al fine di garantire la continuità nell’esercizio delle funzioni di rappresentanza in giudizio senza danno per la Regione, gli avvocati dell’amministrazione regionale, iscritti nell’elenco speciale … omissis … sono assegnati d’ufficio all’avvocatura regionale e fanno parte di diritto del relativo contingente organico … omissis …”

Comma 6, ben mimetizzato: “… omissis … Fino all’attuazione delle disposizioni che prevedono il ruolo unico del Sistema Regione, gli avvocati in servizio presso l’avvocatura regionale devono essere dipendenti della Regione e alla stessa legati da un rapporto organico diretto ed esclusivo”.

Tradotto: coloro che oggi sono funzionari-avvocati, in virtù di una scelta ad personam, diventeranno avvocati della Regione a vita e con annesse retribuzioni, grazie ad una legge ad personam.

In mezzo a questa visione miope e conservatrice che il Presidente Solinas e la sua Giunta hanno della Sardegna e delle sue istituzioni, almeno abbiamo una certezza: amano visceralmente gli avvocati e le leggi ad personam.

Gli altri si arrangino, se possono.