Editoriale, Politica

L’assurda domanda sul perché dell’onestà

simbolo-pdsdi Paolo Maninchedda
Sono stato ascoltato alcune volte dalla Polizia Giudiziaria e dai magistrati sulla vicenda dei fondi dei gruppi. Come pure, anche ieri, diverse persone mi hanno chiesto informazioni su questa brutta storia.
Tutti, magistrati, poliziotti e amici, mi fanno la stessa domanda: “Perché tu non sei coinvolto?”.
E io mi sono rotto solennemente i coglioni.
Sono una persona normale e come molte persone normali cerco di comportarmi bene, di avere valori, di rispettare regole, di combattere le mie debolezze e i miei difetti, di migliorare e diventare ogni giorno un uomo meno complicato del giorno precedente. Sto a distanza dai soldi e a molta distanza da quelli pubblici.
Però faccio politica e di conseguenza l’onestà, la pulizia, l’impegno, la disciplina interiore, se ne vanno tutte al diavolo, perché nella considerazione della gente e dei media un politico è un farabutto per definizione, al punto che se ce n’è qualcuno che smentisce questa opinione generale c’è qualcosa che non va.
Qual è la conseguenza? Che l’onestà non è più una virtù, ma un problema.
Mi sono stancato di stare zitto. Questo ‘problema’ che sarei io, in campagna elettorale diventerà un problema politico, lo faremo diventare un problema politico. Costringeremo all’inversione dell’ordine dei fattori: l’onestà deve essere normale in politica. Chi crede il contrario, deve giustificarsi e non può chiedere giustificazioni a nessuno.