Politica, Sanità

La versione integrale della risposta a Francesco Sanna su sanità e questione morale

Leggo che l’onorevole Francesco Sanna ritiene che io sia intervenuto contro i processi di stabilizzazione del precariato in sanità (cosa assolutamente falsa); non solo, con un grande artificio retorico il parlamentare evoca anche il voto di scambio legato al lavoro interinale.
Io su questo tema vado in giro molto a testa alta, direi altissima. Si facciano su altri gli stessi controlli fatti su di me e su di noi, dopo opportune e ben guidate campagne insinuanti del troppo e necessariamente conclusesi nel nulla, e poi potremmo parlare alla pari.
Non provi, in questa fase, alcun parlamentare Pd a sollevare la questione morale con noi, non ci provi in alcun modo.
Noi, i più controllati negli ultimi due anni, ci auguriamo che i controlli continuino, siano generali e che questa volta vengano fatti senza riguardi per specifiche parti politiche che invece hanno beneficiato, in altri settori, di tempi lunghissimi di indagine e di giudizio, a differenza di quelli cortissimi riservati a pochi e contati soggetti.
Noi non candidiamo indagati, eppure siamo gli unici impegnati sul tema della giustizia ingiusta, perché troppa gente viene indagata su fatti mal compresi e mal accertati, troppa gente è stata rovinata da un avviso di garanzia, da una telefonata mal compresa o mal registrata. Troppo pochi quelli per i quali non c’è mai dolo, e troppi quelli per i quali è sempre esclusa la buona fede. Ci sono persone che sono state arrestate in Sardegna e hanno visto cadere la gran parte delle imputazioni nell’udienza di rinvio a giudizio. Non è giusto. Ma questo lo possiamo dire noi, non altri, perché difendiamo l’onorabilità delle persone, il diritto alla riservatezza delle conversazioni, perché quando abbiamo sentito mormorii politicamente indotti intorno a noi, abbiamo scritto alle autorità giudiziarie ai termini di legge e abbiamo ottenuto i certificati che attestavano la non esistenza di indagini a nostro carico. Noi abbiamo fatto così, non altri.
Nel mio curriculum politico condivido con Gianvalerio Sanna due norme: la prima è il tetto percentuale delle assunzioni degli interinali varato nella scorsa legislatura. Quante Asl lo hanno rispettato? La seconda è la norma che obbligava i manager della sanità all’equilibrio di bilancio (che è una buona disciplina per evitare il lavoro immotivato), norma abolita in questa legislatura su proposta della Giunta con me contrario.
In questa legislatura il mio Partito ha voluto il Piano straordinario del lavoro per la Sardegna, approvato recentemente nelle poste finanziarie dal Consiglio regionale. Noi pensiamo che il problema del precariato si risolva attraverso iniziative di legge, certamente attraverso quelle indicate dall’on. Sanna, ma anche attraverso le iniziative del Consiglio regionale.
Detto questo, è al corrente l’on. Sanna che è tutt’altro che stabile il quadro dei fabbisogni di personale dell’Ats? Se per esempio dovessimo prendere alla lettera la relativa delibera dell’Ats scopriremmo che anziché di 2000 nuove assunzioni si prevedono 900 esuberi. Ma le cose non stanno neanche ancora così perché è decisivo partire dai posti realmente coperti in ruolo. Ora, forse l’on. Sanna non lo sa, ma il punto di partenza per sapere quante persone servono realmente in sanità in Sardegna dovrebbero essere le regole dell’accreditamento. Eppure non vi è certezza che il piano Moirano sia stato fatto su questi presupposti. O meglio: non sono completamente chiari i presupposti che generano il Piano, al punto che è stato richiesto in Consiglio regionale che il Dg venga a riferire. Ancora: perché nelle altre regioni d’Italia il rapporto tra amministrativi e totale degli addetti è inorno all’11% e in Sardegna è stato fissato al 9%? Non si sa.
Ecco, in questo quadro incerto, in un’inaugurazione si sente il dovere di dire che si assumeranno 2000 persone e lo si dice all’apertura della campagna elettorale. Continuo a ripeterlo: è uno schifoso annuncio elettorale, perché le cose fatte bene, secondo la legge, si fanno in altro modo e in altri tempi, non sotto elezioni.