Skip to content
  • Facebook
  • Twitter
  • Instagram
  • Chi siamo
  • Contatti
  • Cookie policy
  • Login
Sardegna e Libertà

Sardegna e Libertà

  • Home
  • Politica
  • Economia
  • Cultura
  • Lavoro e impresa
  • Cronaca
  • Salute
  • Ambiente
  • Stato sardo
  • Toggle search form

Non l’abbiamo vista arrivare. La vedremo andarsene

Posted on 17 Agosto 202617 Agosto 2026 By Chiara Maestrale 9 commenti su Non l’abbiamo vista arrivare. La vedremo andarsene

di Chiara Maestrale

Una durata eccezionale In questi giorni di ozio agostano, scorrendo senza troppa disciplina notizie nuove e vecchie, mi sono imbattuta in una che celebrava la longevità di Elly Schlein alla guida del Partito Democratico. La segretaria più longeva della storia del PD, si dice. Un primato raccontato come prova di solidità, capacità di tenuta, forse persino di leadership. L’articolo che mi ha fatto fermare sul tema è dei giorni scorsi e presenta proprio la durata di Schlein come un elemento di forza della sua segreteria.

Conoscendo piuttosto bene i vizi privati e le pubbliche virtù della classe dirigente piddina, nazionale e regionale, mi ha colto per Elly un moto di umana pietà, quello che si riserva a chi ancora non sa di avere un problema serio. Infatti, se c’è una cosa che il Partito democratico ha dimostrato di saper fare molto bene, dalla sua nascita a oggi, è consumare i propri leader. Soprattutto quando diventano troppo forti, troppo autonomi, troppo ingombranti rispetto agli equilibri delle correnti e dei loro capi.

E allora, più che chiedermi come abbia fatto Elly Schlein a durare così a lungo, ho cominciato a chiedermi perché nessuno abbia ancora sentito il bisogno di farla fuori. Il dato, intanto, esiste. Prima di lei nessun segretario del PD era riuscito a completare il proprio mandato e Bersani deteneva il primato della permanenza continuativa. Schlein, eletta alle primarie del febbraio 2023 e formalmente proclamata segretaria nel marzo successivo, ha ormai superato quella soglia.

La storia del PD è del resto una piccola antologia del cannibalismo politico.

Walter Veltroni dura circa sedici mesi. Dario Franceschini meno di nove. Bersani poco più di tre anni. Renzi conquista due volte la segreteria, domina per una stagione il partito e il governo, viene sconfitto e finirà successivamente per lasciare il PD. Seguono Maurizio Martina, Nicola Zingaretti – circa due anni – ed Enrico Letta, meno di due, in una successione di segreterie, reggenze e transizioni che racconta un’instabilità impressionante per un partito nato appena nel 2007.

Naturalmente ogni caso ha la sua storia. Sarebbe troppo semplice trasformare dimissioni, sconfitte elettorali e guerre interne in altrettante prove di un unico complotto. Ma una costante emerge: il PD ha sempre avuto un rapporto difficile con le leadership che diventano più forti del sistema che le ha prodotte.

Quando un segretario accumula consenso proprio, ridisegna gli equilibri, restringe gli spazi di intermediazione o tenta di trasformare il partito, la convivenza tende a complicarsi.

È il paradosso che accompagna il PD dalle origini: alla precarietà delle leadership corrisponde una sorprendente stabilità del potere interno.

Alcuni dirigenti attraversano quasi indenni tutte le stagioni politiche, negoziano con ogni segretario e sopravvivono a ciascuno di essi. Il segretario cambia, il sistema molto meno.

E chi pensa che questa sia soltanto una patologia romana dovrebbe dare un’occhiata alla Sardegna. Infatti il PD sardo, dalla propria nascita, è riuscito a riprodurre in scala quasi perfetta lo stesso fenomeno.

Storia sarda Il primo segretario regionale è Antonello Cabras, eletto nel 2007 dopo avere sconfitto alle primarie Renato Soru, allora presidente della Regione. Lo scontro interno sulla ricandidatura di Soru lacera presto il partito e Cabras lascia la guida. Gli succede Francesca Barracciu, che resta segretaria per pochi mesi. Poi Silvio Lai, dal 2009 al 2014. Quindi Renato Soru, eletto alle primarie nell’ottobre del 2014 e dimessosi nel maggio 2016 dopo una condanna di primo grado dalla quale sarebbe stato successivamente assolto. Seguono Giuseppe Luigi Cucca, Emanuele Cani e Piero Comandini. Nel settembre 2025, a succedere a Comandini, viene scelto ancora una volta Lai.

C’è poi un particolare che rende la storia sarda persino più emblematica: nessuno dei segretari regionali del PD è mai diventato, in quanto tale, il candidato naturale alla Presidenza della Regione. Nel 2009 il candidato fu Renato Soru, che segretario del PD non era: era il presidente uscente e aveva appena determinato, con le proprie dimissioni, lo scioglimento anticipato del Consiglio regionale e il ritorno alle urne a distanza di poche settimane. Una scelta di forza che, nei fatti, lasciò al centrosinistra ben poco tempo e ben poco spazio per costruire un’alternativa alla sua ricandidatura.

E persino il precedente del 2004 racconta qualcosa. Il PD ancora non esisteva e Soru arrivò alla guida della coalizione da fuori dagli apparati tradizionali, con un proprio movimento, Progetto Sardegna: uno di quei “papi neri” che la politica sarda ogni tanto va a cercare quando non riesce a trovare al proprio interno una soluzione condivisa. Nel 2014, mentre il partito era guidato da Lai, il candidato presidente fu Francesco Pigliaru. Nel 2019, con Cani segretario, il centrosinistra candidò Massimo Zedda. Nel 2024, con Comandini alla guida del PD sardo, la scelta cadde su Alessandra Todde, esponente del Movimento 5 Stelle.

Insomma, in quasi vent’anni di storia del PD sardo, la segreteria regionale non è mai stata la strada maestra verso la Presidenza della Regione. È un dettaglio solo in apparenza. Perché racconta, forse meglio di molti congressi, la singolare natura del potere nel PD: chi guida formalmente il partito non è necessariamente colui al quale il partito è disposto ad affidare la guida delle istituzioni. Sette segretari e otto segreterie, contando il ritorno di Lai. E intorno, una geografia del potere assai meno mobile. Gli stessi nomi, le stesse aree, gli stessi mediatori che si alleano, si dividono, si ricompongono e tornano a incontrarsi nella maggioranza successiva. La stessa ricostruzione della storia del PD sardo descrive diciotto anni segnati da scontri interni e continui cambi di equilibrio. Cambiano i segretari, non le correnti e i loro capi. Vale a Roma come in Sardegna.

Il sistema immunitario Ed è forse proprio questo il punto. Il PD ha sviluppato negli anni una sorta di straordinario sistema immunitario nei confronti delle leadership che rischiano di diventare troppo autonome. Non perché qualcuno debba necessariamente riunirsi in una stanza e decidere di eliminare il segretario di turno. Sarebbe una rappresentazione infantile del potere. Il meccanismo è più sofisticato.

Un leader forte modifica i rapporti di forza. Crea vincitori e sconfitti. Restringe gli spazi di intermediazione. Rende alcune correnti e alcuni mediatori meno necessari. E quando accade, interessi che fino al giorno prima sembravano incompatibili possono improvvisamente scoprirsi accomunati da una medesima necessità: ridimensionarlo. Ed eccoci a Elly Schlein. Oltre tre anni senza una vera rivolta interna. Quasi un’anomalia.

Schlein ha certamente cambiato il linguaggio e il profilo politico del PD, spostandone sensibilmente l’asse a sinistra. Possiede una riconoscibilità propria e ha impresso al partito una linea politica molto diversa da quella di alcune segreterie precedenti. Ma non ha modificato la struttura del potere interno. Non ha rottamato le correnti. Non ha costruito un apparato personale capace di sostituirsi a quelli esistenti. Non ha imposto una nuova classe dirigente facendo tabula rasa della precedente. E, soprattutto, non ha mai costretto i maggiorenti del PD a scegliere tra lei e la propria sopravvivenza politica.

Perché dunque dovrebbero abbatterla?

Schlein, almeno finora, è sopravvissuta al cannibalismo del PD non perché sia riuscita a sconfiggerlo, ma perché, semplicemente, non è ancora stato necessario mangiarla. Ed è qui che entra in scena una delle specie politiche più longeve del Partito democratico: quella dei Franceschini. Non Dario Franceschini come onnipotente burattinaio che muove fili invisibili perché sarebbe una caricatura. I tanti Franceschini del PD sono altro: dirigenti che non hanno bisogno di essere segretari per esercitare potere, conoscono il partito, ne padroneggiano correnti e meccanismi, attraversano leadership politicamente opposte e, soprattutto, sanno aspettare. Sanno aspettare e aspettano. Perché la vera partita non è il record al Nazareno: è Palazzo Chigi.

Ed è possibile che la durata di Schlein rappresenti semplicemente il tempo di cui il sistema ha bisogno per risolvere il problema che verrà dopo: chi guiderà davvero il centrosinistra alle prossime elezioni politiche? Schlein o Giuseppe Conte? Oppure, se nessuno dei due sarà in grado di imporsi – con o senza primarie – senza far saltare il cosiddetto campo largo, una terza figura? Non lo sappiamo.

Quello che sappiamo è che il PD ha già logorato una lunga successione di leader e che, in Sardegna, ha consumato in meno di vent’anni una serie altrettanto impressionante di segretari. Le correnti, invece, hanno dimostrato una capacità di sopravvivenza incomparabilmente superiore a quella dei propri leader. È per questo che la longevità di Elly Schlein merita forse una lettura meno celebrativa.

Se nessuno sente ancora la necessità di liberarsene, potrebbe non essere perché sia diventata irresistibilmente forte. Potrebbe essere perché non è considerata pericolosa o, meglio ancora, perché è considerata funzionale. Funzionale a fare opposizione a Giorgia Meloni, a ricucire ogni volta con Conte, a tenere insieme finché possibile il campo largo, a portare il PD fino alla soglia della battaglia decisiva. Ma essere utile per arrivare fino a quella soglia non significa necessariamente essere la persona destinata ad attraversarla.

È questo, molto più del record, il dato politicamente interessante.

Nel Partito democratico la longevità di un segretario non misura necessariamente quanto potere abbia conquistato. Misura, semmai, quanto poco potere gli altri temano di perdere finché quel segretario resta al suo posto.

Partiti, Pd, Vetrina

Navigazione articoli

Previous Post: Ranucci e il giornalismo dei centauri
Next Post: Emendamento o tradimento orale?

Comments (9) on “Non l’abbiamo vista arrivare. La vedremo andarsene”

  1. Mike ha detto:
    17 Agosto 2026 alle 16:49

    Caspita! Un record di durata alla segreteria del PD. Un record 🥳 standing ovation,👏👏👏👏🫣 squilli di tromba 🎺 e via a seguire. Quello che manca è il valore aggiunto! Un segretario di partito che continua a parlare come fosse ancora alle assemblee studentesche, portando nelle attività di opposizione vuoti pneumatici senza costrutto alternativo credibile all’attività del governo, mi chiedo dove voglia arrivare. La continua ricerca dell’appoggio del papa straniero, mi viene da dire che è una cagata pazzesca. È mai possibile che i problemi non si possano risolvere in Italia? Noooooo! Illa di cui sopra preferisce andare all’estero,alla ricerca del papa straniero, per spargere melma/fango sui concittadini. Apro una piccola parentesi sull’argomento del PD. Riguarda ad una serata di musica 🪉 con chitarra 🎸 una birra 🍻🍻🍻🍺🍺 e poi 😍, dove si strimpellavano canzoni di Guccini De Andrè Gregori Battisti Battiato e tanti altri. Ad un certo momento si appalesa il segretario del pd provinciale che mi apiatrofa dicendo che non ero degno di cantare né Guccini né De Andrè perché (io) appassionato di Battisti. Gli ho risposto che se il suo obiettivo era rompere il coglioni alla comitiva poteva andare a fare in culo scappandosi a correre… standing ovation dei presenti e a seguire……. planando sopra boschi di braccia tese… lacrime agli occhi ed emozioni ancora presenti. Morale della favola il segretario di cui sopra venne eletto in regione Sardegna, durante il suo mandato non fece una beata mazza, salvo una volta non rieletto vive ancora di rendita 🤷 Tornando a bomba, la domanda sorge spontanea: qual’è il programma del campo di come cacchio si vuole chiamare (largo, stretto, santo, sperduto, brullo etc), che caspita vogliono fare, quali sono le proposte alternative al governo in essere. A quanto ho capito la sostanza è sempre la stessa: bisogna vincere per abbattere il governo in essere, poi vedremo… tipico delle assemblee studentesche. Ad maiora,!

  2. Fermaglio ha detto:
    17 Agosto 2026 alle 15:11

    Chiedo venia per il fuori tema: chiedo cortesemente alla Redazione di affrontare ed approfondire l’argomento Progetto Digital Vault Sulcis.
    Grazie, cordialità.

  3. Melania Fadda ha detto:
    17 Agosto 2026 alle 14:24

    In Sardegna la segreteria del PD sembra essere un incarico a rotazione: cambiano periodicamente i nomi, mentre chi conta davvero dimostra una sorprendente capacità di resistere al trascorrere delle stagioni politiche. Una stabilità che farebbe invidia al posto fisso degli anni Settanta. Forse il vero record di longevità non andrebbe cercato tra i segretari, ma tra quelli che riescono a sopravvivere serenamente a tutti i segretari.

  4. Medardo di Terralba ha detto:
    17 Agosto 2026 alle 12:53

    In Sardegna l’instabilità ruota attorno ad un unico perno, trattasi del sistema cabrasiano, massimo pensatore della scuola sulcitana il cui modello astronomico antonellocentrico è ideato nel seconda metà del XX secolo d.C.. Esso è immobile al centro dell’universo, mentre gli altri ruotano attorno ad Esso, inseriti in sfere concentriche. Per calcolare i movimenti apparenti dei pianeti, il modello usa cerchi detti deferenti ed epicicli.

  5. Carlo ha detto:
    17 Agosto 2026 alle 12:23

    Il famoso piano Bettini…
    La segretaria che non oscura Conte, il vero candidato alla leadership della classe dirigente dell’attuale PD

  6. Antonio ha detto:
    17 Agosto 2026 alle 10:47

    Anche nella grammatica politica serve individuare un soggetto, un verbo e magari dei complementi.
    Stando al soggetto ….ma il PD…. cos’è? Che dimensione sociale rappresenta? Tra correntine e correntoni ancora esistenti….tra inaffondabili cacicchi…tra riformisti sfigati e cattocomunisti in cerca di spazi di candidatura ecc.
    Parlando del predicato verbale mi chiedo…..che azione svolge il PD? Cosa fa? Che futuro e che visione incarna? Insegue la rivolta sociale di Landini? Le virate filo putiniane di Conte? Vuole la difesa dell’ Europa con le fionde e le cerbottane? Vuole accogliere tutti i migranti e chi se ne frega se c’è li portano i trafficanti di essere umani….. tanto, una volta che son qui…ormai son qui!
    Lasciamo perdere i complementi.
    L’unica cosa certa del PD è la sua insaziabile attrazione verso il potere. Non è poco . E pur di abbeverarsene accetta anche condizioni di subalternità. Per vincere serve Conte? Tutti con Conte!!! A noi molti ministri e soprattutto il Presidente della Repubblica!
    Finirà così.

  7. Paola ha detto:
    17 Agosto 2026 alle 09:01

    La parte più interessante dell’articolo, a mio avviso, è proprio quella che va oltre il “record” di Schlein: la longevità di un segretario non coincide necessariamente con la sua forza politica. Quindi oggi la prova per Schlein non è più la sopravvivenza interna, ma la capacità di trasformare il consenso del PD in una leadership riconosciuta dell’intera coalizione, dimostrare che ha l’autorevolezza di trasformare la permanenza alla guida del partito nell’ opportunità di indicare la direzione politica dell’intero centrosinistra.

  8. Renato Orrù ha detto:
    17 Agosto 2026 alle 08:01

    …splendido articolo. Manca forse un dettaglio che, se fosse vero sarebbe drammatico per il PD continentale…(quello Sardo è Federato con quello Italiano … ) . La Schlein occupa un posto che Nessun Altro vuole , nemmeno il suo ex presidente Bonaccini. Nessuno vuole porsi come leader del maggior partito di opposizione alla Meloni (altra longeva )… non conviene . Mentre conviene una come Elly, che non è del PD , che può fare opposizione anche inutile, che può dire, fare e disfare che tanto Nessuno (dei capi corrente -ndR )la prende sul serio. D’altronde stanno all opposizione con pezzi del RestodelCampoLargo di cui farebbero volentieri a meno. E soprattutto perche SANNO che non vincerebbe comunque le Elezioni . Se poi dovesse per qualche fortuito caso VINCERE sicuramente il PD gli bloccherà qualsiasi idea di diventare PREMIER … basterebbe un Congreso Straordinario e tanti saluti … d’altronde c’è già da troppo tempo e serve Gente Nuova .

  9. Paolo1 ha detto:
    17 Agosto 2026 alle 07:46

    Un ottimo riassunto della vicenda del PD, nazionale e sardo, è quello proposto da Chiara Maestrale: una lunga successione di segretari, correnti, reggenze e contrapposizioni interne che restituisce l’immagine di un partito segnato da una forte instabilità, da lotte di potere che producono soltanto frammentazioni e da una scarsa volontà di vero cambiamento.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Cerchiamo collaboratori. No perditempo (leggere bene)

Il tuo testamento parla di te

Ti prometto che crescerai

Cagliari, 27-30 aprile 2025

Racconta una storia sarda

Racconta una storia sarda

Vent’anni di Sardegna e Libertà, Nuoro, 21 luglio, ore 18:30

Racconta una storia sarda

Ultimi commenti

  • Paolo Maninchedda su Segnali di fascismo
  • Ariovisto su Segnali di fascismo
  • giuseppe maria mulas su Segnali di fascismo
  • Pietro Zanarini su Perché noi sardi siamo così tragicamente invidiosi?
  • Antonio su Segnali di fascismo
  • Alessandro su Segnali di fascismo
  • Stefano Locci su Segnali di fascismo
  • aldo su Segnali di fascismo
  • Antonio Pili su Segnali di fascismo
  • Paolo Maninchedda su Segnali di fascismo
  • A su Segnali di fascismo
  • Paolo1 su Segnali di fascismo
  • giuseppe maria mulas su Appropriazione indebita di sardismo
  • Zulio su Appropriazione indebita di sardismo
  • Mario Pudhu su Appropriazione indebita di sardismo

Nuove province per nuovi disoccupati eccellenti

Nuove province per nuovi disoccupati

Sardegna e Libertà si ispira culturalmente ai valori di libertà, giustizia, sostenibilità, solidarietà e non violenza, così come essi sono maturati nella migliore tradizione politica europea.

Sardegna e Libertà – Quotidiano indipendente di informazione online

Registrato il 7 novembre 2011 presso il Tribunale di Cagliari. Num. R.G. 2320/2011 – Num. Reg Stampa 8
Direttore responsabile Paolo Maninchedda

Copyright © 2022 || Sardegna e Libertà ||

Powered by PressBook Blog WordPress theme

AUTORIZZAZIONE ALL'USO DEI COOKIE. La legislazione europea in materia di privacy e protezione dei dati personali richiede il tuo consenso per l'uso dei cookie. Acconsenti? Per ulteriori informazioni visualizza la Cookie Policy.