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Ranucci e il giornalismo dei centauri

Posted on 16 Agosto 202616 Agosto 2026 By Paolo Maninchedda 13 commenti su Ranucci e il giornalismo dei centauri

Il caso Ranucci sta rivelando qualcosa che va molto oltre Ranucci. Del direttore di Report emergono aspetti personali discutibili, a cominciare dall’imprudenza di certe frequentazioni. Ma dietro di lui sta venendo alla luce soprattutto il clima ipercompetitivo e ormai quasi bellico nel quale vive il giornalismo italiano.

La domanda che sembra scomparsa è la più semplice: che cosa è vero?
Al suo posto ne è arrivata un’altra: a chi giova?
Il giornalista viene arruolato in una fazione e acquista credibilità se colpisce bene quella avversaria. L’inchiesta diventa un’arma, l’errore dell’amico una distrazione, quello del nemico una prova del sistema.

Ranucci da questa vicenda non sta uscendo benissimo. Ma non stanno facendo una figura migliore Paolo Mieli o il direttore di Repubblica, Stefano Cappellini, e certamente non la fanno Libero, Il Giornale e La Verità quando tentano sfacciatamente di utilizzare Lavitola per trascinare nel fango l’intero giornalismo d’inchiesta di sinistra. Anche questa è militanza travestita da informazione: cambia la fazione non lo spirito.

La crisi di Report può allora diventare una buona notizia, se segnerà la crisi di un metodo, quello del giornalismo costruito sul montaggio, sull’accostamento insinuante, sul testimone debole al quale viene affidato il peso di una tesi già confezionata.
È questo metodo ad aver fatto carne da macello del dottor Roberto Rigoli per colpire Zaia sulla gestione della pandemia. L’inchiesta giudiziaria si è appena conclusa con l’assoluzione perché il fatto non sussiste. Eppure Andrea Crisanti, dal cui esposto quella vicenda prese le mosse, resta curiosamente fuori dal campo della sconfitta, nonostante sia stata smentita proprio l’appropriatezza del luogo in cui l’esposto è stato depositato, la Procura. Non era roba da Procura e non sembra essere stato un caso aver portato in Procura una questione tutta scientifica e senza reati.
Perché allora la Procura?
Perché l’avversario è il nemico e, secondo Report, l’amico del mio nemico è mio nemico, perché, per quanto paradossale possa sembrare, la Procura serviva a rendere il fatto un caso, e il caso, un motivo per la trasmissione.
Rigoli ha portato Report a processo per essere stato processato e condannato fuori dal processo, ma proprio in ragione del processo.
È lo stesso metodo belluino e bellicista che ha prodotto il terribile caso Minetti: quando il testimone è fragile, la televisione può renderlo fortissimo per una sera, pur di colpire il nemico, e lasciarlo poi solo per tutta la vita. Tralascio di parlare del Fatto Quotidiano per non estendere l’analisi dal paziente ai parenti.

Il problema non riguarda dunque solo Report.
Riguarda un giornalismo che ha smesso di considerare la verità come un limite anche per la propria parte. Riguarda i giornalisti che si propongono ai lettori e agli ascoltatori come indipendenti e inattaccabili e che invece conducono, per amore del lusso e del glamour, una vita attaccabilissima, fatta di alberghi offerti gratis (ne conosco una che viene a Cagliari ospite perenne di un albergatore televisivamente ripagato), di vacanze in barche noleggiate e non pagate in compagnia di magistrati, di ospitate in resort di lusso (quando ero consigliere regionale, mi opponevo alla costruzione di un albergo sulla spiaggia in una zona che conoscevo illibata sin da quando ero bambino; poco prima del voto che autorizzò la costruzione, mi si propose di dialogare amabilmente con l’albergatore…… rifiutai), di integrazione nei salotti (in Sardegna, salottini) dove profumi dozzinali coprono le secrezioni acide della pelle di serpenti mascherati da esseri umani. È in questi ambienti che si diventa cinici e violenti.
Lo abbiamo visto ancora una volta durante il referendum sulla giustizia: si voleva far cadere il governo e si è evocata la Resistenza pur di non parlare del potere più fuori controllo che l’Italia possa annoverare. Chi non era d’accordo, era fascista.

Machiavelli indicava nel centauro l’immagine adatta al potere: metà uomo e metà bestia, perché chi governa deve saper usare insieme la ragione e la forza. Era il realismo di chi aveva accettato il male come materia inevitabile della politica. Dante aveva un’idea diversa. I centauri li aveva messi all’Inferno, a sorvegliare i tiranni immersi nel sangue che loro stessi avevano fatto scorrere.

Il giornalismo di fazione sta facendo qualcosa di peggio: sta trasformando in centauri i lettori. Persone ragionevoli, prudenti e garantiste quando viene colpito uno dei propri diventano feroci, sommarie e vendicative quando sul banco degli imputati finisce un avversario.

Se la crisi di Report contribuirà a interrompere questa metamorfosi, sarà salutare. Non abbiamo bisogno di giornalisti meno combattivi. Abbiamo bisogno di giornalisti che, prima di scegliere contro chi combattere, scelgano di non mentire a se stessi.

Giornalismo, Politica, Vetrina

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Comments (13) on “Ranucci e il giornalismo dei centauri”

  1. Vittorio Murgia ha detto:
    17 Agosto 2026 alle 18:24

    Uno studio europeo ha stabilito che nel nostro Paese vi è una grave anomalia: popolo a maggioranza di centrodestra, ma stampa e tv (soprattutto stampa) collocata a sinistra con maggioranza “bulgara”. Se togliamo La Verità,Il Giornale, Libero e Il Tempo, il centrodestra non ha altri quotidiani di riferimento. Sul Fatto Quotidiano, lo considero il peggiore del lotto. Ed è tutto dire, se consideriamo la pochezza della stampa attuale. Stampa di regime, che sembra infischiarsene sia dei Lettori, sia di ricercare la verità. Da sardo, stenderei un velo pietoso sulla stampa “di punta” locale.

  2. Mike ha detto:
    16 Agosto 2026 alle 18:52

    Sono sempre stato allergico a certo tipo di giornalismo; quello che spara a caratteri cubitali un’ipotesi ma, entrando nell’articolo/servizio, alla fine del film lascia solo fumo e supposizioni. Si lanciano nell’etere supposizioni e allusioni titillando il giustizialismo spinto senza chiarire quale sia veramente sia il reato sia l’ipotesi di reato. Quello che mi gira i coglioni è la situazione che, dopo montagne di fango sparato ad alzo zero contro una persona e/o contro una istituzione, detti lanciatori non solo non chiariscono ma neppure si scusano del danno creato. Un esempio: capita che nella prima pagina di certi gionali utili all’uopo(melma nel ventilatore) sia lanciata una notizia ad effetto-fango che poi rimanda a pagine interne; al novanta per cento l’articolo interno non c’entra una cippa con il titolo cubitale, però intanto i caratteri cubitali hanno fatto il loro effetto; il lettore si ferma lì e rilancia la notizia via web. Ancora, viste le statistiche dei sedicenti reportage, orientate costantemente su una parte politica,possibile che le magagne siano sempre monocolore? Dal mio punto di vista, il giornalismo d’inchiesta serve non solo per aiutare le istituzioni ma anche per offrire un corretto punto di vista ai cittadini; diversamente siamo allo sciacallaggio menzognero stile unione sovietica (racconta più menzogne possibili, alla fine quelle diventeranno verità)! Ad maiora!

  3. Frank Mallocci ha detto:
    16 Agosto 2026 alle 16:05

    Ranucci ha fatto danni enormi ma limitati alla politica. Ben più gravi i danni quotidiani dei strapagati giornalisti del Corsera che inventano il presente e reinventano il passato passando con enorme disinvoltura dalla storia alla letteratura alla filosofia per approdare infine alla Scienza darwinista che tutto spiega. E questi non sono dei dilettanti come Ranucci ma straordinari agenti del caos travestiti da intellettuali.

  4. Zia Caterina ha detto:
    16 Agosto 2026 alle 13:51

    “Il nemico del mio nemico è mio amico” mi ripugna, infatti menzus sola chi male acumpanzada

  5. Antonio ha detto:
    16 Agosto 2026 alle 12:43

    https://www.facebook.com/FdI.paginaufficiale/?locale=it_IT
    Fateci capire, il metodo Report vale solo per gli avversari? – Secolo d’Italia
    https://www.ilfoglio.it/il-foglio-ai/2026/08/14/news/il-metodo-ranucci-spiegato–404799

  6. Daniela ha detto:
    16 Agosto 2026 alle 12:26

    Tutto giustissimo ,ma un certo modo di fare giornalismo non cambierà mai perchè la sinistra sa bene che non riuscirà mai a vincere regolari elezioni e continuerà a cercare di arrivare al potere con questi espedienti ,esattamente come nulla è cambiato nella magistratura nonostante le rivelazioni di Palamara.

  7. Stefano Locci ha detto:
    16 Agosto 2026 alle 12:18

    Egregio, parliamo di giornalismo? Quale?
    Giornalismo definizione: raccolta delle notizie, cercare e scoprire fatti veri che succedono nel mondo.
    Giornalisti? Quali? Biagi, Fallaci, Montanelli? Dov’è il giornalismo oggi? A parte la diffusa ignoranza della lingua italiana (basta sentire i corrispondenti televisivi ….) una cosa è raccontare i fatti, ben altra è esporre la propria interpretazione dei fatti medesimi. E qui mi torna in mente le medesima metodica del nostro sistema giudiziario che le leggi (i fatti costituenti reato) li interpreta a seconda della convenienza. Sarà un caso che larghissima parte del giornalismo nostrano vive come le zecche sulla pelle del sistema giudiziario? Di tutto ciò cosa si salva? Poco o nulla. Viviamo immersi nella propaganda e non sempre si riesce a capire quali siano i fatti veri. Saluti.

  8. Lorenzo ha detto:
    16 Agosto 2026 alle 10:32

    Maninchedda arruola Dante per il secondo giorno di seguito….
    Al terzo gli pagherà i contributi… 😂

  9. Pulce con la tosse ha detto:
    16 Agosto 2026 alle 10:17

    Concordo, eccetto sulla speranza che questa crisi possa far sì che cambi qualcosa nel mondo dell’informazione.

    L’unico commento che mi ha veramente colpita su questa squallida vicenda l’ha fatto Carlo Freccero il quale, parlando con Dagospia, ha sviluppato un ragionamento che porta a questa conclusione: “Se Lavitola è massone e ha rapporti con i poteri ‘forti’, ma diviene l’agenda del programma di inchiesta sul potere, significa che anche l’opposizione è gestita dal potere”.
    Se ne ricava che la democrazia e l’informazione non hanno consistenza reale.
    Forse è sempre stato così, ma prima ci permettevano almeno di illuderci (ovvero: erano più bravi a coprirsi) ora, che tutto viene prima o poi a galla e ed esposto allo sguardo dell’opinione pubblica, non resta alcun margine neanche all’illusione.

  10. Mario Pudhu ha detto:
    16 Agosto 2026 alle 10:11

    … in d-una inciviltade de gherra, pro chie b’istat, trassas e fàulas sunt sa régula e sa veridade est sa fortza de sos leones prus leones pro bìnchere a tutti i costi.

  11. Renato Orrù ha detto:
    16 Agosto 2026 alle 09:55

    ..la vedo dura per il giornalismo italiano in generale … e per Report in particolare . D’altronde de non si sta al 56° posto nella classifica mondiale sulla libertà di stampa (Reporters sans frontières RSF -2026 ), peraltro 7 posti persi rispetto al 49⁰ del 2025. E la classifica non prende in considerazione la qualità dei contenuti …altrimenti sarebbe pure peggio. Ad ogni modo c’è una parte comica che va rilevata : RAIU 3 non può chiudere e cestinare il format di REPORT ne sostituire Ranucci con il primo che passa … . Che c’è La7 pronta a piazzare Report subito dopo la Gabanelli … ogni giorno un goccio di REPORT … a poco poco…. e piano piano.

  12. Andrea Paganini ha detto:
    16 Agosto 2026 alle 09:35

    Grazie!
    E ricorderei – a proposito di Sardegna – che Report, partecipando a una campagna di OMISSIS senza precedenti (altrimenti detta OMISSIS mediatico, OMISSIS) ha diffuso ignobili OMISSIS contro un uomo innocente, in card. Becciu: https://andreapaganini.ch/CASO_BECCIU_MORO.html
    Ma la verità non muore mai.

  13. Claudio ha detto:
    16 Agosto 2026 alle 08:59

    La “demonizzazione” del nemico funziona così per tutti. Quando la Raggi era Sindaco di Roma, un giorno sì e l’altro pure c’erano servizi apocalittici sulle buche e Roma era un disastro. Ora c’é Gualtieri e le buche sono rimaste, ma i servizi e gli articoli sui giornali… spariti. E ora Roma è bellissima, tra poco con l’inceneritore lo sarà ancora di più.

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