Questo è il resoconto della seduta mattutina del consiglio regionale della Sardegna del 12 agosto scorso, la penultima prima della chiusura. Era già vigente l’accordo tra maggioranza e opposizione per approvare la variazione di Bilancio entra la serata dello stesso giorno.
Richiamo l’attenzione sull’intervento-emendamento dell’on. Roberto Deriu, capogruppo del Pd, che inizia alla pagina 24 e finisce alla pag. 26.
Viene qualificato dal relatore come un emendamento orale, cioè una forma correttiva così eccezionale da non essere contemplata dal Regolamento consiliare. È sempre stata usata per correggere refusi, imprecisioni, contraddizioni tra il testo in approvazione e testi già approvati, insomma per restauri e rettifiche, non per disposizioni articolate e complesse.
L’emendamento Deriu è un emendamento orale monstre del valore di circa 40 milioni, con interventi vari sullo sport e la cultura che nascondono e mischiano misure strutturali con favori e favorini a Tizio e Caio.
Quaranta milioni di euro non sono una correzione.
Sono una scelta politica e, come tale, dovrebbero avere un testo scritto, un’istruttoria, un dibattito pubblico, un confronto in Commissione e un voto consapevole. Poiché gli emendamenti orali possono essere discussi a patto che siano ammessi con voto unanime del Consiglio, evidentemente Deriu ha nutrito sia la maggioranza che l’opposizione.
L’opposizione aveva denunciato poco prima il «mercato» degli emendamenti orali, ma non ha preteso il deposito dei testi né impedito che il metodo producesse i suoi effetti. Denunciare una pratica e poi lasciarla passare significa concorrere alla sua normalizzazione. Viviamo in questi tempi ignobili. Dopo la lettura di numerosi emendamenti sempre orali, l’assessore al Bilancio ha addirittura chiesto una sospensione perché occorreva «verificare tutte le coperture». La seduta è ripresa otto minuti dopo. Otto minuti per controllare una lunga serie di nuove spese. Non è istruttoria: è ratifica dello schifo.
Il problema, in Sardegna più che altrove, è sempre lo stesso: non si sa cosa sia lo Stato e lo si confonde con la politica.
Lo Stato non è soltanto l’ordine del potere, è la sua forma, che è sostanza, perché è la forma che distingue le dittature dalle democrazie liberali. Lo Stato, nei regimi liberali, è procedura, trasparenza, responsabilità, ordine verificabile delle decisioni. Quando una legge di bilancio viene modificata attraverso disposizioni milionarie dettate in Aula, ripeto, “dettate”, la legge non è più il risultato visibile del confronto democratico: diventa la trascrizione di accordi conclusi altrove. E l’emendamento orale diventa un tradimento orale della decenza e della forma della libertà.
Con quale qualità legislativa?
Prendiamo il dato più rilevante dell’emendamento Deriu: una spesa di 15 milioni per «l’acquisizione, la rigenerazione, l’ampliamento e il completamento di impianti e strutture sportive» per i comuni sopra i 100.000 abitanti (in Sardegna solo Cagliari e Sassari) e per le aree metropolitane (sempre aree di Cagliari e Sassari). Nessuna attenzione specifica per le zone interne, rurali e periferiche, quelle che si spopolano.
Ma c’è di più. Potranno ricevere i finanziamenti soltanto gli enti che, al momento dell’approvazione della legge, abbiano già adottato un piano di interventi. I criteri di selezione saranno però stabiliti successivamente dalla Giunta regionale. Il procedimento è rovesciato: prima si individuano gli enti potenzialmente beneficiari e si conoscono i loro progetti; dopo si scrivono le regole per distribuire il denaro.
Non significa che i criteri saranno certamente costruiti su misura. Significa che la legge ha creato le condizioni perché possano esserlo. La norma non stabilisce priorità, quote territoriali, livelli di progettazione, parametri di urgenza o garanzie per i territori svantaggiati. Autorizza la spesa e demanda alla Giunta tutto ciò che dovrebbe dare sostanza e imparzialità alla decisione legislativa. Il bando per la piscina di Farcana del Comune di Nuoro sta facendo scuola.
Cosa capiamo? Che la spartizione privatizzata del Bilancio regionale ormai avviene senza alcun riguardo a motivazioni, procedure, giustificazioni, imparzialità e legalità.
Siamo all’osceno esibito.
Se i partiti avessero ancora un minimo di qualità culturale e democratica al loro interno, di questi masnadieri che compongono oggi il Consiglio non ne ricandiderebbero manco uno. La sfacciataggine sembra richiamare l’urgenza di misure radicali, in modo che nella prossima legislatura passi il lanciafiamme anche negli angoli per liberare le istituzioni da vocazioni razziatorie e parassitarie.

la domanda è: c’è un modo far terminare questo ormai annoso scandalo?
L’abbiamo sempre confidenzialmente chiamato Robertino, dopo questo emendamento lo chiamerò ROBERTONE.
“Alla faccia del bicarbonato di sodio” (Grande Totò dixit)! Questi continuano a farne, non solo di cotte e di crude, ma anche a cavallo e a piedi! Dove caspita sono finite le folle urlanti infestanti vaffanculanti scatole-aprenti (,ma quanto è buono il tonnooooo a tonnellate, che manco la marmellata). Paghiamo un solenne vaffanculo di tasse e poi dove fanno a finire i nostri soldi? Spramminati come il granone ai ruspanti dell’aia e chi magna magna, e a chi tocca tocca! E vabbè dai, il costo del tonno è aumentato, tengo famiglia e figli figliastri nipoti amici patenti e conoscenti (che cosa c’entra? Boh niente! Tanto per aggiungere pane al brodo). Puccigatz, che schifezza vedere tradotto nella realtà il detto “io sono io, voi siete un cazzo”; “alla faccia del bicarbonato di sodio” di cui sopra. Ad maiora,!
Prof tutti a lamentarci poi andiamo a votare e rivotiamo gli stessi partiti e stesse persone sia di Maggioranza che opposizione e tutto per una promessa di lavoro
Un tempo l’alternanza portava la speranza di liberarsi di scelte politiche pessime. Oggi sappiamo con certezza che l’alternanza determina solo il cambio di chi si siede a bsnchettare al prossimo giro succhiando questa nostra terra fino al midollo.
Il parassitismo ha sostituito la Politica attrezzandosi con cura, scegliendo la faccia bellina “nuova e pulita” da esibire, per vincere e ripagare il carrozzone elettorale. Eh già, bisognerebbe azzerare tutto e tutti e ripartire da capo ma questo rimane utopia. Le mance servono a mantenere i servi. E i servi non hanno troppa fame.
Questo gravissimo “episodio” (che tanto episodico non è, e per la cui divulgazione dobbiamo tutti ringraziare questo blog) di sfregio sfacciato delle regole democratiche e della buona amministrazione dimostra la sostanza umana e culturale del protagonista e dei suoi sodali.
Il retropensiero è chiarissimo: io sono io, e voi non siete un cazzo.
Non riesco neanche a commentare questo articolo che descrive una realtà di cui forse non si completamente contezza, la politica regionale sarda si specchia in quella parlamentare italica, non esiste destra o sinistra, esiste il neo feudalesimo con a capo Conzu Mandrone(s) , spartizione concordata mentre l’elettore medio si incazza nei consueti ruoli ” destra vs sinistra” e viceversa, nel mentre la Sardegna non è mai stata peggio amministrata
Aiutoooo…… sistema OMISSIS
/clientelare assoluto…….
No isco si is amministradores de is bidhas (mortas, morindho, candhidadas po mòrrere e fintzes àteras, ma bidhas) ischiant o ant ischìpiu custa porcheria (si funt in sa porcilaia) e si cumprendhent su chi bolet nàrrere, assinuncas mancari iant cumpréndhiu chi custa legislatura deghessete, nùmeru disgratziau, no est sa legisladura de “Vaffa” truncadu, ma própiu de Vaffanculo (si licet…, ma ei, giai licet, licet!) nau e cunfirmau “papale papale” (de cale pappa?).
E si s’Istadu (altrimenti detto, inoghe, sa R.A.S.) «non è soltanto l’ordine del potere, è la sua forma, che è sostanza, perché è la forma che distingue le dittature dalle democrazie liberali. Lo Stato, nei regimi liberali, è procedura, trasparenza, responsabilità, ordine verificabile delle decisioni.» in Sardigna semus a «Le Roi c’est moi!», semus a livellu de re Sole, de reis SOLI, totus reis, reucci. O est unu regnu cun imperatrice? O non c’è ne capo ne coda, est a chie si ndhe faet, deasi che in sa gherra?