Informazione, Politica

La Nuova Sardegna: dacci oggi la nostra paura quotidiana

Oggi La Nuova Sardegna fa una scelta incredibile rispetto alla sua storia democratica.
La foto notizia della Prima pagina – quindi lo spazio su cui il giornale richiama di più l’attenzione del lettore – è una foto di migranti, con bagagli e bambini in braccio.
Il titolo: “Macomer contro il centro migranti. Bomba sociale“.
Nell’occhiello, in bianco su sfondo ocra (cioè leggibile solo da vicino):
Un comitato chiede al sindaco di fare retromarcia“.
Sotto, nel sommario, queste parole: “Non porterà lavoro e sarà una bomba sociale in un territorio in ginocchio che supplica da tempo risposte per il rilancio economico”. A Macomer è stato costituito un Comitato contro l’apertura del Cpr (Centro permanente rimpatri). Al sindaco Antonio Succu viene chiesto di fare retromarcia su «una decisione scellerata».
Commentiamo questo capolavoro di manipolazione del lettore.
La posizione di un comitato diviene oro colato e promossa a notizia accertata a tal punto da strappare il titolo di apertura del giornale. D’ora il poi La Nuova Sardegna dovrebbe coerentemente promuovere in prima pagina le posizioni di ogni comitato che nasce.
A Macomer non ci sono migranti in giro per le strade, non ci sono né furti né scippi realizzati da questi sventurati, però la foto notizia lega Macomer ai migranti.
Al sindaco di Macomer, in termini di spazio, in prima pagina viene dedicato lo 0,5%, e all’interno una replica in taglio basso.
All’interno la foto è di uno sbarco di migranti su una spiaggia; Macomer ha tante bellezze, ma non il mare.
Questo è un modo sofisticato di costruire una fake news. Non è la prima volta che accade. Campagne di stampa unilaterali sono finite in dossier giudiziari e le persone per bene coinvolte stanno aspettando di poter finalmente chiedere conto nelle sedi opportune delle falsità dichiarate, diverse e peggiori di quelle pubblicate.
Un tempo i giornalisti cercavano le fonti della notizia.
Nell’articolo non viene citata alcuna fonte rispetto al fatto, cioè all’istituzione di un Centro Permanente per rimpatri: non una norma, non un cenno alla corrispondenza intercorsa, non un rinvio ai verbali delle riunioni svolte.
Diviene invece un fatto la posizione del Comitato che il giornale sceglie di valorizzare con la Prima pagina e un servizio all’interno, non verificando alcunché di ciò che il Comitato dice, ma scegliendo di amplificarlo.
Un Centro permanente rimpatri è un luogo di reclusione, non di soggiorno. Non c’è il minimo dubbio su questo.
Non vi è il minimo dubbio sul fatto che un Cpr è un luogo controllato, disciplinato e presidiato, a differenza dei luoghi di transito e di accoglienza che a Macomer e nel Marghine non si faranno per scelta unanime dei sindaci che hanno optato per un modello di integrazione diffuso, più gestibile, più controllabile, più integrante.
Non vi è il minimo dubbio che la riapertura del carcere trasformato in Cpr produrrà lavoro e anche in una misura rilevante, proprio perché è un luogo di detenzione per il quale occorre garantire tutti i servizi, non solo quelli della vigilanza. Non produrrà residenza, perché è appunto un luogo di permanenza provvisoria in vista dei rimpatri.
Ma detto questo, può sempre capitare di sbagliare un approccio giornalistico.
Il problema è un altro ed è il servizio pubblico che l’informazione svolge. Quando un giornale autorevole fa queste scelte, deve sapere che sceglie la strada percorsa in Italia e in Europa da tanti (ma non da tutti e non dappertutto in maggioranza, anzi!) di non informarsi e di non informare, ma solo di costruire paure, di ingigantirle, di dar corpo ai mostri che hanno portato l’Europa a scrivere le pagine peggiori della sua storia.
Un lettore comune di Macomer, e non solo di Macomer, oggi tornerà a casa convinto di avere il nemico alle porte, di essere assediato da delinquenti, di essere privato delle sue possibilità di lavoro. Invece la realtà è che non c’è nessun delinquente alle porte, non c’è nessuna minaccia, c’è la possibilità di svolgere un servizio regolato e disciplinato, che produce lavoro e sostenibilità, e che colloca un paese in modo positivo dentro la risposta civile a una strage immane che si sta svolgendo sotto i nostri occhi nel Mediterraneo. Non si dica che queste sono posizioni estremiste; sono le posizioni anche del Papa, ignorate dai molti cattolici che pontificano senza essere pontefici dalle colonne dei giornali sperando che la paura generi un voto in più per loro; sono posizioni semplicemente di buon senso, che generano civiltà, lavoro e buona cittadinanza.