Politica

La natura e le firme

alluvioneIeri i vigili urbani di Olbia hanno individuato un tappo di detriti in un canale del quartiere Bandinu. Si tratta di uno di quei tappi che, dinanzi a un’alluvione, possono scatenare un finimondo.
Ieri un consigliere regionale mi ha aggiornato sulla drammatica situazione di Seulo, Esterzili e Gadoni, senz’acqua da mesi.
Dinanzi a tutto questo, io ancora non posso firmare alcun atto, perché non ho giurato.
È un piccolo esempio di sfasamento temporale tra l’urgenza delle cose e i tempi burocratici. Qualsiasi decisione in molti Stati, europei e no, è una procedura, non una decisione; necessita infatti del concorso di più soggetti. Questa ragnatela di micropoteri chiamati a formalizzare una scelta, nata per rendere democratico e  partecipato uno Stato, sta in realtà consumando la fiducia negli stati. In fin dei conti, il decisionismo verbale di Renzi, che scopo comunicativo ha se non quello di supplire verbalmente – tentando così di suscitare fiducia e consenso – alla lentezza dell’azione dell’Amminsitrazione pubblica?
D’altra parte, qualsiasi iniziativa rapida, che volesse saltare qualche passaggio, si esporrebbe a interventi certi della magistratura contabile o penale.
Provo anche a immaginare uno dei tanti ostacoli prossimi venturi. Ieri il Presidente della Cassa Depositi e Prestiti, ha annunciato per luglio il pagamento di una tranche consistente dei debiti della Pubblica Amministrazione. Non è dato ancora capire come, ma è evidente che comunque il pagamento inciderà in qualche modo sul patto di stabilità. Se il Patto della Regione Sardegna non verrà adeguato al volume delle entrate derivante dall’art. 8, l’efficacia dell’intervento della Cassa Depositi e Prestiti sarà inferiore rispetto a quello che potrebbe invece essere.
Questa matassa non si dipana col solo esercizio della volontà. Serve una motivazione che attraversi le persone che formano, loro malgrado, il nodo dove tutto si perde. Serve una burocrazia e un ceto politico che si sentano parte della costruzione dello Stato, che vogliano provare la soddisfazione della trasformazione profonda della realtà, piuttosto che la frustrazione della distanza tra i desideri e la concretezza dei problemi. Insomma, il problema è l’anima della squadra, prima di ogni strategia agonistica. Una squadra dove i giocatori dicono che esistono problemi anziché risolverli o proporre soluzioni praticabili è una squadra da cambiare. Una squadra dove i tempi delle decisioni sono in ritardo di mesi rispetto ai tempi dei problemi è destinata a trovarsi di fronte alle rivolte sociali in men che non si dica.