Politica

Il governo e la politica

sonnoGiornata di ieri: ciclo continuo, 10.00 – 20.00, chiuso in Viale Trento. Che cosa si capisce?
Si capisce che il rischio dell’isolamento da incombenze di governo (o di Palazzo) è alto.
Pigliaru vuole una Giunta ‘aperta’, cioè raggiungibile e dialogante. Io ieri non riuscivo materialmente a rispondere al telefono (che è uno strumento che già a me non piace perché è tuttaltro che privato, cioè è ascoltato da mezzo mondo). Il problema esiste: come mantenere vivi e attivi la partecipazione, il dialogo, l’elaborazione, la varietà degli apporti e, contemporaneamente, lavorare seriamente sui dossier, sugli obiettivi, sui risultati? Come comunicare che per me lavorare su mille cose è sempre un’esperienza di costruzione di uno Stato, secondo il programma culturale e politico che anima il mio partito? Come far partecipare (e così trasferire cultura di governo) gli aderenti e i simpatizzanti del partito (e non solo del partito) a questa esperienza, in modo da diffondere competenze e cultura di governo? L’unica strada iniziale è almeno pianificare il tempo e dedicare esplicitamente uno spazio settimanale  al confronto e al dialogo esterno al palazzo. Lo farò.
Ancora: convegni e dibattiti. Che fare? Se si sta molto in giro a chiacchierare, si sta poco sulle cose; se si si sta molto sulle pratiche, si paga lo scotto di non essere capiti da nessuno. Per cui, anche in questo caso, misura: qualche convegno è utile, tutti sono dannosi.
Già da ieri è emerso uno degli aspetti più duri dell’azione di governo: valutare e decidere sull’operato altrui. È necessario, ma è anche un’attività che richiede serietà, attenzione e un minimo di tempo per farlo con scrupolo. Non mi piace lo sport italico dello scaricabarile. Il diritto è il diritto: per capire bisogna far emergere chiaramente le responsabilità, sanzionare le colpe, correggere gli errori. Colpire alla cieca a me non piace. Il mio dovere è risolvere problemi, produrre sviluppo. Per farlo serve che il quadro sia chiaro e non nebuloso, serve che le procedure siano ricondotte a identificabili centri di responsabilità, serve che non ci siano burocrazie sovrapposte; serve decisione, persuasione, motivazione e controllo.
Insomma, sono tornato a casa e alle 21 ero già nelle braccia di Morfeo..